a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

Come partecipare

Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.

Contatore

a me mi è stato detto
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sabato, 08 agosto 2009
Veleno

Cominciamo con la quarta di copertina:

"Veleno è sempre stata una ragazza decisa e testarda, e non ha paura di nessuno. Cosi quando la sorellina Azalea viene rapita per ordine del Signore delle Fate, Veleno non esita un istante e parte per andarla a cercare. Sul suo cammino oltre la palude impenetrabile incontrerà cacciatori erranti, spaventosi enigmisti e streghe mangiaossa. Ma la creatura più spaventosa e potente è il Gerofante, colui che racconta la storia degli esseri umani e delle creature del mondo fatato. Ma in cosa consiste il suo potere? Scrive ciò che è accaduto o ciò che scrive... accadrà?"

Quando l'ho letta non mi sono entusiasmato più di tanto. Mi è sembrato il solito classicissimo racconto in cui si parla di una ricerca che presumibilmente si concluderà con un lieto fine.
Anche le prime pagine del libro sembravano darmi ragione, ma, all'improvviso, il ritmo è aumentato e la storia è decollata in maniera imprevedibile.
Alla fine della lettura sono rimasto piacevolmente sorpreso e soddisfatto, essenzialmente per due "motivi".
Il primo è lo svolgersi della ricerca in mondi paralleli, ognuno dominato da una razza.
Il secondo è il destino della protagonista, che si rivelerà ben diverso dalla riconquista di una bimba  smarrita e da un lieto ritorno alla  casa natia.
Se poi diciamo che la scrittura (merito anche dell'ottima traduzione) è scorrevole e sempre di immediata comprensione.
Allora si può concludere consigliando la lettura di quest'opera soprattutto a chi desidera una pausa dalle lunghe saghe high-fantasy e vuole un libro "leggero" e autoconclusivo, capace però di scuscitare la "meraviglia" e di sospendere l' incredulità.

poison

* a me mi è stato detto da Valberici alle 18:52 *
* amemi link * commenti * libri *

martedì, 24 febbraio 2009
Twilight saga

Ora che mi sento sufficientemente disintossicata da questa saga, posso pensare di scrivere qualcosa. Nonostante alcuni elementi classici del fantasy come vampiri e licantropi, la storia è ben sviluppata senza troppe forzature. Il lettore, catturato dal mondo di Edward e Bella e da tutte le molteplici difficoltà che questa coppia deve affrontare (vampiro lui, umana lei) non riesce a smettere di leggere. Io per prima ho divorato il secondo libro,  New Moon, in una notte dalle 23 alle 4 di mattina. Un consiglio, se il primo vi piace, procurati gli altri tre tutti insieme e non mancate di guardare l'omonimo film.

* a me mi è stato detto da Lysa206 alle 22:04 *
* amemi link * commenti (4) * libri *

domenica, 23 novembre 2008
Il ragazzo delle consegne






















Sei nella suite di un grande albergo di Las Vegas, hai venticinque anni, centomila dollari di debiti, il volto sfigurato e hai perso lavoro e fidanzata: come hai fatto a ridurti così? Semplice: sei il ragazzo delle consegne. Consegne di ragazze. Ragazze squillo. Un Holden più vecchio e al passo coi tempi che si muove in una Las Vegas insolita, sotto le luci ammiccanti dei casinò e sui cocci del sogno americano infranto, tra giovani che farebbero qualsiasi cosa per un po' di coca, per cui le marche sono i soli punti fermi del proprio universo e l'invito al party serale l'unico obiettivo per cui dannarsi l'anima.



Ottimo. Lo stile e come lentamente l'autore ci conduce nell'abisso del niente. Giovani ragazzi alle prese con sé stessi e il loro totale nulla interiore. Come tutti i romanzi che toccano argomenti di disagio giovanile pensavo di trovarmi di fronte alla banalità più completa. Errore! Questo romanzo tocca diverse tappe del discendere. Il protagonista assume la forma del più superficiale, privo di ideali, assolutamente vuoto. Eppure è colui che manovra la storia. Gli individui intorno a lui sono ancor più frivoli e sottili ma nel resoconto della loro inutile esistenza si colgono le ferite dell'anima. Ferite che persistono ad allargare. E non si capisce nemmeno se l'amore è un sentimento presente nella vicenda. Benchè menzionato e, apparentemente, provato. Semplice dunque arrivare ad abbandonare gli unici progetti sensati, facile perdere la possibilità di diventare padre e quindi responsabile e facile è farsi seriamente del male, restando soltanto in possesso di un animo, ma ahimè ormai logoro. Questo romanzo va letto, non racconta niente di nuovo ma lo fa con estrema semplicità senza nascondere la pochezza dei protagonisti.

* a me mi è stato detto da miz alle 13:27 *
* amemi link * commenti (1) * libri *

martedì, 23 settembre 2008
Cuore d'inchiostro


Cuore d'inchiostro - Tintenherz
Cornelia Funke
Oscar best sellers
8,90€
Pagine: 487

Finito meno di dieci minuti fa: bello, bello e bello!

Diciamo che a destare tutto l'entusiasmo è stato un colpo di scena inaspettato che mi ha fatto capire quanto tenessi alla storia ce stavo leggendo, poiché all'inizio avevo alcuni dubbi sullo stile della Funke e forse, la storia in sé. Rimangio tutto.

Dunque, la protagonista si chiama Maggie, ha dodici anni e ha ereditato dal padre, Mortimer “Mo” una sfrenata passione per i libri e uno strano talento: entrambi possono dar vita ai personaggi di cui leggono le avventure, purché lo facciano ad alta voce! Se di primo acchito questo dono sembra essere una benedizione, si verrà a scoprir quanti danni può causare, se a prendere vita sono i personaggi malvagi della storia.

Il loro capo, Capricorno, vuole sfruttare il dono della famiglia Flochart per far rivivere un mostro pericolosissimo, e solo l'ingegno dl creatore di cuore d'inchiostro, Fenoglio, potrà salvare a situazione. Così il mondo della Funke prende vita sotto i nostri occhi: mangiatori di fuoco, fate (una in particolare vi suonerà famigliare), coboldi, furfanti, ombre. Ogni capitolo è introdotto da una citazione presa dai romanzi per ragazzi (e non solo) più importanti della nostra letteratura(Il libro della giungla, la spada nella roccia, l'isola del tesoro, le mille e uno notte, il dottor Jekyll e mr Hyde, il signore degli anelli), e l'edizione oscar è arricchita dalle illustrazioni dell'autrice stessa, realizzate in china se non erro.

Cosa mi ha colpito di questo romanzo? Cosa di meno? E' una domanda un po' particolare alla quale cercherò di rispondere in modo esauriente. Diciamo che ero partita un po' prevenuta, trattandosi comunque di narrativa per ragazzi. Lo stile, di primo approccio, è risultato essere non infantile, sia chiaro, ma di una facilità quasi forzata, con espressioni e paragoni che non mi hanno fatto una grandissima impressione. E' un concetto che risulta difficile da spiegare, e molto probabilmente da capire, però non mi piace quando la narrazione lascia trasparire troppa ingenuità. E questa è stata la mia prima impressione riguardo “Cuore d'Inchiostro”: in effetti, leggevo e mi sentivo non so perché, a disagio. Forse molte espressioni usate dai protagonisti mi sono apparse un po' troppo alla mano, poco “letterarie” nulla togliendo allo stile fresco e innocuo della Funke. Però, mano mano che ci si addentra nella storia, il difetto diventa trascurabile. Si è più concentrati a seguire le vicende di Meggie e Mo e del loro bellissimo rapporto figliare, saldo proprio grazie alla passione per i libri e la lettura che l'autrice non tenta minimamente di mascherare. Sembra quasi che ti parli dritta al cuore, attraverso gesti innocui come quello di annusare il proprio libro, o spolverarli amorevolmente, come la zia Elinor.

La fantasia dell'autrice è brillante, eppure non eccessiva. Non esagera l'elemento fantastico per rendere avvincente la storia, ma lo maneggia con cura, scegliendo con attenzione diverse situazioni e diversi personaggi. Alcune “comparse letterarie” mi hanno lasciata estasiata, altre esterrefatta; è dolce ed intimo allo stesso tempo, lascia sorridere il cuore nonostante alcuni personaggi siano troppo caricati nelle loro parti.

Insomma, una perla, un gioiellino che meriterebbe una lettura da parte di tutti. Non lo considero propriamente un fantasy, ma libro per ragazzi innamorati della lettura. E visto che non bisogna necessariamente essere ragazzi per amare i libri, lo considero alla portata di tutti. Gli adulti storceranno il naso per lo stile, i ragazzi lo adoreranno. E tutti rifletteranno sulle ultima parole della storia:

Come Mo aveva detto un giorno, scrivere storia, in fin dei conti, ha un po' a che fare con la magia.

E io di mio aggiungo che leggerle, a volte, è forse una magia ancora più potente ;)

Grazie a tutti gli scrittori che nella mia vita mi hanno accompagnata. Non li voglio elencare, ma solo comunicare al mondo intero che forse scrivere un libro non salverà delle vite umane, ma salva gli spiriti delle persone, che, a volte, è la stessa cosa...


Curiosità: questo romanzo della Funke, autoconlusivo sia chiaro!, è il primo di una trilogia che prevede, in ordine, Veleno d'inchiostro e Alba di inchiostro. Il primo è già disponibile in tascabili oscar, mentre per il terzo bisognerà aspettare ancora qualche mesetto, per ora disponibile solo nell'edizione cartonata della Mondadori.

Della Funke, sempre per Oscar, è disponibile pure “Il re dei ladri”. Per altre informazioni, aspettate con calma che li recuperi e legga tutti :D

Una vota recuperati tutti, dedicherò un post a questa brillante autrice tedesca!

* a me mi è stato detto da Harion alle 20:10 *
* amemi link * commenti (3) * libri *

venerdì, 05 settembre 2008
Oscar e la dama in rosa

 

Quando ho trovato questo libro stavo cercando tutt’altro. Era appoggiato per caso in mezzo alla sezione “Fantasy” di una grande libreria in centro a Reggio Emilia. Mi è piaciuta la copertina, l’ho aperto, ho letto poche righe e ho deciso di portarlo a casa.
L’autore, Eric-Emmanuel Schmitt, racconta di un bambino di dieci anni, di nome Oscar, che vive in ospedale a causa di una grave forma di leucemia. La sua famiglia e i medici non hanno ancora trovato il coraggio di dirglielo ma lui sa che morirà. L’incontro con “nonna Rosa”, una volontaria, come ce ne sono tante anche nei nostri ospedali, diventa presto un importante punto di sostegno per il bambino e sarà lei a proporre ad Oscar un gioco. Lui dovrà fingere che ogni giorno duri dieci anni e poi scrivere, tutte le sere, una lettera a Dio. Lettere che parlano d’amicizia, d’amore, di spiritualità, del rapporto genitori-figli e di molto altro. Un libro trasparente e sorprendentemente profondo che spinge il lettore a confrontarsi con la più grande paura umana, la morte.
Quando ho finito il libro, finendo contemporaneamente la mia scorta di fazzoletti, ho avuto la sensazione che sia stato il libro a trovare me e non viceversa. Mi trovavo in un momento difficile nel quale mia nonna stava attraversando il lungo calvario della malattia e “Oscar e la dama in rosa” mi ha aiutato molto. In fondo, “La malattia non è una punizione, é un fatto”.

* a me mi è stato detto da Lysa206 alle 09:21 *
* amemi link * commenti * libri *

giovedì, 14 agosto 2008
La solitudine dei numeri primi


Alice e Mattia sono due persone le cui vite corrono parallele. Pur non conoscendosi vivono nella stessa città, una Torino un po’ impersonale e tuttavia riconoscibilissima, e sono accomunati da gravi traumi che li segneranno per il resto dei loro giorni. Lei odia sciare, ma durante una nebbiosa mattina il padre la costringe a seguire il suo istruttore su per la montagna. Il latte della colazione le pesa sullo stomaco, così se la fa sotto, e per le vergogna decide di tornare a valle senza l’aiuto di nessuno. Sceglie una pista chiusa e ha un incidente. La caduta la renderà storpia per sempre. Alice non accetta il suo corpo, di conseguenza rifiuta il cibo e qualsiasi contatto con i coetanei. Si sente brutta, inadeguata e ce l’ha col mondo intero. Mattia, ragazzo dotato ma stanco di dover sempre badare alla sorella gemella ritardata, una sera in cui qualcuno si decide ad invitarli entrambi ad una festa, per paura di essere deriso dai compagni ha l’infelice idea di abbandonarla al parco, con la promessa che tornerà presto da lei. La sorella non verrà più ritrovata e lui, per espiare questa colpa, prende l’abitudine di tagliarsi con qualsiasi cosa gli capiti sottomano.

Una zoppa e un autolesionista, due ragazzi diversi, due individui incapaci di vivere perché scottati dal loro infausto destino. Due numeri primi gemelli, ovvero numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Questa è, in sintesi, l’efficace metafora di una vicenda straziante, due episodi con le loro conseguenze irreversibili, scritta dall’esordiente Paolo Giordano, caso editoriale e recente premio Strega.

Un libro ora spietato, ora delicato, pervaso da una solitudine che, pagina dopo pagina, non pare avere fine. Un libro che alterna momenti di tensione a scene di una tenerezza quasi rarefatta, sorretto da un buon ritmo e la curiosità crescente di sapere se almeno uno dei due ce la farà a vivere davvero. Il lettore si getta a capofitto nella storia, vive i drammi dei protagonisti con la certezza che non esiste altra conclusione se non quella che giunge dopo trecento pagine veloci e incredibilmente sofferte, un percorso interiore che parte dall’infanzia e termina in piena età adulta. La speranza che le cose vadano diversamente resta una semplice illusione, viene disattesa da episodi sempre più amari, ed è molta la delusione per il finale, per le cose non dette e le mezze verità. Quando uno ci spera e proprio non è destino…

Lo stile di Giordano è maturo, perché pur leggero e tutt’altro che ampolloso riesce a rendere benissimo le implicazioni emotive dei personaggi, i conflitti interiori, la cocente amarezza di un passato che non è mai stato archiviato. Le parole scorrono bene e certe scene vi baleneranno in mente in modo cristallino. Non è semplice dire molte cose senza eccedere, e La solitudine dei numeri primi è un romanzo dove si parla poco, perché molto, forse troppo, è lasciato a dialoghi rari e a un lunghissimo filo di silenzi e sottintesi. I due protagonisti sembrano appartenere allo stesso mondo, hanno entrambi avuto vita difficile, ma vi sono barriere che neanche l’amore è in grado di infrangere. Lui, un genio matematico che ha vinto una borsa di studio all’estero, lei una fotografa mancata, e a fare da sfondo resta un’amicizia lacunosa, piena di buchi e quesiti irrisolti. Ciò che li rende simili finisce per acuirsi e trasformarsi in qualcosa che invece li allontana.

Un romanzo che fa il suo dovere, ma che non è tuttavia esente da difetti, poichè si porta dietro determinate magagne congenite, come alcune frasi che suonano male e non sono state “piallate” a dovere, oltre a una certa superficialità di fondo nel trattare tematiche così delicate che talvolta stona con l’alto livello di tutto il resto. Alice è un’anoressica praticamente da sempre. Esclusi i primi capitoli, la conosciamo adolescente, già alle prese con questo disturbo alimentare. Non mangia da anni, eppure da adulta continua a non manifestare problemi gravi, e questa è una cosa che ho trovato un po’ inverosimile. Mi è parsa buttata lì senza approfondire, senza calarsi davvero nella parte di chi è costretto a fare i conti con una malattia tanto seria, e che di anoressia al lungo andare, senza cure, si muore. Arrivato a conclusione è rimasta, stagnante, la sensazione che l’autore abbia voluto osare, ma che si sia tirato indietro all’ultimo. Giordano lancia il sasso ma poi nasconde il braccio, non resta a guardare le onde concentriche sul pelo dell’acqua.

Un libro valido, ma anche un tantino sopravvalutato.

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 23:33 *
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lunedì, 14 luglio 2008
BLACK ANGEL

Black angel

Se vi piacciono i libri in cui i protagonisti sono creature della notte, affascinanti e pericolosi, ovvero vampiri non potete perdere questo libro.

L’autrice è Paola Boni, nata a Roma il 24 dicembre del 1986 e da sempre ha coltivato un profondo amore per la scrittura. Dopo essersi dedicata a lungo al fantasy tradizionale, Paola, entrata in contatto con i romanzi di Laurell K. Hamilton e Anne Rice, rimane affascinata dalla letteratura vampirica dimostrando poi una naturale predisposizione per la narrativa fantastica dove prevalgono suggestioni e atmosfere romantiche e dark.

Terminato il corso di Scrittura Creativa tenuto da Alda Teodorani presso la Scuola Internazionale di Comix, si è dedicata alla stesura finale di Black Angel, suo primo romanzo, nonché primo volume di una serie ambientata nella Roma dei giorni nostri. Strade,via,palazzi,negozi di magia corrispondono al vero e chi vive nell’eterna città sarà maggiormente coinvolto nella lettura, che di per se ha il potere di inchiodarvi al divano stringendo fra le mani pagine di horror, amore, magia, visioni. Un libro con innumerevoli sfumature e assolutamente coinvolgente.

La protagonista è Paola è una diciottenne come tante, forse un po’ troppo timida e introversa ma che in fondo vive un’esistenza serena, quasi banale a volte. Eppure sensazioni e percezioni di una realtà invisibile che nemmeno lei riusciva a controllare e interpretare, hanno fatto nascere in lei la consapevolezza di essere diversa, profondamente distante da coloro che le erano accanto. Ancora non sapeva però che proprio per questo non avrebbe mai potuto vivere la vita che spetta ad una normale ragazza della sua età. A renderla consapevole di ciò sarà Lucas, affascinante e potente vampiro, Lord della Comunità di vampiri da secoli stabilitasi nella città di Roma. Fin dal primo momento in cui il suo sguardo incrociò i seducenti occhi neri del vampiro, Paola si troverà divisa tra un’intensa attrazione e una profonda paura per quell’essere che le promette di svelarle l’oscuro segreto nascosto dentro di lei. Paola scoprirà  dallo stesso Lucas la sua natura di Veggente in grado di percepire l'invisibile nel mondo e immune ad ogni tipo di potere di controllo e suggestione mentale, imparerà anche una delle sole poche leggi comuni a tutti i vampiri che vagano sulla terra: ogni Veggente deve essere ucciso nel momento stesso in cui dovesse essere riconosciuto come tale perché troppo pericoloso per essere lasciato libero di allearsi con altri come lui.

Non vi rivelo altro.Potete ordinare il libro presso la casa editrice, o su Ibs o nella vostra libreria di fiducia.

Per contattare l’autrice o avere altre informazioni, nonché leggere i primi capitoli del romanzo, potete leggere qui.

http://www.scrittorisommersi.com/sommersi/paola-boni/

 

 

 

* a me mi è stato detto da stella2682 alle 19:29 *
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giovedì, 19 giugno 2008
Tutto quello che volevo dirti



Dopo il successo di "Lettino" Martha Medeiros pubblica un nuovo libro sui sentimenti. Attraverso delle lettere racconta le vicende di persone che non si conoscono, non vivono nella stessa città ma condividono gelosie, dispiaceri, desiderio di cambiare vita e, soprattutto, paura e solitudine. Cos'è una lettera, in fondo, se non questo: un attestato di esistenza e un tentativo di provocare una reazione?


Una lettera scritta a mano è ormai un ricordo antico. Una lettera scritta a mano è pregna di reali sentimenti, tangibili. Dall'inchiostro che la compone, alle curve di ogni lettera. E questo romanzo si basa su di una lettera. Tante lettere. Ognuna diversa dall'altra. Ognuna appartenente al cuore di una persona differente. Le lettere di questo libro raccontano le vite della gente comune. I dolori, le gioie, la rassegnazione, lo strazio, la serenità, la riconquista di sé stessi, la vendetta. Sentimenti comuni, sentimenti che logorano, riempiono, dividono. Martha Medeiros, con una fluida scrittura, mi ha condotto nell'animo umano. Nella realtà di ognuno di noi. Ho toccato la vita di tutti i mittenti, sono stata con loro mentre scrivevano la loro missiva. Questo romanzo mi ha colpito per l'originale idea di raggruppare, appunto, una serie di lettere che narrano un pezzo di vita vera. A volte mi ha commosso, altre mi ha scosso. A volte sono stata complice emotiva, altre assolutamente indignata. Voleva questo l'autrice? C'è riuscita. Non posso che dare un 10 e lode, meritevole, perchè semplice, perchè non vuole stupire, ma solo farci ricordare che la vita, a volte, è fatta di parole non dette. E lei ci insegna, in qualche modo, a tirarle fuori. Una volta per tutte.

* a me mi è stato detto da miz alle 11:36 *
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giovedì, 05 giugno 2008
A clash of Kings



Continua il mio viaggio nelle meraviglie dei Sette Regni con il secondo capitolo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin, e si sale a livelli ancora più alti. Lo stupore non accenna a diminuire, l'attenzione non intende calare, la voglia di vivere le vicende con gli occhi dei protagonisti non cessa di avvincere. Perchè la penna dell'autore, ora col sussiego, ora con rabbia, ora con una veemenza che lascia interdetti, non mi ha dato scampo. Dire che quella che è iniziata come una saga e sta diventando mano a mano una gigantesca epopea di eventi mi abbia conquistato è infatti un mero eufemismo. A clash of Kings è di più, è quel fantasy così atipico che hai sempre cercato e finalmente trovato, è quel susseguirsi di vite realistiche che hanno il potere di farti riflettere anche dopo aver terminato la lettura, è quel mondo che pur mancando di forti connotazioni fantastiche non te le fa rimpiangere.
Il continente è squassato dalla stessa guerra iniziata in A game of Thrones, ma questa volta sono ben quattro i contendenti che rivendicano il trono di spade su cui siede il giovane Jeoffrey, e nessuno di loro intende rinunciare. Senza contare Daenerys Targaryen, l'esiliata illustre e unica erede di diritto, costretta e rimanere ai confini più estremi dell'Est in compagnia della sua carovana di Dothraki e... altre creature che si pensava non esistessero più. Ognuno è mosso da motivi diversi e mezzi più o meno leciti, perchè spesso non è il modo in cui una cosa si ottiene, ma il fine ultimo che rappresenta. Il potere fa gola a molti, è una sfida a cui non ci si può sottrarre, e la torta viene divisa da mani inique. Ben vengano quindi i giochi di potere, le alleanze nascoste tessute da Varys L'eunuco, lo scambio di ostaggi camuffato da matrimoni di convenienza.
A Robert Baratheon, sposo di Cersei Lannister, si aggiungono i suoi due fratelli, Renly e Stannis. Quest'ultimo, dall'alto della Roccia del Drago, può contare sull'aiuto di Melisandre la rossa, una donna misteriosa e follemente devota al culto del Signore della luce. Ma aldilà del mare, anche le Isole di ferro e Theon Greyjoy rivendicano la loro parte, poichè le spoglie rocce di Pyke non hanno dimenticato l'assedio di dieci anni prima che li ha quasi messi in ginocchio. La battaglia è sul punto di esplodere, mentre il Nord e la casa Stark tentano di mantenere l'egemonia sul regno di Grande Inverno e la Barriera scricchiola sotto il peso di forze  oscure e antichissime. Sopra ogni altra cosa, tutti guardano in cielo, con un timore quasi riverente, quella cometa infiammata portatrice di verità nascoste.
La trama s'infittisce, gli intrighi aumentano in modo esponenziale, i colpi di scena si sprecano. Come se non bastasse, Martin non solo non risponde alle domande del volume precedente, ma si prende pure il lusso di crearne altre, aggiungendo tasselli su tasselli, nuovi ambienti e scorci di un mondo incredibilmente variegato. L'autore ammazza i suoi protagonisti in modo sistematico, quando meno te lo aspetti e senza alcun senso di colpa verso il lettore, a cui lascia appena il tempo di affezionarsi alle sue creature per poi maledirlo subito dopo a causa della loro perdita. Inoltre, dalle ceneri dei morti ne mette in piazza altri, se possibile addirittura migliori dei precedenti.
Leggere le cronache vuol dire questo: lasciarsi trasportare da un turbine infuocato di azione, dialoghi meravigliosamente perfidi, battaglie spietate e tranelli che si dilatano nel tempo, ora veloci e indolore, ora meschini oltre ogni dire. Lasciarsi abbagliare dalla Canzone del Ghiaccio e del Fuoco significa godere di momenti magici il cui unico incantesimo è la maestria infinita con cui Martin si destreggia tra milioni di personaggi, punti di vista opposti, sentimenti che toccano il cuore. A Clash of Kings è Sansa Stark costretta a mentire e negare contro l'evidenza per avere salva la vita, è Jon Snow alla ricerca di suo zio nella Foresta Stregata, è Melisandre che sconfigge Capo Tempesta partorendo un'ombra. Un calderone epico in cui Tyrion il folletto non ha il coraggio di ammettere di essersi innamorato della sua puttana, mentre sua sorella Cersei Lannister, viscida come la peggiore delle vipere, giace col cugino e afferma che l'amore è veleno. Lo Scontro dei Re è Daenarys che rimpiange il suo sole-e-stelle, è Arya o Arry o Donnola che fa la sguattera a Harrenhal sussurrando alle orecchie giuste i nomi dell'odio, è Jaime che sputa sulla misericordia di Catelyn. E' un caos  quello che vige in ogni angolo dei Sette Regni, mentre si fa strada il presentimento che il peggio debba ancora arrivare. Un peggio che, cascasse il mondo, non vedo l'ora di scoprire. Come se la cometa che squarcia le nubi ne fosse l'artefice, e seguire la sua scia rossastra per capire dove conduce la mia missione.

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 17:52 *
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sabato, 24 maggio 2008
La rocca dei silenzi




La rocca dei silenzi è uno di quei romanzi che quando lo finisci ti lasciano un pò così... a metà tra il dispiaciuto per l'averlo terminato e con un vivo senso di frustrazione per alcune cose che potevano essere evitate. Molto è dipeso anche dal fatto che non sia stato semplice reperirlo. Coincidenza vuole che lo abbia trovato alla Mondadori di Milano, quasi nascosto tra George Martin e la Ursula K. Le Guin che l'autore ama tanto. Contento e pieno di aspettative, l'ho quindi comprato e letto, evitando di lasciarmi coinvolgere da opinioni contrastanti.
Mi è piaciuto solo in parte, lo dico senza troppi giri di parole. La prosa di Andrea D'Angelo è matura, ricercata, le parole sono scelte con cognizione di causa e fanno il loro dovere in modo egregio. Non si può dire che non sappia scrivere nè che non riesca a ricreare atmosfere che lascino il segno. Da questo punto di vista, e alla voce di una mia modesta hit parade personale, D'Angelo è secondo solo a Michele Giannone, e comunque una spanna sopra a tutti gli altri scrittori di genere nell'ambito fantasy italiano di quello più adulto.
La vicenda narra di una misteriosa rocca, Ammothàd, che nasconde terribili segreti. Pare che nessuno riesca a varcarne la soglia a causa di mostri all'apparenza imbattibili, che hanno già sterminato interi gruppi di avventurieri. Questo attira l'attenzione della torre di Dothrom, dove il consiglio dei fruitori di magia delle Terre si riunisce.
Si decide di mandare, ancora una volta, una spedizione di gente preparata al peggio per mettere fine all'influenza nefasta della rocca, che pare estendersi anche oltre il territorio su cui è eretta. Il problema è che di fronte ad Ammothàd nessuno è preparato al peggio, poichè le incognite sono molteplici, il rischio di non farcela altissimo. Tuttavia la spedizione, fatta di gente di diverse razze e che ha un proprio motivo per sfidare la rocca dei silenzi, decide di tentare ugualmente. La trama ha i suoi punti di forza, perchè l'autore sa spingere il lettore verso gli orrori del luogo e lo fa con atmosfere che si nutrono di tetraggine e sangue.
Il senso di oppressione è costante, il pericolo dell'ignoto palpabile e nascosto dietro ogni angolo. I personaggi sono coerenti, resi vivi da dialoghi e atteggiamenti che mi sono piaciuti molto. Non è semplice parlare di uomini come Moenias e Mordha, così diversi eppure affascinanti. Il mio preferito resta il Nano Vòrak, impulsivo e micidiale allo stesso tempo.
Dove a mio avviso l'autore è caduto, e questo è un motivo per cui il suo ultimo romanzo non mi ha colpito del tutto, è nel ritmo narrativo che parte bene, ma arriva via via ad assottigliarsi fino a sconfinare nella noia. Le spedizioni contro la rocca sono più di una, e questo comporta continui spostamenti da Ammothàd alla torre di Dòthrom e viceversa. Se aggiungiamo il fatto che, per ovvie esigenze di trama, l'ambientazione è sempre la stessa e spazia altrove solo tramite i dialoghi dei personaggi, si capisce che dopo un pò il tutto diventa terribilmente ripetitivo. Una volta abituato alle atmosfere mefitiche di Ammothàd, ai suoi mostri e continui tranelli, l'autore non ce la fa più a stupire. Esaurito il fattore novità, quando ci si sente saturi di frattaglie e organi sparsi ovunque, arrivano gli sbadigli. Avrei tagliato qualcosa nella parte centrale del romanzo. Il fatto è che ho come avuto l'impressione che la storia potesse essere narrata senza troppi problemi con un numero di pagine inferiore. Anche gli intrighi di corte tra i vari fruitori di magia, laddove si voleva rendere una società corrotta e senza valori, li ho trovati limitati e prevedibili, senza riuscire a creare il classico colpo di scena.
Detto ciò, il resto è semplice e personale puntiglio, che non inficia in alcun modo la lettura. Avrei gradito la presenza di una mappa per capire la visione d'insieme del mondo che l'autore ha creato, perchè si capisce che la vicenda di fondo è sorretta da un'ambientazione ben sviluppata, cosa che io amo in un fantasy e, come già ripetuto, considero fondamentale tanto quanto la presenza di personaggi ben riusciti. I nomi degli stessi sono particolari. L'autore ama giocare con gli accenti e la musicalità dei suoni, e questo all'inizio, almeno a me, ha creato un pò di confusione. Ma sono dettagli, frutto di pignoleria.
Il mio giudizio, alla fine della fiera, è di un romanzo discreto pur con le sue imperfezioni, la cui forza è rappresentata da uno stile maturo, da una tematica di fondo molto interessante e sorretta da un finale tutt'altro che scontato, ma che suona un pò come un'occasione sprecata. Con qualche accorgimento l'opera in questione avrebbe potuto rivelarsi molto, molto meglio, e di questo me ne dispiaccio, perchè D'Angelo racchiude in sé un enorme potenziale e ancora notevoli margini di miglioramento. Mi auguro che, nei suoi futuri lavori, riesca a esprimersi al massimo capendo su cosa bisognerebbe porre enfasi e su cosa no.

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 12:08 *
* amemi link * commenti (1) * libri *

sabato, 17 maggio 2008
Lei che nelle foto non sorrideva

Una madre muta e immobile come una bambola rotta, un padre che ha più dimestichezza con i maiali che con gli esseri umani. Ester e Alice, due sorelle gemelle legate nell'anima da una dipendenza reciproca e feroce, crescono in un paesino nebbioso e anonimo vicino Modena. Ester, con i capelli tinti di nero, autolesionista e sessualmente promiscua, mette in scena finti suicidi come il protagonista del suo film preferito, e si lascia fecondare dal male e dall'amore. Alice, bionda, sessuofoba e intransigente, sembra invece accordata sulla nota stonata di una purezza ombrosa e risentita. Sullo sfondo di una provincia emiliana monotonamente verde finiscono negli stessi buchi neri, inghiottite dall'insoddisfazione e dalla rabbia.



Una storia che brucia. Una vicenda che graffia. Un romanzo che ferisce. Profondamente. Ho divorato questo libro con famelica bramosia. Perchè sono rare le scritture che catturano l'anima. Autrice italiana, storia forse un pò contorta ma sicuramente raccontata con delicatezza, cattiveria, paura, ardore. Una miscela esplosiva di sentimenti. La storia di due sorelle che si amano e si odiano. Il sesso, l'amore, la rivalità, la passione. E la morte. Tutte condite nello stesso piatto e divorato dalle protagoniste con rabbia. Flashback di infanzia e adolescenza. Forti pugni nello stomaco, improvvisamente, nel loro presente. Disperato, corrotto, finito. Un romanzo che sa di agrodolce. Un romanzo che è una fotografia.

* a me mi è stato detto da miz alle 01:15 *
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giovedì, 08 maggio 2008
Fragole carammelate con la panna

 

Fragole caramellate con la panna" è un chiaro riferimento sessuale. La storia si svolge interamente in Danimarca nel 1996. Il protagonista, Wilem, ventuno anni, capelli rasati, anticonformista, a tratti cinico, abbandona l'Italia per uno scambio della propria Facoltà e si trasferisce ad Aarhus, dove entra in contatto con una nuova realtà popolata da personaggi inconsueti, semplici, che piuttosto adattarsi a schemi usuali, conducono un'esistenza alienante all'insegna dell'alcol, droghe e sesso. I locali notturni, i night-clubs, le allucinanti bevute, diventano il comune denominatore di folli esperienze portate all'estremo, le quali lo rendono consapevole della propria identità e dimensione: libertà, donne senza inibizioni e amicizia. Non esiste una conclusione pratica o morale. È il portarsi fuori delle regole perché dettate dalla massa. È una violenta richiesta di libertà, gridata a denti stretti e di cui rimane alla fine solo un forte senso di auto-distruzione e solitudine.

Un libro da cercare, ordinare e leggere.

* a me mi è stato detto da stella2682 alle 16:10 *
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