a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

Come partecipare

Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.

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a me mi è stato detto
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venerdì, 27 gennaio 2006
"Ci sono un elfo, un nano e un uomo...""La so già"

Sto ovviamente parafrasando l'Ottimo Ortolani di Il Signore dei Ratti. Erano quattro giorni che avevo in testa questo titolo. Ora che l'ho usato posso anche andarmene. Ciao

 

No, vabbeh, la rencensione. Si parla di Record of Lodoss War, l'anime, non il libro, non il fumetto. L'anime del 1990. Giuliano ha comprato i due DVD che lo contengono (son 13 puntate, almeno è breve) a Lucca lo scorso anno, ma solo adesso ce lo siamo visto. Dunque. Fa schifo. Evitatelo se possibile. Va detto che io mi son fatta tante risate, ma solo perchè con Giuliano, se una cosa ci fa schifo, cerchiamo almeno di farci quattro risate. Ma passiamo ad un'analisi esegetica approfondita e razionale.
Bello: i disegni sono ben fatti, il character design è accurato, le musiche personalmente le ho trovate irritanti, ma devo ammettere che con ben fatte (anche se saranno tre in tutto), la regia ogni tanto ha qualche guizzo.
Brutto: i draghi non si muovono. Li hanno disegnati in quattro posizioni statiche, poi li hanno appiccicati sui fondali. Come dire, il dinamismo della scena ne risente un pochino...vabbeh, sono sincera, l'effetto è osceno. Comunque i problemi sono altri. Innanzitutto non ci sono personaggi. Ci sono delle etichette semoventi (da cui l'illuminato titolo del mio post): salve, sono l'aspirante paladino coraggioso e irruento, salve, sono il nano simpatico e rude, a cui, ovviamente, gli elfi stanno sulle palle, salve, sono l'elfa futura gnocca del paladino, amo la natura e per imperscrutabili motivi odio i nani, salve sono il ladro un po' cialtrone e cinico. Ora, come ormai l'universo mondo sa, non è che io abbia qualcosa di specifico contro gli stereotipi, però se riempiti di personaggi. Qua invece ognuno fa esattamente quello che gli è richiesto dall'etichetta, senza un minimo di indagine psicologica, di approfondimento, niente. Quando non siamo dalle parti dello stereotipo, siamo dalle parti del personaggio inutile. Il berserker, sul quale tanto io e Giuliano speravamo, è inutile. Dá di brocca una volta sola e inutilmente, poi, a parte la faccia da truzzo e lo spadone a due mani regolamentare, ci si dimentica anche che sia posseduto dallo spirito di Fury (la canzone dei muse? mi son chiesta...come avrete capito la scelta dei nomi è a dir poco infelice). Io comunque speravo tantissimo che almeno Parn venisse fatto a pezzi (su Deedlit non avevo neppure il coraggio di sperarci), ma purtroppo l'unico ad essere stato trucidato è stato il nano, sob...Passiamo alla sceneggiatura. Delirante. Per l'80% del tempo le etichette semoventi pronunciano dialoghi privi di senso. Vorrei farvi qualche esempio, ma purtroppo dovrei spiegarvi le scene in dettaglio e non me la sento di infliggervi questa tortura. Non ho capito se è proprio lo sceneggiatore che indulge al consumo di sostanze psicotrope o se piuttosto è l'adattatore che ha usato il traduttore automatico di Google...Storia. Non c'è. O meglio, c'è, ma è il delirio. Prendete i soliti quattro stereotipi, cuciteli in croce, avendo cura di zompare temporalmente in  modo che lo spettatore non capisca una mazza, e servite tutto caldo. La storia inizia con la compagnia in un dungeon costruito da nani (ma va?), e tu ti domandi: "Ma questi chi so', e soprattutto da dove vengono?". Stacco su un bacucco che parla con la gnocca cattiva. Salto e ritorniamo più o meno alla creazione della compagnia. Parentesi: non c'è ragione alcuna per cui il ladro si aggiunga alla compagnia (così come sarà più avanti per il Muse-addicted e la sua bona personale), tranne che nella compagnia fantasy il ladro ci vuole. Poi rizompo, e la compagnia sta dal re. E il dialogo col mago che ci avevano promesso? Ce lo danno a spizzichi e mozzichi nel corso delle successive tre puntate. Ovviamente, con tutto questo saltellare restano buchi nella trama che sono voragini. Fino alla puntata 6 la maga Karla (sì, e il mago Zurlì...) sembra la cattivona, poi no, è un altro tizio il cattivone, che prima non s'è visto manco da lontano, e improvvisamente scopriamo che il pericolo è che vogliono risvegliare la dea cattiva cattiva della distruzione, usando, guarda un po', Deedlit per risvegliarla (tra l'altro, in occasione della cerimonia Deedlit la vestono da battona, e lì ho sperato in qualche bel sacrificio sanguinoso come ne scrivo io...oooops...questa non dovevo dirla...che la portasse ad una morte dolorosa; macchè). Fino alla puntata 6, invece, il pericolo è la guerra tra due re. Legame tra le due sottotrame: nullo. Finale, poi, da latte alle ginocchia. Due puntate di discesa agli inferi (nel senso che vediamo il cattivo in ascensore, e scende per una puntata sana), più venti minuti di lampi viola. Due palle...Infine, i personaggi fanno solo cose incoerenti. Le storie d'amore sono condotte in modo osceno. Gente che s'innamora di un botto senza un perchè, gente che si disamora altrettanto di un botto...e poi gente che segue la compagnia senza uno straccio di motivazione, e una compagnia legata dal nulla, per altro...Insomma, il cartone non sta in piedi. Un'ottima occasione sprecata, perchè la confezione, per gli standard dell'epoca, era eccellente, si vede che l'aspetto visivo è curato, ma è tutto il resto che non c'è. Poteva essere l'occasione per fare un bel cartone di fantasy classica, avrei potuto probabilmente anche tollerare la compagnia perfettamente d&d style (il paladino, lo stregone, il chierico, il nano, l'elfo, il ladro), ma con un po' di inventiva, Dio mio! Invece no, sembra di vedere una partita di d&d giocata male. Situazioni e personaggi beceri oltre il sopportabile.
So che ne esistono altre due serie, ho visto ieri sera i trailers. Ora, magari la sceneggiatura è spettacolare e la storia fantastica, ma i disegni fanno schifo, quindi direi che mi eviterò di sapere come prosegue la storia di Parn e Deedlit. Preferisco immaginare che siamo stati divorati da un drago.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 15:27 *
* amemi link * commenti (4) * serie animate *

venerdì, 20 gennaio 2006
Guida Galattica per Dementi

Erano settimane che non mi affittavo un film da Blockbuster e, spinto dai ricordi di critiche entusiaste passatemi da amici e conoscenti, ho scelto di interrompere il digiuno con Guida Galattica per Autostoppisti.
Mannaggia a me: non assistevo ad un minestrone tale dai tempi de "Il Senso della Vita", e se si pensa che sotto sotto il senso di base è quello anche per la pellicola tratta dal libro di Douglas vien facile imparare la lezione e starsene ad almeno 200 metri, d'ora in avanti, da qualsiasi progetto tocchi l'argomento.
Sceneggiatura inconsistente, attori da calcio nei denti (Sam Rockwell su tutti... e spero vivamente che John Malcovich sia stato scritturato con l'inganno), personaggi odiosi (Trillian è stupida, oltre che stronza; Marvin è semplicemente estenuante!), morale da Esopo: ecco cosa ha trovato nei 110 minuti più lunghi dell'ultimo periodo della mia vita. Ok, mi avete dato degli effetti speciali spettacolari e una miriade di ambienti tanto ben fatti quanto pastellosi. E poi? Mi volete mettere anche una storia, attorno? La maggior parte delle sequenze è fine a sè stessa, non c'è un legame logico fra le parti, manca anche un minimo senso di compatezza globale. Non vedevo l'ora che finisse, ed è un vero peccato quando accade questo: uno spreco di ottime risorse.
Fortunatamente, girando su internet noto che la votazione media generale mondiale non supera il 6,5 e quindi posso sperare che venga dimenticato al più presto. Personalmente, la mia testimonianza a riguardo è una secca e sonora bocciatura.

* a me mi è stato detto da dottorcere alle 03:51 *
* amemi link * commenti (5) * film *

mercoledì, 11 gennaio 2006
Critica alla critica

Ho letto un libro splendido. Si tratta di Margherita Dolcevita, di Benni. Non avevo mai letto niente di Benni, a parte qualche articolino sparso che avevo trovato molto gustoso. Devo dire che come primo contatto mi è andata molto, molto bene. Innanzitutto, adoro il modo di scrivere di Benni. Benni è ironico, funanbolico, ma anche poetico e asciutto. Ti fa sorridere col suo gusto del paradosso, coi suoi quadretti spettacolari, ma ti sa anche colpire basso, ti fa riflettere. È una scrittura particolare, originale. Per lo meno, io non ho mai letto niente di simile. Poi, ovviamente, mi è piaciuta la storia in sé. Un Apologo. Una Fiaba. Una storia delicatissima e crudele, piena di ironia e di tragedia. Lieve, sottile, eppure pesantissima nella sua condanna. I temi trattati sono ad alto tasso di banalità, e forse questo era l'unico modo di parlarne seriamente, ossia ridendoci su. Che bella che è Margherita, la sua spensieratezza e la sua purezza, la sua capacità di guardare, guardare davvero, la sua forza, il coraggio con cui va avanti senza scendere a compromessi, rimanendo sempre se stessa in un modo che intorno a lei si disfa. Che bello che era il suo mondo folle, prima dell'arrivo dei terribili vicini di casa, com'è poetico tutto attorno a lei, com'è vero, carnale. E quanto terribile per contro la freddezza dei Del Bene, quanto algida la loro casa, quanto fredda la loro vita. Tutto il libro si gioca su questo contrasto, tutto è in tensione tra questi due estremi, e tra loro Margherita.
Ora, io ho letto un po' in giro cosa ne pensano i lettori di questo libro. È una mia abitudine, forse una voglia di condividere, che ne so. Leggendo i commenti sparsi per la rete m'è cascata la mascella. "Finale incomprensibile". "Inverosimile, il mondo non è diviso così tra buoni e cattivi, anche i ricchi sono buoni e anche i contadini sono cattivi". È questo il mondo in cui mi tocca vivere? Un posto che non sa più capire il valore universale di una favola, che non sa riconoscere e accettare gli archetipi, che si ancora con le unghie alla logica e non lascia posto per la fantasia che sa reinventare il mondo, che lo sa colorare? Un posto dove la gente non riesce a capire la Bambina di Polvere e il suo messaggio a Margherita? Un mondo popolato solo da famiglie Del Bene, tutto apparire e niente essere? Sì, direi di sì. Non è la prima volta che vedo criticato un libro di questo tipo, o un film fantastico come inverosimile. "Che cazzata che ne Le Cronache di Narnia il fauno Tumnus sia nudo ma con la sciarpa". Eh? ma ti ascolti? Ma senti quello che dici? Siamo in un posto senza fantasia e senza poesia, la perfetta realizzazione del mondo paventato da Benni in Margherita Dolcevita. Sapremo poi tornare indietro?

* a me mi è stato detto da licia_t alle 21:25 *
* amemi link * commenti (13) * libri *

martedì, 03 gennaio 2006
Jonathan Strange & Mr Norrell

Prima o poi doveva capitarmi. Sto parlando dell'intoppo. Se ben ricordate, di recente ho letto solo libri che mi hanno entusiasmata (anche se devo confessare che Io Sono Leggenda mi ha messo tanta di quell'angoscia addosso...). Ecco, la serie fortunata s'è interrotta. Sono infatti incappata nel libro di cui il titolo. Me l'avevano consigliato in molti, ha vinto una caterva di premi, è considerato unanimamente da critica e pubblico un gran bel libro. L'ho letto in lingua originale, e forse già questo è stato un errore. La mia conoscenmza dell'inglese è, diciamo, buonina, di sicuro mi permette di leggere un libro senza avere problemi di comprensione. Ovviamente, però, certe sfumature tendono a sfuggirmi. Quindi voglio credere che parte del mio giudizio sia dovuto alla fatica di dover leggere 1006 pagine in inglese (anche se le 500 e passa di Stroud mi sono volate...vabbeh).
Allora, il libro è scritto come fosse un tomo dell''800. Ha le atmosfere di quell'epoca lì, lo stesso stile. E qui sorgono le mie prime due perplessità. Uno: perchè nel 2006 scrivere un libro alla maniera dell'800? Io non trovo risposta. Se un artista si mette a dipingere come Michelangelo tutti lo chiamano scemo copione, se la Clarke scrive come Dickens tutti urlano al capolavoro. Vabbeh. Due: ho avuto il mio momento di passione per il romanzo ottocentesco. Sono le prime cose che ho letto in vita mia. Ora però mi sono venuti a noia. È semplicemente un tipo di scrittura in cui non mi ritrovo più. Il ciuccio piace molto fino ai due tre anni, poi scoccia. Uguale per me. Ho letto il leggibile del romanzo ottocentesco, bello, per carità, ma adesso voglio cambiare pagina.
Detto questo, il romanzo è un mattone. Io, almeno, l'ho trovato un mattone. Non che sia pregno di riflessioni filosofiche, è semplicemente privo di ritmo. Non trovavo ragione per voltare pagina. La storia, per buone 500 pagine, va avanti per episodi che sembrano slegati, per cui uno legge, dice "sì, divertente" ma continua a chiedersi dove il libro voglia andare a parare. Ora, è vero, tutto converge alla fine. però permane sempre la sensazione di un libro fatto a pezzi, mattoncini legati anche maluccio. Esempio: bella la parte in Spagna di Jonathan Strange, ci mostra la sua maturazione come mago, ma era necessario davvero che durasse svariate centiaia di pagine? Secondo me, no. È che la Clarke si lascia prendere la mano. Le piace narrare, e allora va a ruota libera, beandosi delle atmosfere tipicamente british che riesce a creare. Un esempio tipico sono le note a pie' di pagina: infinite, e piazzate puntualmente nel posto sbagliato. Nel culmine dell'azione, la Clarke ci infila il pezzo di colore, nelle forme di una nota lunga tre o quattro pagine. Da nausea. Che poi sono anche divertenti, magari, ma in mezzo all'azione no, sant'iddio, e soprattutto non così spropositatamente lunghe...All'inizio il libro mi era sembrato delizioso, ma dopo un po' parte la noia. Sempre lo stesso humor britannico, sempre le stesse situazioni, e soprattutto le prime 500 pagine sono dedicate al personaggio più odioso della letteratura fantasy: Gilbert Norrell. Da ucciderlo. È meschino, e sin qua, chissenefrega, la letteratura è piena di personaggi meschini. È però un meschino che non tira la storia. È un meschino che ammazza l'intreccio appena appare in scena. Le cose si risollevano con l'avvento di Strange, che almeno è un uomo d'azione. A quel punto però sei già stato ammorbato da 500 pagine di noia condensata, e non sei più molto propenso a dar credito al libro.
Ora, la Clarke è brava, innegabile. I personaggio sono ben tratteggiati e a tutto tondo. Ma non è riuscita a coinvolgermi. Sarà un libro riflessivo quanto vuoi, un libro da leggere davanti al camino, come dice qualcuno, ma io ne ho letti di libri non proprio d'azione, e nessuno mi ha mai accasciata in questo modo. È che è proprio lento, poco da dire.
Le ultime pagine risollevano un pochino, anche se non vedi l'ora che Strange faccia quel che deva, o al massimo schiatti, così da giungere all'agognatissima pagina 1006. Però almeno c'è quel filo di tensione narrativa che ti induce ad andare avanti.
In ogni caso, il libro ha delle cose positive. Le atmosfere, innanzitutto, e la descrizione del mondo di Faerie. Per tacere del mondo dietro gli specchi, fantastico. La scrittura poi è molto buona, preziosa, ma, appunto, ottocentesca.
Insomma, io non ve lo consiglio. Sarà anche originale, ma l'originalità da sola non fa un buon libro. E, d'altronde, per riflettere ci sono miliardi di libri migliori. Cinque risicato.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 11:17 *
* amemi link * commenti (2) * libri *




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