Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.
Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.
Lista da aggiornare...
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a me mi è stato detto
*loading* volte
Una storia che presenta qualche buco nella trama, forse, e una pesantezza eccessiva, ma con un Johnny Depp in gran forma. Il suo personaggio è a mio parere ben caratterizzato, al contrario dei due personaggi femminili - moglie e musa - che rimangono un po' abbozzati. L'interpretazione di John Malkovich è invece statuaria, nel senso letterale del termine: immobile, come una statua. La stessa espressione in tutte le scene.
Consiglio questo film a chi ama Johnny Depp e i film in costume, ma rimane IMO un film da DVD che non da cinema.
PS: recensione scarsamente approfondita, ma ho sonno!
Allora, la prima cosa che ho fatto tornata sul patrio suolo non è stata andarmi a rivedere i monumentoni di Roma, né commuovermi sotto la bandiera o altre patriottiche e nostalgiche attività. Sono piuttosto andata a cinema. Ci andavo anche in Germania, ma il film in questione in Germania non lo davano, almeno non in inglese o in versione originale, essendosi che è un film italiano. Trattasi di La Cura del Gorilla, un film che attendevo da quando ho saputo che sarebbe uscito, ossia da quest'estate.
Innanzitutto, ho dovuto fare i salti mortali per riuscire a vederlo. Chissà perchè, le boiate ammeregane le trovi disseminate ovunque come la zizzania, in film italiani li devi cogliere al volo o te li perdi, visto la permanenza in sala sempre assai breve (ovviamente se non stiam parlando di Vanzina & co.). Comunque, lasciamo perdere la polemica . Ho fatto trenta chilometri per vederlo, avevo anche il raffreddore, e non mi sono pentita neppure un po'. Ne è valsa la pena fino in fondo. Un film straordinariamente piacevole, in cui riesce quel mezzo miracolo che si chiama trasposizione. Per chi non lo sapesse, il film è traatto da un libro, il secondo di una serie di quattro, e io li ho letti tutti. A livello di adattamento, non credo potesse farsi di meglio. Il film che ne viene fuori riesce a cogliere perfettamente l'atmosfera dei libri, riuscendo allo stesso tempo a risultare com qualcosa di diverso. Ci sono film tratti da libri che tradiscono la pagina, altri che si limitano a trasporla in modo pedissequo e per questo inutile. La Cura dl Gorilla invece si regge esattamente in equilibrio. Non ha l'ossessione per la filologia, ma allo stesso tempo non tradisce lo spirito. Il Gorilla di Bisio è e allo stesso tempo non è il Gorilla dei libri di Sandrone Dazieri: lo è abbastanza per dare allo spettatore/lettore quel senso piacevole di trovarsi a casa, di ritrovare un mondo che si è già avuto modo di apprezzzare, ed è allo stesso tempo abbastanza diverso da poter essere per certi versi considerata una creatura a parte, e per questo interessante. Il fatto che l'adattamento sia buono per me è già una gran cosa. Va detto che le cose che non mi son piaciute in verità sono davvero quattro in croce. Comunque, continuiamo con le note positive. La leggerezza, cui ho già accennato. Non leggerezza nei temi, che risultano invece pesanti, quanto piuttosto nella loro messa in scena, nella capacità di non prendersi mai sul serio. Che ne so, la scena sul finale alla "mezzogiorno di fuoco" è uno spettacolo, davvero. Ma non è solo la regia a non prendersi sul serio, sono i personaggi, la storia, pur nella cornice quanto meno drammatica. È questa leggerezza che riesce a rendere esattamente quel piacere della lettura che mi ha presa con tutti i libri sul Gorilla, e che si traduce, in questo caso, in un vero e proprio piacere per la visione. Un film gustoso, ecco, davvero gustoso.
Altra nota positiva, il Bisio. Non è che io lo segua così tanto, a cinema penso sia la prima volta che lo vedo, e devo dire che in principio non è che fossi convintissima a suo riguardo. Invece devo dire che se la cava egregiamente, anche nei delicati passaggi Gorilla/Socio. M'ha convinto poco invece la parte di voce fuori campo. Era inevitabile usarla, me ne rendo conto, e devo ammettere che in generale ho una certa idiosincrasia per le voci fuori campo (credo sia colpo di Muccino Senior e il suo "tra poco si renderanno conto di essere vivi" all'inizio di Ricordati di Me, che mi fece litigare col film al primo minuto di visione). I parlati mi sono risultati, non so, un po' poco convinti, poco in tono col resto dell'interpretazione di Bisio.
Ho apprezzato parecchio la colonna sonora. Sto diventando una patita del genere.
Finisco con il secondo punto che m'ha convinta poco. La sottotrama con protagonista Borgnine. Bella, per carità, probabilmente tra le cose migliori del tutto, ma un po' slegata dal resto. Ora, è un po' che non leggo il libro, quindi non ricordo esattamente la trama, ma mi pare di ricordare che un certo scollamento tra le due sottotrame l'avevo notato già nel libro. Non fosse stata una sottotrama gustosa, il collegamento tra i due fili narrativi sarebbe sembrato ancor più forzoso. Così invece è una cosa che si nota poco.
Ah, cacchio, dimenticavo il mio rimpianto maggiore: voglio Alex e l'Elefante!!! Dramma che non ci siano! Io li ho intravisti nella scena della canna tra Luke, Sandrone e Gipi, però, cacchio, mi mancano davvero...vabbeh...
Insomma, io ve lo consiglierei, ma temo proprio che vi sarà difficile trovarlo a cinema, l'ho visto tardi, causa residenza in suolo straniero. Voi provateci, altrimenti c'è la prova d'appello del DVD.
Donc, ora aspetto il commento dell'Orso.
P.S.
La battuta sulle penne rigate credo proprio finirà sulla colonna destra del mio blog
Mi sono piegata anch'io alla logica del best seller. Anzi, diciamo che mi sono piegata più che altro al mio interesse per il Giappone, partito dalla mia dichiarata mangofilia. Insomma, ho visto questo libro in stazione e l'ho preso in lingua originale (anche perché vallo a trovare in italiano da queste parti...). L'ho finito un'ora fa circa, e il Piccolo Recensore ha subito chiesto spazio. Dunque, il libro in sé non é male, ma temo che buona parte del mio coinvolgimento per la storia dipenda dall'ambientazione. Il Giappone è un posto che mi affascina, vedere una storia ambientatada quelle parti mi piace molto. Ora, non so il grado di accuratezza delle infomazioni passate nel libro, ma pare che Golden non abbia sparato solo idiozie, quindi direi che ho imparato anche qualcosa di nuovo, o per lo meno ho avuto la spinta ad informarmi di più su certi aspetti del Giappone tradizionale.
Venendo ad un giudizio un po' più tecnico, onore al merito di un uomo che fa parlare in prima persona una donna. Golden infatti si immerge completamente nei panni della sua Sayuri, senza alcun effetto di straniamento. Per gran parte del libro hai l'impressione che a scrivere sia una donna, e i battibecchi tra le geishe, le lotte tipiche che si hanno tra donne chiuse in un ambiente isolato come quello delle okiya sono rese ottimamente. Il discorso si fa ancora più delicato quando si toccano corde così intime per una donna come la perdità della verginitá e il sesso, ma anche qui Golden dimostra di conoscere molto bene la psiche femminile. Casca un po', a mio parere, sull'amore in sé, ma di questo parlerò dopo.
Il libro acchiappa molto fin verso pagina 350, ossia fino a quando Sayuri lotta per affermarsi come geisha. Il racconto ha un'alta tensione narrativa, la descrizione della vita di tutti i giorni a Gion è molto interessante, il comportamento dei vari protagonisti è credibile. Il problema è che dopo l'affermazione di Sayuri, la tensione si allenta. In realtà, è come se il libro fosse finito. Da questo punto in poi, infatti, si innesta quello che dovrebbe essere il tema fondamentale del libro, ossia l'amore di Sayuri per il Chariman (non ho idea di come l'abbiano precisamente tradotto in italiano). Sayuri incontra il Chairman intorno a pagina 100, ma l'uomo si eclissa per buona parte dela storia. In realtà non è che non sia presente, ma resta una figura molto sullo sfondo. Le connotazioni dell'amore di Sayuri per questo personaggio sono prettamente adolescenziali, il che va bene, appunto, fino a pagina 350. Sayuri incontra questo personaggio in un momento di difficoltà, lui fa il gentile con lei, lei si innamora. Ha 14 anni, è una cosa che si può capire. Poi però Sayuri continua ad amare quest'uomo in un modo così innocente fino ai 30, come se in lei non ci fosse stato alcuno sviluppo psicologico. Sayuri parla pochissimo col Chairman, e solo nell'ambito del suo lavoro di geisha, lo vede anche molto raramente, eppure lo ama, come le tredicenni amano Johnny Depp. Il Chairman stesso appare come una figura del tutto sbiadita, priva di qualsiasi connotazione che possa farne capire la psicologica. È la figurina che Sayuri ama, un principe azzurro indistinto che sembra quasi inventato da Sayuri stessa. Stanti queste premesse, il lettore non ha alcun interesse a sapere se prima o poi Sayuri consumerà col Chairman. A me, almeno, non interessava minimamente. Intorno a Sayuri ci sono personaggi di ben altro spessore, tipo il tanto vituperato (da lei) Nobu, che finiscono per catalizzare le simpatie del lettore. Piú leggevo degli intrighi che Sayuri tirava su per riuscire finalmente a convolare col Chairman più ne ricecvevo l'impressione di una scema che cerca di correre dietro ad un sogno privo di consistenza.
Un discorso a parte merita il finale. Non vi svelo nulla dicendovi che Sayuri convola col Chairman. In fin dei conti tutto il libro vuole essere un romanzo rosa, quindi il lieto fine non può mancare. Peccato che sia un lieto fine che caschi dalle nuvole. Improvvisamente, il Chairman dice di aver sempre amato Sayuri, senza averne mai dato prova, e l'autore fornisce una spiegazione a questa dissimulazione dei sentimenti verso Sayuri che non convince neppure un po'. La sensazione è che l'autore stesso si fosse reso conto che la storia da buone 150 pagine non aveva più mordente, e per questo l'ha conclusa con un deus ex-machina veramente forzato. Persino la susseguente storia d'amora tra Sayuri e il Chairman viene liquidata in sei pagine. La verità è che il libro finisce quando Sayuri viene adottata dalla Madre della sua okiya, lì la tensione narrativa viene meno. Questo per certi versi è grave, perché è evidente che invece Golden voleva parlare di una storia d'amore impossibile, come testimoniano le ultime righe.
In fin dei conti, libro pregevole, interessante sopratutto come primo approccio ad un mondo per molti sconosciuto, ben scritto a livello stilistico, ma condotto con qualche pecca a livello narrativo. In fin dei conti non mi sento né di sconsigliarvelo né di consigliarvelo. È un libro che permette di svagarsi, ma non lascia poi molto, a conti fatti.
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