Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.
Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.
Lista da aggiornare...
davide
grRRiiz
Harion
licia_t
MadameRevanche
miz
Nerebiglie
ninna_r
StefanoRomagna
Stella2682
Valberici
VioVyB
a me mi è stato detto
*loading* volte
Bella la prosa. Qualcuno dei lettori, nei commenti al libro che ho letto, la giudica troppo scarna. Dissento. Ad ogni trama il suo linguaggio. Una trama come quella di Romanzo Criminale necessita di questo tipo di prosa sincopata, ridotta all'osso, e per questo molto significativa e tagliente. Come al solito, vincente la scelta di suddividere il romanzo in capitoli brevissimi, quasi dei quadri. La tensione rimane alta, la storia, parecchio intricata, scivola via agile con questa suddivisione, e in ogni caso non ci si sente trattati da deficienti incapaci di reggere capitoli più corposi (cosa che ogni tanto mi balenava in mente quando leggevo Dan Brown, che è un altro patito dei microcapitoli).
Insomma, bel libro, con pochissimi difetti che mi sento di consigliare caldamente.
avete mai letto nulla di loriano macchiavelli? se la risposta e' no procuratevi il romanzo del titolo, se la risposta e' si fatelo comunque.
la signora perbene e' bologna e il romanzo e' del '79: durante una manifestazione per richiedere la spesa proletaria un uomo che non ha nulla a che fare con il corteo viene ucciso. sara' compito di sarti antonio, sergente, sbrogliare la matassa, preso come sempre tra la sua colite nervosa, il suo superiore raimondi cesare, ispettore capo e la coinvolgente umanita' che ruota attorno alla vicenda: treasse, l'ultimo birrocciaio della citta' e bigio, il suo cavallo, la biondina che lavora sui viali e dido che fugge sui colli circostanti la citta'. vi saluto con una breve citazione:
Sarti Antonio, sergente, annuisce. Ha capito perfettamente. Anche lui e' come la biondina: costretti a un lavoro per il quale non sono tagliati; eppure e' il solo che conoscono e che sappiano fare con una certa disinvoltura. Lei fa la puttana e lui il questurino. E sara' cosi' per chissa' quanto ancora.
com'e' ovvio, essendo io un noto mangiatore di bimbi [secondo il cavalier silvio banana nella cina di mao li bollivano; se non lo sai: sallo!], sono andato a vedere l'ultimo film di moretti. che dirne?
innanzi tutto vi diro' che m'e' piaciuto: e' vivace e ben fatto e si ride, amaro ma si ride.
la polemica.
vivendo nel paese in cui viviamo, nel perido in cui viviamo non ci si poteva aspettare che di polemiche non ce ne fossero ma sono, in maniera altrettanto scontata, fuori bersaglio: e' vero, il film ruota metacinematograficamente attorno a un film sull'attuale presidente del consiglio ma il soggetto non e' berlusconi quanto il suo impatto politico, finanziario e di costume sulla nostra italietta [cosi' definita dall'unico straniero, un polacco, che appare sullo schermo]. la visione di moretti e' triste, a tratti tragica, e si articola su due piani: il privato del protagonista, silvio orlando, in rotta con la moglie e sull'orlo della bancarotta si contrappone al pubblico che e' l'industria del cinema. entrambe le realta' sono in crisi e dappertutto le cose vanno di male in peggio. i figli non bastano a salvare un matrimonio e un buon soggetto non e' sufficiente perche' si decida di farne un film: se non e' il regista famoso devi avere l'attore di grido [un michele placido viscido e ipocrita al punto giusto] o ti ritrovi a girare un'unica scena e per pagarla ti vendi la casa...
non so se con il poco che ho scritto vi ho fatto venir voglia di vederlo o di evitarlo ma io son contento d'essere andato al cinema ieri.
Forse dovrei far sedimentare la visione un altro pochino, ma sono in fase V-addicted, e comunque ho voglia di scrivere, per cui lo faccio e basta. Mica siamo sulla rubrica di recensioni di un giornale, grazie a dio. Sto parlando del film che ho visto ieri sera a cinema, V for Vendetta, obviously. Non potevo farmelo mancare dopo la lettura del fumetto.
Vi faccio una premessa: giocoforza la recensione più che una recensione del film sarà una recensione dell'adattamento. La lettura del fumetto mi ha segnata troppo perchè io ieri sera potessi prescinderne mentre vedevo il film. È un atteggiamento probabilmente sbagliato, che molte volte ho criticato in altri, e per questo voglio almeno avere l'onestà di confessarvelo. Ho anche chiesto a Giuliano, che invece Moore non l'ha letto, di fare una recensione accoppiata alla mia e più obiettiva, ma non gli va...
Dunque, beviamo il calice. Il film in sé probabilmente non è neppure male, per dire, Giuliano l'ha molto apprezzato, ma a mio parere dal fumetto si poteva tirare fuori qualcosa di infinitamente meglio. Non c'era neppure da spremersi troppo per la sceneggiatura. Bastava fare una copia carbone, e modificare due cose, ed era fatta. Invece, modificate le due cose necessarie (sostanzialmente lo spostamento temporale in avanti della storia e qualche riferimento esplicito alla realtà dei nostri tempi), molto del fumetto è andato perduto. C'era rischio di banalizzazione, e il rischio non è stato evitato.
Innanzitutto le atmosfere. Troppo poco cupe. Non c'è traccia alcuna del regime, tranne la faccia del Cancelliere sparata a tutto schermo. In verità anche nel fumetto i modi della dittatura restavano sullo sfondo (è l'unico vero difetto che mi sento di imputare al fumetto), ma qui quasi scompaiono, assieme alle atmosfere opprimenti. Da cosa di deve davvero liberare il popolo inglese? Non è ben chiaro.
Per quel che riguarda V, ne esce fuori molto supereroizzato, se mi passate il termine orripilante. Forze erculea, straordinarie capacità di combattimento, tutte cose presenti nel personaggio in origine, non lo nego, ma molto più sullo sfondo, accennate e tutto sommato ininfluenti. Ma il prodotto finale deve pur sempre essere un film d'azione, e allora via col solito bullet time, stavolta sui pugnali. Pregevole visivamente, ma che palle...Insomma, nel passaggio dalla carta allo schermo V perde gran parte della sua aura, della sua ambiguità e della sua forza. Forse diventa troppo umano, non saprei, e anche il suo rapporto con Evey perde molte sfumature. In due ore non riesce a starci tutta la ricchezza che la storia racchiude, non c'entrano tutti i molteplici piani di lettura, e i dilemmi, soprattutto, mancano i dilemmi, le domande irrisolte, e scompare quasi del tutto anche l'anarchia.
Contemporaneamente, si è scelto di attualizzare il fumetto con precisi riferimenti alla situazione politica attuale. Teorie complottistiche sull'11 settembre, riferimenti all'aviaria, alla strategia della paura. Cose apprezzabili in sé, cosa che è bene che qualcuno dica, ma che probabilmente tolgono universalità al messaggio. Molti lo vedranno come l'ennesimo irritante spot anti-Bush/Blair, e finita lì, quando invece si poteva creare qualcosa che fosse contro le gabbie in sé, qualsiasi sia la loro natura, che parlasse più ampiamente di uomo, di libertà, di potere.
Regia piuttosto piatta. Non c'è un'inquadratura che si faccia ricordare, una scelta più azzardata. Qualche omaggio filologico al fumetto (ci sono al solito scene che sembrano uscite dalla carta), ma tutto poco incisivo. Il film si solleva e raggiunge valori di eccellenza solo per la prigionia di Evey, e in particolare quando racconta la storia d'amore delle due lesbiche. Lì siamo su ottimi livelli, e non ci si può non sentire toccati.
Colonna sonora irritante. Il Singore degli Anelli colpisce anche in questo: primo film col terrore del silenzio, da allora molte pellicole hanno seguito la stessa strada: non c'è una scena che non sia sottolineata dalla musica. Che musica, poi...La solita. Colonna sonora molto fumettosa, di quelle che le senti e sai subito che stai vedendo un film tratto da un fumetto. La colonna sonora di Batman, di Superman, di Spiderman. Irritante. Costava molto osare un po' di più? A quanto pare sì.
Interpretazioni un po' così. Ho visto di recente Leon, e forse è colpa dei registi, ma Natalie Portman ha perso qualcosa da quei tempi lì e non risulta completamente convincente. A cazzotti avrei preso l'attore che fa Finch: una faccia per tutte le scene. Odioso.
Insomma, il problema probabilmente non è il film in sé, che, visto con un occhio più obiettivo del mio, magari è anche fatto bene. Il problema è quel che ci sta dietro e che si è perso per strada durante l'adattamento.
Ah, dimenticavo l'altra nota positiva. La scena dell'esplosione del parlamento con l'overture 1812 è particolarmente ben riuscita. Almeno in questo il film va: il climax finale funziona, l'immagine dell'esercito di V che avanzano verso il parlamento è di grande impatto e l'esplosione finale è catartica. Non credevo che avrei mai potuto esaltarmi per un palazzo che schioppa...
Ho dovuto pensarci parecchio prima di lanciarmi in questo post. Non so bene perchè. Credo semplicemente perchè recensire una cosa che ti è piaciuta da morire è più difficile che recensire una schifezza, o una cosa così così. Trovare le parole che non sminuiscano, e che al contempo diano il senso di ciò che si è provato. Di fronte ad una cosa così chi deve recensire, consigliare, si sente inadeguato. Magari forse sarebbe più facile capirsi se vi dicessi di cosa sto parlando. Trattasi della graphic novel di Alan Moore V for Vendetta. Stavo pensando di andare a cinema a vedere il film, nel contempo mi sono detta che ho visto già due film tratti da opere di Moore (From Hell e la famigerata Lega degli Uomini blablabla), forse era ora che leggessi qualcosa del tizio in questione. Nella libreria c'era il libro, per di più a metà prezzo. Non ci ho pensato molto e l'ho preso. L'ho letto in due serate, ed è stato subito amore. Amore per la storia, per un personaggio così controverso, denso e affascinante, amore per una sceneggiatura assolutamente magistrale. Ci sono tante di quelle frasi che mi marchierei a fuoco sulla pelle, o scriverei sui muri della stanza. E quello straordinario dialogo tra V e la Giustizia, o il domino dell'ultimo capitolo della storia, l'alternanza di storie e punti di vista che coagulano in un unico e grande disegno. Tutto che ti entra dentro, tutto che ti cattura e ti intrappola. Sono prigioniera di quelle pagine. Forse è il momento in cui ho letto la storia, lo stato d'animo che da troppo tempo mi grava. Questo senso di impotenza che sento dentro come un peso, questo pessimismo cosmico che è la mia cifra da qualche tempo a questa parte. E questo fumetto ha parlato a quella parte di me che sente tutto ciò, per questo è una storia che sento così tanto mia. Siamo tutti in catene, e da sempre, siamo tutti incosapevoli della forza che c'è in noi, e probabilmente non ha neppure importanza quale sia la prigione che ci stringe. L'importante è avere il desiderio di romperla, sentire la consapevolezza che si può fare, e che il passo dalla schiavitù alla libertà è breve, brevissimo, e sta solo a noi.
Forse dovrei essere più tecnica, e parlarvi di come la storia venga narrata, e dei disegni, magari. Non mi riesce. sarebbe fare a pezzi un tutt'unico che ha nella sua compiutezza, nella sua meravigliosa interezza, il suo punto di forza. C'è solo da leggerlo. Prendete questo post non come un tentativo di recensione, ma come un mero invito a prendere questo fumetto e a leggervelo. È una storia che se ve la riassumo voi mi direte "la solita solfa". È una distopia alla Orwell, è a suo modo forse anche anche una strana storia d'amore. È una storia che mi ha messo addosso voglia di scrivere, e quindi è una storia che parla. Imperdibile.
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