Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.
Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.
Lista da aggiornare...
davide
grRRiiz
Harion
licia_t
MadameRevanche
miz
Nerebiglie
ninna_r
StefanoRomagna
Stella2682
Valberici
VioVyB
a me mi è stato detto
*loading* volte
Non c’è niente che io ami più dei classici, soprattutto se si tratta di classici stranieri. Mi sono avventurata nella lettura de “Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde” perché, pur conoscendo superficialmente la storia, volevo capire in che maniera si sviluppava e quale stile narrativo veniva utilizzato per narrarla. Sapere quale mistero si celava dietro la storia non mi ha impedito di godere appieno di questa lettura che, oltre ad essere di stampo prevalentemente fantastico, ha in sé affascinanti sfumature gotiche e noir.
Ciò che maggiormente stupisce sono alcuni passaggi tratti dal capitolo “La confessione di Henry Jekyll”, dove l’autore, attraverso il suo personaggio, attribuisce al male sensazioni auspicabili da ogni animo umano: «Mi sentii più giovane, più leggero, più felice fisicamente, mentre nel morale ero conscio di altre trasformazioni: una caparbia temerarietà, una rapida e tumultuosa corrente di immagini sensuali, uno scioglimento dai freni dell’obbligo, un’ignota ma non innocente libertà dell’anima.»
Il libro è di Robert L. Stevenson
D’accordo, non sarà un’opera d’arte, ma mi è piaciuto! “La montagna rotta dietro”… il titolo è tutto un programma, c’è da chiedersi se, visto il tema trattato, gli autori non abbiano voluto prenderci per il c… ehm.. in giro °.° !? Insomma, fosse stato un film sull’arte di far pompini, come l’avrebbero chiamato? “Pump’s hill”??? Cazzate a parte… Due silenziosi mandriani vengono spediti sui monti a badare ad un immenso gregge di pecorelle, pian piano fanno amicizia, ed una sera, dopo un whisky di troppo ed una prevedibile escursione termica, i due “sheep boys” si ritrovano a dormire nella stessa tenda, ed ecco che scatta la “furesta”. Il giorno dopo il più taciturno, ma anche il più “attivo”, si pente amaramente di essersi lasciato andare a certi… comportamenti, ma dopo aver fatto il duro per qualche minuto, ci ricasca in pieno. I due passano quasi un’intera stagione ad ingropparsi sui monti, mentre al gregge per fortuna badano i cagnetti.
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