Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.
Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.
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a me mi è stato detto
*loading* volte
Andare a vedere un film del genere con il raffreddore è paradossale, me ne rendo conto, ma che potevo farci? E così ho mandato subito a puttane il desiderio espresso dal regista, quello, cioè, di riuscire a trasmettere i profumi attraverso una pellicola cinematografica.
Sono una di quelle scriteriate che è andata a vedere il film senza aver prima letto il libro, lo confesso, ma considerati i milioni di lettori che "Il Codice Da Vinci" ha avuto soltanto dopo l'uscita nelle sale dell'omonimo film, la mia non è una colpa così grossa.
Soprattutto, vista la mancanza di sanità mentale che mi contraddistingue, non credo che mi azzarderò a leggere il libro fintanto che il film non sarà passato nel dimenticatoio.
Detto questo, passiamo al film.
Jean-Baptiste Grenouille viene partorito in un mercato del pesce, a Parigi, e abbandonato subito al suo destino. Doti innate, un istinto di sopravvivenza incredibile, un olfatto anch'esso incredibile e un'incoscienza al di fuori della norma. Cresce in un orfanotrofio, odiato dai più, quindi viene venduto dapprima ad un mercante di pelli, ed in seguito, dopo aver dato prova del suo infallibile fiuto, al profumiere interpretato da Hoffman. Quando inizia la sua attività di profumiere, Jean-Baptiste si è già macchiato del suo primo omicidio, seppur accidentalmente; l'odore della sua vittima lo perseguita ed egli desidera scoprire il segreto che gli consenta di conservare per sempre quel profumo.
Dustin Hoffman è stato ingaggiato solo per il suo naso "importante", per il resto la sua parte è del tutto incolore, nonostante tutto il belletto che gli hanno dato.
Il protagonista non fa altro che annusare e tacere, uomo di poche parole ma sono quelle giuste? No, stupido idiota che non ha niente da dire. Per carità, personaggio interessante, come solo un serial killer può essere, però, a mio avviso, il regista avrebbe potuto arricchire la pellicola con qualche dialogo in più, non credo che ciò avrebbe stravolto il senso del libro, ammesso che il libro abbia un senso.
I personaggi minori sono praticamente invisibili, la fotografia lascia alquanto a desiderare, splendida, invece, è la ricostruzione di uno dei ponti di Parigi, quello, per intenderci, dove dimora il profumiere Hoffman.
Giuro, il film non m'ha fatto schifo come può sembrare, però, a distanza di un giorno dalla proiezione, ciò che rimane è solo il peggio.
e' tanto bello questo romanzo quanto inaspettato. inaspettato perche' dell'autrice, fred vargas, ho sentito parlare molto e ho visto montagne di volumi in libreria ma per qualche motivo non ne ero convinto. e perche' bello? e' bello perche' e' un romanzo d'atmosfere e di persone ed e' un bel giallo alla francese, figlio degno della tradizione di simenon. l'autrice e' acclamata in patria come anti cornwell e non si puo' che essere d'accordo. gli investigatori sono quattro: tre storici e un ex sbirro cacciato per aver fatto fuggire un omicida e per loro stessa ammissione sono nella merda. si trovano a vivere stratigraficamente in una casa che i vicini definiscono topaia: al primo piano mathias approfondisce la preistoria, al secondo vive marc, che e' medievalista, mentre sopra di lui si stabilisce lucien, esperto della grande guerra. vandolooser il vecchio, da sbirro e dunque contemporaneo, occupa il sottotetto. l'indagine parte dall'apparizione di un faggio misterioso seguita dalla scomparsa di sophia simeonidis, cantante lirica di media fama, e si snoda tra citazioni di moby dick e riflessioni e fantasticherie dei personaggi in un rutilante ma ben gestito continuo cambio di punti di vista. i rimandi e gli spunti ne fanno un romanzo ricco ed intelligente che vi dara' sicuramente piu' del famigerato sborone, danny "la minaccia" brown. leggetelo, ne vale la pena.
Mare dentro racconta la vera storia di Ramón Sampedro, un tetraplegico che a trent'anni combatté la sua campagna in favore dell'eutanasia, per il proprio diritto a morire.
Nel film Ramón ha più di trent'anni, ed è costretto a letto da vent'otto, in seguito ad un incidente avuto al mare; tuffandosi da delle rocce, non tenne conto della risacca e finì col battere la testa contro il fondale, rompendosi il collo.
Quando mi capita di vedere film di questo genere, ho sempre difficoltà a capire in che modo dovrei giudicarli, si tratta di film, quindi di opere d'arte, perciò non dovrebbero essere aderenti alla realtà in tutto e per tutto, altrimenti avrebbe più senso girare un documentario, una ricostruzione, non un film.
Inizio col dire che il tema trattato è un tema serio, qualcosa che fa riflettere, anche perché, come dicevo sopra, non è un qualcosa di lontano da noi, si occupa di un tema di attualità, di una situazione in cui ognuno di noi potrebbe ritrovarsi protagonista.
Dal punto di vista artistico non c'è molto da dire, tutto è estremamente credibile, gli scenari non sono né eccessivi né sbalorditivi, particolarmente suggestivi sono i flash back narrativi, soprattutto quelli in cui viene costantemente riproposto il momento dell'incidente. Non mi convince la storia d'amore che viene narrata, ed il personaggio di Rosa, "l'altra donna" che alla fine si rivela un elemento chiave, è particolarmente molesto. Nota estremamente positiva quella che riguarda il giudizio espresso nei confronti della prova data da Javier Bardem nel ruolo del protagonista, incredibilmente credibile!
Si ride, tanto, e Johnny Depp ci sguazza in questo ruolo, diventando però a volte eccessivo: esaurita la novità, cerca di convincere con mossette fru fru, esilaranti ma povere di sodio... ehm... ho sbagliato qualcosa...
Il film ha un ottimo ritmo e scorre piacevolmente per due ore e mezza e se vi piacciono duelli all'arma bianca e foreste pluviali, questo è il film per voi! Un periodo senza neanche un segno di punteggiatura, ma chi sono?! La fotografia è spettacolare e alcune scene sono davvero maestose: su tutte, presentata anche nei trailer, Davy Jones all'organo. Che altro dire? Solo un'ultima cosa: il film ha un finale aperto, ma proprio spalancato!
E... attendere la fine dei titoli della coda è una noia, ma ci sono sempre più spesso piccole sorprese che i più si perdono... a buon intenditor...
L'anno scorso, vuoi per scelta o per amore, mi è capitato di vedere quasi tutti i film che poi sono stati premiati con una statuetta alla notte degli oscar.
L'inverno è lungo a passare, è vero, ma il mio percorso cinematografico inizia sicuramente con il piede sbagliato.
Ieri sono andata a vedere "As you like it", una commedia sentimentale di William Shakespeare diretta da Kenneth Branagh. Prima di tutto devo dire che mi aspettavo di vedere Kenneth Branagh recitare, perché se non c'è lui, non è un film di Shakespeare, e invece niente, non è spuntato fuori da alcun cespuglio quel maledetto biondino.
Nonostante il doppiaggio, e le facilitazioni che può offrire il cinema, rivisitando opere come questa, rispetto al teatro, la bravura di certi attori era palese, soprattutto quella del "solito" Kevin Kline che, anche in questo film come in "Radio America", ha reso brillante un ruolo che si predisponeva a non esserlo.
Peccato che fosse la commedia in sé a risultare "sciocca", leggera dal punto di vista della trama, ma pesantissima in quanto questa non si dipanava mai.
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