a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

Come partecipare

Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.

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a me mi è stato detto
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sabato, 28 ottobre 2006
Babel

Come Paul Haggis prima di lui con "Crash - contatto fisico", anche Alejandro González Iñárritu si cimenta nella narrazione di più storie che intrecciate ad arte tra esse dovrebbero confezionarne una unica.
Il risultato non è particolarmente prodigioso, benché il film sia, tutto sommato, guardabile.
Deludenti i "grandi nomi", come Brad Pitt e Cate Blanchett, il cui ruolo nella vicenda è al contempo fondamentale ed inutile; osceno e terrificante il doppiaggio di alcuni personaggi, primo fra tutti il messicano interpretato da Gael García Bernal (già visto nei panni del giovane Che Guevara ne "I diari della motocicletta"), che più che un messicano sembra un Veneziano °.°.
Marocco, Giappone, Messico, questi i paesi in cui si svolgono le tre storie. È inquietante notare come, anche in un film dove lo scenario non è quello americano, gli americani emergano sempre nel peggiore dei modi: invasati, esaltati, spocchiosi e molesti.
Ingredienti: una pallottola vagante, sparata da due bambini marocchini, ferisce una donna americana in viaggio con il marito in Marocco, appunto. I bambini della coppia sono affidati alla tata messicana che dovendo assolutamente presenziare al matrimonio del figlio, decide di portare con sé i pargoli in Messico. Una ragazza sordomuta giapponese vive il distacco dalla madre morta suicida dandosi ad una vita dissoluta.
Preparazione: dovete vedere il film per capire come lo chef Iñárritu ha preparato la pietanza.
Tempo di cottura: esageratamente lungo!!! °.°

Note della cinespettatrice:
- Brad Pitt ha fatto bene a far follie da giovane, perché da vecchio è orribile e non se lo filerà più nessuno °.°
- Chi ha scelto il doppiatore del personaggio di Gael García Bernal doveva aver fumato qualcosa di pesante °.°
- Chi ha scritto la parte di Gael García Bernal era insieme a chi sceglieva il doppiatore °.°
- I peli del pube lisci sono inquietanti °.°
- Gli stereotipi giapponesi sono curiosi, quelli americani sono fastidiosi -.-
- Il posto accanto al finestrino non è sempre il migliore! °.°

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 14:10 *
* amemi link * commenti (2) * film *

lunedì, 16 ottobre 2006
La strada per Los Angeles

Com'è bello scoprire nuovi ed entusiasmanti autori! Questo mio primo libro di Fante è veramente spassoso, è divertente, scorrevole, dissacrante ed intelligente.
Il 18enne Arturo Gabriel Bandini, aspirante scrittore di grandi opere per la posterità, vive con la madre e la sorella in una casa nella periferia di Los Angeles. Attaccabrighe e megalomane, passa da un lavoro all'altro perché non accetta di farsi piegare al volere del prossimo. Le vicende che si susseguono nel romanzo sarebbero di ben poco conto se la fantasia e la follia di Arturo Bandini non intervenissero a plasmarle e a renderle, così, memorabili.

Dall'introduzione di Sandro Veronesi:
"Attenzione ad Arturo Bandini, il possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista, l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere una famiglia di femmine parassite."


Arturo Bandini, un uomo in continuo divenire, benché egli divenga qualcosa solo nella sua mente.


Estratti:
Davanti allo stabilimento Ford Bandini critica aspramente gli operai che entrano in fabbrica, di fianco a lui un vecchio...

«Il vecchio sorrise a modo suo e io sorrisi a modo mio. Lo guardai e lui mi guardò. Sorrise. Evidentemente non sapeva chi fossi. Senza dubbio mi confondeva col resto della mandria. Molto divertente tutto questo, proprio un grande sport il viaggiare in incognito. Due filosofi che si sorridono con arguzia ragionando del destino dell'uomo. Lui sinceramente divertito, col suo vecchio naso moccioso, gli occhi azzurri che brillavano di un sorriso sereno. […] Il suo viso si illuminò di un sorriso ancor più largo, invitandomi ad avvicinarmi e a dirgli la mia opinione se ne avevo voglia, anime affini com'eravamo, lui e io, nessun dubbio che egli vedesse oltre il mio travestimento e avesse riconosciuto una personalità profonda e importante, uno che non faceva parte della mandria. […]
- Mi diverte, - dissi - è uno spettacolo impagabile. Pecore che vanno a farsi tosare l'anima. Uno spettacolo rabelaisiano. Devo ridere -. E risi a più non posso. Lo fece anche lui, dandosi manate sulle cosce ed emettendo un gridolino acutissimo, fin quando i suoi occhi non furono pieni di lacrime. Ecco un uomo del mio stesso cuore, un uomo dallo spirito universale, senza dubbio un uomo di buone letture a dispetto della sua tuta e dell'inutile cintura. Cacciò di tasca un blocco e una matita e scrisse sul blocco. Ora lo sapevo: era anche uno scrittore, naturalmente! Il segreto era svelato. Finì di scrivere e mi porse l'appunto.
C'era scritto: Per favore scrivi. Sono sordo come una campana.»
"Attenzione ad Arturo Bandini, il possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista, l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere una famiglia di femmine parassite."

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 20:45 *
* amemi link * commenti (5) * libri *

venerdì, 13 ottobre 2006
i ragazzi di anansi

ho finito da poco di leggere questo romanzo di gaiman [ne trovate qui una citazione, assolutamente non significativa del valore del libro] e mi e' piaciuto parecchio.
l'autore riprende in parte l'ambientazione e le tematiche di american gods ma con fare meno cupo e spaventoso, direi quasi con andamento fiabesco e infatti, nonostante gli strilli di copertina, scritti a mio parere senza leggere il romanzo, non e' affatto la storia piu' dark del nostro.
il protagonista e' "ciccio charlie" nancy e la storia prende l'avvio con la morte di suo padre; dopo uno strano funerale e l'apparizione di ragno, il fratello di ciccio charlie, gli eventi cominciano a susseguirsi rapidamente e tra intrighi finanziari, omicidi e fantasmi, la vendetta di un dio sulla discendenza di un altro sembra potersi finalmente compiere. gaiman ha il controllo completo sulla propria storia e la lettura risulta avvincente al punto di far fatica a posare il libro pur mantenendo quel tono fiabesco cui accennavo prima e che sembra l'esatto contrario di una simile suspance. ve lo confesso: leggerlo m'ha riportato in certo modo allo stato d'animo di quando, bambino, ascoltavo la nonna che mi raccontava una favola e fuori c'era il temporale: una tensione rassicurante.

* a me mi è stato detto da grRRiiz alle 15:36 *
* amemi link * commenti (2) * libri *

lunedì, 09 ottobre 2006
Uno scialbo crepuscolo

Oggi si parla di Twilight, libro di Stephanie Meyer che ho finito di leggere proprio stamane. Dunque, di cosa si tratta: Bella ha deciso di andarsene in esilio volontario da Phoenix in una sperduta cittadina americana piovosa e scialba, tale Forks. La permanenza in tal luogo sembra destinata ad essere noiosa e deprimente, se non fosse per un ragazzo incredibilmente bello che sembra aver messo gli occhi sulla nostra eroina. Possibile che le cose vadano lisce come nelle favole? Sì, se il figaccione di cui sopra è un vampiro.
Siamo dunque dalle parti de La Bella e la Bestia, tanto è vero che la nostra protagonista, una ragazzina che ha inquietanti punti contatto con me (tipo la goffaggine congenita e la tendenza a causare disastri naturali ad ogni passo), si chiama anche Bella. Quello veramente bello però è lui, il vampiro, Edward, come si premura di farci sapere l'autrice più o meno dieci volte a pagina. Edward è bellissimo, Edward è educato, Edward è intelligente, Edward è innamorato. Ah, ve l'ho detto che è un sacco bello? No, perchè è proprio bello bello.
Ovviamente, questo rimarcare ogni tre per due che Edward è proprio bello (ve l'ho già detto che è bello?) ad un certo punto inizia a dare sui nervi. Comunque. Scrittura simpatica e spigliata, anche se per i miei gusti troppo lenta. A pagina 200 circa Bella scopre che Edward è un vampiro, poi ci vogliono altre 200 pagine perchè i due, che si attraggono praticamente dalla prima volta che si vedono, si decidano a darsi il primo pudico bacino sulle labbra (non ci sperate, non trombano mai nel libro). Abbastanza inutile la sterzata thriller finale, col cacciatore che si vuole pappare la Bella. Il cattivo in sé è praticamente privo di approfondimento psicologico, e in ogni caso il resto del libro si attesta su altri toni, per cui la caccia finale sembra attaccata lì solo per far finire il libro col minimo sindacale di climax che invogli all'acquisto del seguito (è una trilogia).
Punto forte del libro: una buona capacità di descrivere l'adolescenza e gli amori di quell'età. A proposito di questo libro molta gente si lamenta del grado eccessivo di smielatezza: dissento. Le cotte della pubertà sono così, assolute, e si nutrono di frasi da Baci Perugina. L'autrice anzi riesce nel miracolo di rendere tutto ciò in modo abbastanza netto, per altro riuscendo a mantenere anche uin certo distacco ironico da questa storia d'amore così classica, e questo nonostante la voce narrante del libro sia Bella stessa.
Peccato che i pregi, almeno per quel che mi riguarda, finiscano qua. Questo libro manca di qualsivoglia forma di dilemma o tensione. Tutto fila liscio. Le tematiche connesse al vampirismo, all'idea di fondo di un amore maledetto, non vengono toccate manco di striscio. Edward ha sete del sangue di Bella, ma è una cosa che ci viene detta, non mostrata.  E anche i dilemmi di un amore tutto sommato impossibile non vengono analizzati. Quella di Twilight è una semplice e banale storia d'amore tra due ragazzini. L'ambientazione del resto fa molto Dawson's Creek, con le modifiche del caso (almeno questi non passano la vita ad analizzare le proprie pippe mentali in interminabili e noiosissime chiacchierate di autoanalisi). Quindi mi chiedo: che senso ha avuto aver fatto di Edward un vampiro centenario, se poi si comporta come un sedicenne qualsiasi e la sua storia con Bella è identica alle storie che posso aver avuto io a quell'età lì? In fin dei conti, la Meyer ha semplicemente narrato l'avverarsi del sogno di qualsiasi ragazzina: che il figo della scuola ti noti e si metta con te. Tutto il resto è mero contorno.
Altro problema: questo libro può piacere molto ad un adolescente, che ovviamente vi vede riflesso il proprio mondo e i propri dilemmi, per altro in modo efficace e non banale, devo dire. Ma per chi è più grande? Io non riesco più ad emozionarmi per una storia d'amore così, perchè a ventisei anni ho un'idea diversa dell'amore. E non sto dicendo che non mi piace il romanticismo. Semplicemente vedo tutta questa storia da un punto di vista diverso, tale che per me è impossibile immedesimarmi in Bella, o Edward, o persino negli adulti del libro. Per questo non mi sento di definire questo un buon libro per ragazzi. Un libro che dice qualcosa solo a chi ha una certa età non è un libro completo. Si può parlare di adolescenza riuscendo comunque ad intrigare un adulto: Harry Potter, ad esempio, ha il suo perchè anche per chi ha passato la fatidica soglia dei diciassette. Persino alcuni libri pensati per l'infanzia, non so, Il Vento tra i Salici, hanno molto da dare ad un adulto.
Twilight mi ha lasciata fredda. Per cui riconosco la buona scrittura, la simpatica descrizione dell'adolescenza, ma il mio coinvolgimento finisce lì. Un libro che, temo, dimenticherò assai presto.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 16:30 *
* amemi link * commenti (7) * libri *

giovedì, 05 ottobre 2006
Tre cavalli

TRE CAVALLI

Mi piace Erri De Luca, mi piace farmi portare da lui con quel suo modo scarno di scrivere, in un mondo fatto di poesia e di mistero. Profondamente umano, mai sdolcinato, solidamente attaccato alla realtà... In questo come in altri suoi libri(Tumio, Montediddio,il doppio di uno)mi sono persa scordandomi l'ora, gli affanni, gli impegni...che si vuole di più da un libro?

* a me mi è stato detto da profemate alle 19:12 *
* amemi link * commenti * libri *

martedì, 03 ottobre 2006
The Hitchhiker's Guide to the Galaxy

Se avete adorato il libro "La guida galattica per autostoppisti", beh, adorerete di sicuro anche il film.
Uscito l'anno scorso al cinema, rimasto nelle sale si e no un paio di giorni (un vero peccato) lo si può recuperare a noleggio o comprare ad un onestissimo prezzo.
Il film rimane fedele all'umorismo di Douglas e riesce, seppur riassumendo un po' (come succede a tutti i film estratti da un libro), a ricreare le atmosfere da lui proposte. Probabilmente è dovuto anche al fatto che lo stesso Douglas ha lavorato alla sceneggiatura fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2001.
Gli attori, che nella versione originale parlano con uno squisittissimo accento inglese, sono perfetti nei loro ruoli, anche quando si tratta di enormi Vogon fatti di gomma. Non stona nessuno, nemmeno John Malkovich che interpreta per un paio di scene lo stranissimo Humma Kavula.
In realtà, c'è da dire che neppure lui riesce ad offuscare l'estro di Sam Rockwell (che personalmente ho sempre trovato esaltante) che in questo film interpreta l'assurdo presidente della galassia Zaphod Beeblebrox. Un personaggio davvero fuori da ogni schema.
Da non dimenticare poi l'adorabile, sempre depresso, robot Marvin.
A mio avviso è un film davvero piacevole, che riesce a far fare qualche risata anche senza aver letto il libro.
E sempre a mio avviso, riuscirebbe a far appassionare chiunque allo stile di quel genio che era Douglas Adams.
Consigliatissimo.

* a me mi è stato detto da ninna_r alle 14:27 *
* amemi link * commenti (7) * film *

Un'oscuro Carnivale

Su richiesta dell'Orso, rispolvero il mio account da queste parti per parlarvi della mia ultima infatuazione televisiva. Trattasi della serie tv Carnivale. Comincio col darvi un link, questo, che è più esauriente di me sull'argomento. Datosi però che adoro essere pedante, vi riassumo.
Carnivale è un serie tv americana che consta di due stagioni. Alla seconda fu segata via per mancanza di pubblico, per cui non finisce. Non è una bella notizia, ve lo assicuro. Difficile classificarla chiaramente: forse è un fantasy, forse è un horror, di certo mi ricorda certi splendidi fumetti.
La faccio breve: il telefilm è ambientato in america negli anni trenta, durante la Grande Depressione. Seguiamo le peripezie di un circo ambulante popolato da strani personaggi, tutti più o meno freak e dotati di strani poteri, cui si unisce Ben, un ragazzino dal passato inquietante e con una capacità a metà tra il dono e la maledizione: può curare le malattie, ma solo a prezzo della sofferenza di altri.
Paralallelamente, seguiamo la parabola di Padre Justin, un prete metodista che condivide con Ben oscuri presagi e visioni apocalittiche, convinto di essere guidato da Dio nella realizzazione di un piano il cui disegno complessivo sfugge anche a lui.
Se condividete il mio stesso immaginario, già questo riassunto dovrebbe stimolarvi non poco.
Io sono alla terza puntata, e già mi sono affezionata a tutti. Sono già dipendente, già ogni sera, dopo la scrittura, devo mettermi a vedere una puntata. È che tutto rasenta la perfezione, almeno per il mio senso estetico. Gli ottimi interpreti, la meravigliosa musica, l'atmosfera cupa, apocalittica, inquietante, in cui tutta la storia è immersa. Una serie pochissimo parlata, ottimamente fotografata, perfettamente girata. Una serie che conta proprio sulla suggestione, sulla capacità di inquietare nel profondo, con una continua commistione tra realtà e illusione, sogni e simboli che si intrecciano al reale in un'unione indistricabile. E che dire dell'idea di ambientare una lotta tra il bene il male in un'epoca così disperata come la Grande Depressione? I destini dei singoli uomini, le loro miserie, che si riflettono nel destino dell'Umanità nella sua interezza.
Ci sono cose da antologia: l'inizio, col breve monologo di Solomon sull'apocalisse, sull'eterna lotta tra bene e male, e la scena cui già accennavo dalle parti del mio blog, con cui si apre la terza puntata: un funerale, e la carovana del circo che passa per la città.
Io la trovo splendida, insomma. Ricca di spunti, apocalittica, con un senso di tragedia incombente, misteriosa. E a differenza dell'altro mio amore televisivo, Lost, non ti tiene avvinto a sé solo col ricatto del "sapere come va a finire". È di quell'atmosfera, che hai bisogno, di quei personaggi, dei loro drammi.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 14:05 *
* amemi link * commenti (6) * telefilm *




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