a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

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Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.

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mercoledì, 29 novembre 2006
Lady in the water

Lady in the waterLady in the water narra, in chiave fiabesca, la storia di una ninfa che viene ritrovata per caso nella piscina di un condominio. Il custode che se ne prende cura e che la aiuterà a compiere la sua missione è una delle figure principali di una storia che assomiglia molto a una "fiaba della buonanotte".
Il contatto con questa giovane donna, che ha il volto di Bryce Dallas Howard, serve alle persone per capire davvero chi sono e che cosa stanno facendo delle proprie esistenze.
Peccato che l'idea di Shyamalan sia appesantita da un inizio del film molto meccanico e da un andamento eccessivamente schematico e a tratti perfino indulgente e compiaciuto nei confronti del proprio lavoro. Un film in tanti momenti visivamente e stilisticamente emozionante che pur portando un messaggio edificante, non coinvolge del tutto a causa di una verbosità talora eccessiva.
Resta comunque straordinaria l'iconicità del regista che trasforma la storia in un'avventura epica. Pur nella sua imperfezione, The Lady in the Water resta, quindi, un film da vedere e apprezzare nonostante il paradosso che tra tutti gli interessanti e coloratissimi personaggi del condominio, destinato a diventare teatro della lotta finale tra Bene e Male, sia proprio la ninfa a essere il personaggio meno 'risolto', restando nella superficialità bidimensionale della favola e della narrazione per bambini.
È una pellicola di grande atmosfera in cui messaggio è destinato a toccare nel profondo lo spettatore, soprattutto quello in grado ancora di aprire il suo cuore all'ascolto di storie dal sapore arcaico ambientate in una cornice moderna e da noi conosciuta in cui segni e profezie arrivano tramite le parole incrociate. Sotto questo punto di vista, il film rappresanta una brillante e geniale rivisitazione della nostra realtà.

In sintesi si tratta di un film la cui bellezza rimane molto soggettiva, a seconda che lo spettatore riesca (o no) a prestarsi al gioco del regista. Personalmente lo ritengo un bel film, sicuramente particolare ma molto interessante... quando sono andato a vederlo mi ricordo di essere uscito dalla sala col sorriso sulle labbra

(tratto in parte da corriere della fantascienza)

Giudizio:

* a me mi è stato detto da Saiph alle 14:30 *
* amemi link * commenti (1) * film *

domenica, 26 novembre 2006
Marie Antoinette

La storia la conosciamo un po' tutti, non fosse altro che perché da piccini abbiamo visto e amato "Lady Oscar" un cartone animato con un costrutto più interessante di quello del film di Sofia Coppola.
Marie Antoinette, figlia della Regina d'Austria, è la promessa sposa del futuro Re di Francia. I futuri piccioncini, lei giovane e bella, lui … appassionato di caccia alla volpe °.°, prendono la residenza a Versailles. Quando le cose si mettono male economicamente ed il popolo chiede giustizia, Marie, già inguaiata di suo, si schiera a favore dell'aristocrazia, volpona! I "mangia brioches" la prelevano dalla villona, la "processano" e la decapitano °.°.
La storia è bella ma, secondo me, non ci si poteva fare un film senza stravolgerla esageratamente in alcuni punti, altrimenti si sarebbe ottenuto ben poco. La piccola Sofia non ha osato abbastanza, non da emozioni belle né brutte, il film viene catalogato come "drammatico", ma manca assolutamente di drammaticità (e di qualsiasi altra componente l'avrebbe potuto rendere interessante).
Dal punto di vista squisitamente visivo la regista ha fatto un gran lavoro, alcune immagini sono veramente da sogno (n.d.r. soprattutto nella seconda parte del film quando Marie Antoinette passeggia nei prati), forse la sua vocazione naturale è per la fotografia, non per il cinema.
Breve ma bella è la scena in cui Marie Antoinette s'appresta a sedurre Hans Axel von Fersen, gnocco sia al cinema che nel cartone di "Lady Oscar".
Kirsten Dunst era esteticamente perfetta per il ruolo, la sua bellezza candida e delicata faceva si che i colori intorno brillassero quanto lei. Perfetta anche Asia Argento nel ruolo della "puttana del Re"… ma com'è che le fanno fare sempre ruoli del genere?
Dal punto di vista storico Sofia Coppola ha ricreato un film abbastanza aderente alla realtà, l'unica segnalazione da fare è che all'appello manca un figlio, in quanto Marie Anoinette ebbe 4 pargoletti, e non si capisce quale di questi muoia quando i due regnanti salutano una piccola bara nera poco prima della fine del film, ma possiamo dedurre che si trattasse di Luigi Carlo, che morì a 10 anni. Di Maria Sofia Elena Beatrice (morta ad un anno di tubercolosi) si sono allegramente scordati, e vabè!

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 15:22 *
* amemi link * commenti (2) * film *

venerdì, 10 novembre 2006
E C'E' CHI DICE CHE I FUMETTI SONO ROBACCIA...

Personalmente, ho sempre trovato che Repubblica facesse un'ottima cosa a far uscire, ogni tanto dei gustosi allegati da pagare a parte.

Sabato scorso è toccato all'eccezionale MAUS, di Art Spiegelman. Come si può definire ques'opera se non poetica, straziante, meravigliosa e bellissima? E misento libera di definirla così senza aver paura di esagerare!

In pratica questo fumetto (tradotto in 44 paesi, ma non famosissimo in Italia; a me ne parlò una mia amica a cui era stato regalato dalla sorella che vive a Edinburgo) fa parte della cosiddetta graphic novel, ovvero un fumetto che è tale perchè racconta qualcosa attraverso le immagini, ma per contenuti  e qualità è tranquillamente paragonabile a un bel libro.

Maus è l'autobigrafia di Spiegelman, in cui l'autore disegna sè stesso durante i suoi colloqui con il proprio padre, ebreo polacco sopravvissuto all' Olocausto, colloqui che gli serviranno per disegnare, appunto, Maus.

La narrazione procede in un'altalenta incessante tra presente e passato, tra gli orrori raccontati da Vladek, il padre, e le continue tensioni tra quest'ultimo e Art, suo figlio. Il tratto è spesso, duro, non ci sono abbellimenti, tutto è rappresentato con chirurgica brutalità, così come doveva apparire agliocchi di Vladek. 

Tutti i personaggi sono rappresentati con faccie di animali (da topo per gli ebrei, maiali per i polacchi, gatti per i tedeschi e rane per i francesi), il che può sembrare riduttivo in quanto si può pensare che ciò tolga espressività ai visi, ma non è affatto così.

I sentimenti, il dolore, la paura, trasudano da ogni vignetta, trasmettendo un senso di ansia reale e vivo, vivissimo.

Vladek racconta e Art ascolta, incalzando il padre con domande sulla madre (anch'essa uscirà viva dai lager, ma morirà suicida tempo dopo, quando Art ha circa vent'anni), sulle loro condizioni, sul loro primo figlio, che non sopravvisse.

Vladek racconta, e ammette tranquillamente di aver pianto alla vista si alcuni suoi amici impiaccati dai Nazisti, di aver pianto di felicità quando ha ritrovato la moglie, e non si può fare a meno di piangere a nostra volta (almeno, io ho pianto dalla prima all'ultima pagina ), perchè Maus racconta di un argomento di cui è stato detto tutto, ma lo fa in un modo del tutto innovativo, geniale e orribilmente commovente.

Che altro dire? Correte in edicola a comprarlo.

* a me mi è stato detto da wha alle 20:36 *
* amemi link * commenti (6) * fumetti *

giovedì, 09 novembre 2006
I capelli dei dannati

Un libro sonoro: questa è l'impressione che ho avuto appena finito di leggere il toccante "I capelli dei dannati" di Meno.
La storia potrebbe sembrare non troppo originale, un adolescente con problemi in famiglia e in amore (che si sfoga facendosi tagliare i capelli a strisce sulle tempie da una amico), ma ciò che rende speciale questo libro è la potenza che i suoi protagonisti riescono a esprimere, la vitalità e disperazione che sta dietro ad ogni loro mossa.

Brian è un timidone diciassettene che preferisce non pensar troppo al fatto che i suoi non dormano più insieme nè si parlino, ma come fare a tirare avanti tra una famiglia così e una scuola che ti impone una divisa e un certo tipo di comportamento?

Semplice, è la musica che sarà la salvezza di Brian (ottima musica tipo Dead Kennedys, Deep Purple, Clash,Smiths, Ramones, ce n'è per tutti) insieme alla sua migliore amica Gretcheen, ragazzona dai braccialetti con le borchie e dai capelli rosa (ecco spiegato il titolo) e di cui Brian è innamorato.
Fa parte della coppia anche Kim, ragazza dai toni dark-punk, gustoso elemento di contorno.

Assistiamo alla avventure di questo club di Falliti (da sganasciarsi sono i dialoghi e gli insulti che le due ragazze rivolgono di continuo al mite Brian), ed è da da qui si dipana la storia, che introdurrà poi nuovi personaggi e soprattutto ci mostrerà tutto il disagio che si nasconde dietro a dei ragazzi che sembra non credano più a nulla -perchè ormai non c'è nulla in cui credere, se non alla musica e alle ragazze.

Joe Meno dipinge un quadro assolutamente credibile (per intenderci, non è un gioventù alla Tre Metri Sopra Il Cielo) di un gruppo di diciassettenni alle prese con tutti gli annessi che l'età comporta, senza mai peccare di superficialità o banalità, anzi creando dei personaggi che non si fatica a credere reali, veri, e in cui sembra di vedere noi stessi. 

Se amate la musica, leggetelo, e se non l'amate fatelo lo stesso perchè non è l'unica cosa che troverete in questo libro.

* a me mi è stato detto da wha alle 17:01 *
* amemi link * commenti (4) * libri *




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