a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

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Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
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a me mi è stato detto
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mercoledì, 20 dicembre 2006
FILM D'ANNATA

                                                                   

Ieri ho finalmente visto un film che intendevo vedere da tempo: La Dolce Vita.

Quando si parla di questi big del cinema si ha sempre paura di essere irrispettosi o di scatenare ire, per cui procedo con cautela .

Essendo un film di Fellini, è una pellicola molto strana, che mi ha ricordato Meno di zero, un libro di Ellis che per locazione spazio-temporale e storia dei fatti non c'entra assolutamente un caizò, ma mi sono sembrate simili il senso della vuotaggine (vuotità? vuotezza?), della futilità e della profonda infelicità nascosta dentro alla borghesia, che sono descritte in ambo le parti.

Ma strano non sempre significa qualcosa di negativo.

Infatti l' ho trovato bello, e meravigliosi tutti gli attori, in primis Marcello Mastroianni, che si adagia nel suo ruolo di giornalista disicantato alla perfezione.

Sono belle le scene, le ambientazioni (secondo me il cinema in bianco e in nero era proprio una gran cosa); in questo film Roma splende, la fa da padrona, è una delle protagoniste principali (anche per chi non l'ha visto, tutti ricordiamo di Anita Ekberg nella fontana di Trevi che invita sensualmente Marcello ad unirsi a lei).

Sono belli i dialoghi, toccanti, tristi, amari, come il discorso fatto da Steiner (interpretato da Alain Cuny) a Marcello durante una festa.

Sono significati alcuni episodidi feste tra la bella gente che potrebbero sembrare privi di senso, ma che un senso ce l'hanno eccome (ma lo deiv capire tu che guardi il film).

Tutti gli attori esprimono grandi sentimenti, che siano di disperazione (Maddalena-Aimee Anouk) o di allegra superficialità (Silvya-Ekberg), tanto che in certi momenti sembrava che le telecamere nemmeno ci fossero, e che fossi direttamente io, con i miei occhi, a guardare le vicende dei personaggi.

Ultima cosa, notevole l'apparizione di pochi istanti di un giovanissimo Adriano Celentano.

* a me mi è stato detto da wha alle 13:27 *
* amemi link * commenti (2) * libri, film *

martedì, 12 dicembre 2006
The Open Door

Forse avrei dovuto recensire questo album appena uscito, appena ascoltato, avrei dovuto dare libero sfogo al mio entusiastico primo impatto, perché con un album che aspetti da secoli, della tua band preferita, non può essere altrimenti; infatti con The Open Door, degli Evanescence, è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Devo ammettere che Call Me When You’re Sober non mi aveva fatto una buona impressione, avevano detto più e più volte che con il nuovo album avrebbero sperimentato nuove cose e che sarebbe stato diverso da Fallen, che non a tutti i vecchi fans sarebbe piaciuto, ma che contavano di conquistarne altrettanti. Dopo aver sentito il primo singolo temevo che il cambiamento fosse stato in peggio, temevo avessero fatto diventare la loro musica più pop, più accessibile, semplicistica, commerciale. Quindi qualche dubbio l’avevo mentre mettevo il nuovo disco nel lettore CD, trepidante. Con la prima canzone, Your Sweet sacrifice, ogni dubbio si scioglie.
Sono sempre loro, i vecchi, amatissimi Evanescence, la voce melodica di Amy ti rapisce, ti porta via da dove sei e ti trascina in un altro mondo, e non puoi fare a meno di urlare a squarciagola: Your poor, sweet, innocent things / dry you eyes and testified. La vecchia chitarra elettrica che ti stampa quell’accordo duro e semplice in testa, quella ripetitività ipnotica.
Poi cambia, perché The Open Door non è un insieme di canzoni prese a caso, è una storia che parte dalle origini, dalle melodie più metal e dure di Weight of the World, ma è una storia, un viaggio, più romantico e fiabesco di Fallen, più magico; sono favole da adulti, spaventose, oscure, eppure strepitose, alcune sfiorano la perfezione. Questi suoni sembrano appartenere ad un mondo fantastico, sembrano usciti dalla tradizione fiabesca nordica, oscura, una selva piena di spine e ospiti pericolosi e misteriosi. Con canzoni come Cloud Nine e Snow White Queen il solito schema delle canzoni svanisce, l’introduzione lenta e ipnotica è seguita da un duro accordo di chitarra che introduce la seconda parte, del tutto differente dalla prima. La voce ora metallica e dura ora melodica di Amy sembra un grido ultraterreno. Gli stessi suoni, gli stessi accordi ritornano assemblati in modo differente, ogni nota è imprevedibile e sorprendente.
Canzoni come Your Star e Good Enough sono la vera novità, romantiche, semplici, di un’allegria e una dolcezza quasi malinconiche, non drammatiche e intense come My Immortal, il solito vecchio pianoforte racconta ora una storia comune ad ognuno di noi.
Il vero capolavoro a mio parere è Lacrymosa, ambizioso quanto ben riuscito adattamento rock al Requiem di Mozart, che fa da base alla canzone. La voce potente e melodiosa di Amy sembra fatta apposta per questo brano straziante, la chitarra elettrica e la batteria si fondono in un tutt’uno con la melodia degli archi. Superbo, anche se un po’ arrogante nell’usare una musica di un compositore del calibro di Mozart.
Alla fine mi sembra che le mie parole sminuiscano di gran lunga ciò che o provato nell’ascoltare questo album, descrivere una musica che mi ha emozionato tanto mi riesce impossibile. Le parole sono fredde, vuote, in questo caso.
L’unica critica che mi sento di fare è ai singoli. Call Me When You’re Sober è l’unico brano hce mi ha lasciato davvero indifferente, anzi, l’ho trovato un po’ scontato e semplicistico, mentre il resto dell’album è una sinfonia superba. Il secondo singolo sarà Lithium, carino, ok, il significato e il messaggio sono ammirevoli, la versione acustica con il violoncello e Amy al pianoforte è veramente riuscita, ma c’è di molot, molto meglio. Se Call Me When You’re Sober può avere la scusante di essere adatto ad un grande pubblico, Lithium è troppo drammatica e malinconica per vendere.

* a me mi è stato detto da VioVyB alle 18:12 *
* amemi link * commenti (13) * musica *

venerdì, 08 dicembre 2006
Shortbus

Ieri prima di andare al cinema ho letto alcune note della trama del film che avrei visto:

"New York. Ambientato dopo gli attentati dell'11 Settembre, in una città ossessionata dal terrorismo, il film parla delle relazioni interpersonali, tra etero e omosessuali con i loro relativi problemi. Una coppia omosessuale si reca da una sessuologa per un parere sull'opportunità di diventare una coppia aperta, ma in realtà la stessa dottoressa avrebbe bisogno di alcuni consigli, dato che, nonostante abbia una intensa vita sessuale col marito, non riesce comunque a provare piacere..." (tratto da filmUP)

Dopodiché ho visitato il sito, che m'è parso molto carino e "fricchettone", e alla fine mi sono convinta a dare una possibilità a "Shortbus".
La sala del cinema City (GE) credo sia la più piccola nel mondo, almeno fra quelle di cinema aperti al pubblico, per cui quando mi sono trovata a tu per tu con un cazzetto di mare la sorpresa è stata ancor più notevole.
Il film si apre con una vista panoramica di una New York giocattolo, la macchina da presa poi si tuffa in un rettangolo porpora che in seguito il regista ci rivelerà essere il Ground Zero.
Passando con l'inquadratura da un palazzo all'altro, ci vengono proposte diverse scene di sesso che, come dire, fanno venire un tuffo al cuore al cinespettatore, che tutto s'aspettava tranne che di vedere del sesso esplicito in un film che non è un porno °.°.
Dapprima ci si para davanti il pene di un uomo che sta facendo il bagno nella vasca, poi si passa alle acrobazie erotiche di una coppia che ci da dentro veramente alla grande, segue la scena di una dominatrice che frusta il giovane rampollo di una qualche famiglia danarosa, per poi tornare all'omino del bagno che, dopo l'immersione, si dedica allo yoga e allo spompinarsi in autonomia °.°.
I protagonisti del film frequentano tutti lo Shortbus, un locale dove tutto è permesso. Con la stessa filosofia il regista propone un film libero da inibizioni e ipocrisie, una pellicola colorata, dove le scene di sesso non hanno niente di sporco, di morboso o di squallido.
La scena finale ricorda un po' lo stile del Rocky Horror Picture Show, ma al confronto con Shortbus, il R.H.P.S. era un film per educande.
Assolutamente da vedere!

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 12:27 *
* amemi link * commenti (1) * film *




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