Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.
Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.
Lista da aggiornare...
davide
grRRiiz
Harion
licia_t
MadameRevanche
miz
Nerebiglie
ninna_r
StefanoRomagna
Stella2682
Valberici
VioVyB
a me mi è stato detto
*loading* volte
Dopo "Il favoloso mondo di Amelie" ecco un altro film ricco d'arte, bellezza e originalità.
Se Amelie ai più è piaciuto perché dolce, carino e originale, oltre che per tutte queste caratteristiche "L'arte del sogno" è destinato a piacere anche perché è divertante, ed incredibilmente artistico.
Nel film si ride spesso, le battute sono innocenti ma spassose, così come alcune situazioni nelle quali si ritrovano i protagonisti.
Stéphane torna in Francia, allettato da una proposta lavorativa della madre, dopo essere stato in Messico con il padre. Il lavoro non si rivela ciò che lui aveva sperato, ma l'amicizia con i nuovi colleghi e la nuova conoscenza intrapresa con la sua vicina di casa lo spingono a restare. Stéphane è un ragazzo creativo, molto fantasioso, un vero e proprio sognatore; i suoi sogni sono talmente reali che spesso si confondono con la realtà.
Il film gioca abilmente su questi due piani, quello reale e quello del sogno, e si muove e si snoda con tale agilità che spesso lo spettatore non è sicuro se ciò a cui sta assistendo è una scena della vita reale del protagonista, o semplicemente una scena del suo sogno.
Il film è ingegnoso, originale, creativo, divertente, insomma, bello da vedere!
Titolo originale: The science of sleep
Nazione: Francia
Anno: 2005
Genere: Fantastico
Durata: 105'
Regia: Michel Gondry
Cast: Gaël Garcia Bernal, Alain Chabat, Charlotte Gainsbourg, Miou-Miou, Inigo Lezzi, Jean-Michel Bernard
Produzione: Partizan Films
Distribuzione: Mikado
Il libro mi è piaciuto, è un bel libro di avventura con qualche puntata nel campo della tecnologia avanzata - crittologia, nello specifico - con la più classica delle trame: la caccia al tesoro! In Spagna, dove lo studioso di lingue David Becker viene inviato dal vicedirettore dell'NSA a rintracciare un anello d'oro che, secondo le intenzioni, dovrebbe contenere la chiave per sventare il suddetto complotto. Dietro di lui, un killer professionista che fa piazza pulita di chiunque abbia visto questo anello. Nel contempo, a Washington, si cerca di contrastare il diabolico piano anche all'interno di Crypto, la sede del computer più fico del mondo, TRANSLTR, capace di forzare qualunque chiave di codifica: protagonisti la bella e intelligente Susan Fletcher, compagna di David Becker, e il di lei capo, comandante (o quale che sia il grado) Strathmore, vicedirettore dell'NSA.
La trama si srotola lineare per tutte le pagine del libro, regalando tutto quello che deve dare un libro di azione: colpi di scena, situazioni inverosimili, effetti speciali. Sicuramente è un libro che renderebbe benissimo a Hollywood, come gli altri scritti da Dan Brown: se in qualche maniera pecca in originalità o coerenza, sicuramente ha un ottimo senso del ritmo e della suspance. Ti sa tenere incollato alle pagine, che è quanto di meglio si possa chiedere a un libro di azione. Infatti, pure questo è stato un libro letto in meno di 24 ore.
Che altro dire? Se piace il genere come libro è consigliabile, anche se manca tutta l'analisi dei personaggi che si richiede a un libro più "impegnato". Molte caratteristiche dei protagonisti sembrano fini a un unico, particolare colpo di scena: un puzzle in cui tutti i pezzi vanno al loro posto. La trama non patisce di cose improponibili come gettarsi da un elicottero con un francobollo come paracadute e guadagna molto in credibilità - se pur alcune cose rimangono un po' "tirate"...
Termino citando il tormentone del libro: "Chi controlla i controllori?"
Geniale!
No vabbè dai, non esageriamo…
Quasi geniale!
Il libro di Palahniuk mi è piaciuto un sacco, la trama è avvincente, intrigante, crea suspance, è misteriosa, invita a riflettere, insomma, se il libro fosse stato scritto da uno scrittore con le palle sarebbe a tutti gli effetti un'opera d'arte.
Palahniuk non scrive male, in questo romanzo il suo stile è scorrevole, però resta pur sempre un americano, e come tale è un po' troppo "yeah! Oh yeah! Ai uan a sgheps", non so se rendo °.°.
Anche se devo ammettere che in "Ninna nanna" riesce a contenersi a sufficienza, l'impronta di fondo è, ahimè, indelebile.
Carl Streator è un giornalista, in una delle sue indagini su una serie di morti infantili apparentemente senza spiegazione, scopre che i decessi sono avvenuti a causa di una filastrocca che le mamme hanno cantato ai loro bambini. Ma a quanto pare non è l'unico ad avere questa informazione, la signora Helen Hoover Boyle ne sa quanto lui. I due, insieme ad un'aspirante strega (segretaria della Boyle) e al suo fidanzato, un ecoterrorista, gireranno l'America alla ricerca degli altri volumi che contengono la filastrocca al fine di salvare il mondo da questo tremendo segreto.
Ma non tutto filerà liscio come era stato preventivato.
Fantasmi, esoterismo, violenza, ecoterrorismo… Palahniuk non s'è fatto mancare niente, per fortuna ha voluto condividere con noi questa avventura intrigante!
Estratto:
«Immaginate l'immortalità, una condizione per cui anche cinquant'anni di matrimonio sembrano una storiella di una notte. Immaginate di vedere le mode e le tendenze nascere e spegnersi. Immaginate il mondo affollato da secoli di umanità disperata. Immaginate di cambiare religione, casa, dieta e carriere così tante volte che ogni cosa perde il suo valore. Immaginate di viaggiare finché ogni centimetro quadrato del mondo vi viene a noia. Immaginate di rivivere emozioni, amori, odi, rivalità e vittorie all'infinito, finché la vita non si riduce a una melodrammatica soap opera. Finché la nascita e la morte di altri individui non vi provocano la stessa emozione del buttar via un mazzo di fiori appassiti.»
«Davvero voglio una bella casa, un auto veloce, mille amanti bellissime? Davvero voglio tutto questo? O sono semplicemente addestrato a volerlo? Davvero tutto questo è meglio di ciò che possiedo già? O sono semplicemente addestrato a essere insoddisfatto? Che io sia vittima di un incantesimo per cui niente è mai abbastanza?»
Con un ritardo a dir poco spaventoso (da quanto sarà uscito, un anno?), sabato sera ho visto X Men III Conflitto Finale.
Donc. Non so se mi è piaciuto o meno. Non riesco ad avere una chiara percezione del mio giudizio su questo film. È che complessivamente mi sfugge. Cioè, mi sfugge proprio il film, il suo sviluppo e il suo senso. Uhm...forse è un segno che non mi è piaciuto...Vabbeh, andiamo con la critica. Attenti che ci sono degli spoiler definitivi e devastanti in quel che dirò.
Allora, il titolo della mia recensione. L'ho scelto per il fatto che non ho mai visto un film con un tasso di morti di protagonisti così elevato. La strage comincia al ventesimo minuto e non si ferma più. Intorno a quel minutaggio lì, Ciclope ci fa ciao con la manina in una delle morti più inesplicabili della storia del cinema. All'inizio manco capisci che è morto. Si peritano di fartelo sapere a metà film. Per dire. Contando poi che nello sviluppo dei film Ciclope ha sempre contato come il due a briscola, ci si chiede a cosa sia servito pagare l'attore. Ah sì, per permettere lo sviluppo del mitico triangolo Jean-Wolverine-Ciclope, per nulla scontato, per altro (lei, il cattivo ragazzo sexy, il bravo ragazzo palloso). Dieci minuti dopo, Mystica ci saluta per la gioia del pubblico maschile, che può finalmente vedere quel gran pezzo di figliola di Rebecca Romijn-Stamos senza due mani di fondotinta blu. Altri dieci minuti, ed è ora che anche Xavier ci saluti, anche lui con una morte al limite del ridicolo. Cioè. State uccidendo il fondatore della scuola degli X Men, l'anima della resistenza, il capo dei buoni. E lo fate senza un briciolo di pathos, con una fretta e una sciatteria che pare non attendevate altro da due film. L'unica morte degna di 'sto nome, e anche vagamente coraggiosa, è quella di Jean alla fine. Mentre vedevamo il film, noi astanti (per la cronaca io, mio cugino e Giuliano) eravamo convinti che Wolverine avrebbe trovato il modo di salvare l'amata. Invece, con invidiabile sangue freddo e una discreta dose di palle da parte dello sceneggiatore, il nostro le ficca venti centimetri di adamantio nelle maniglie dell'amore. E il pubblico si riconcilia un pochino col film.
Comunque, a parte tutto ciò, il vero problema del film è che dà l'idea di non avere una storia. Procede per forza di inerzia, attraverso una serie di scene collegate piuttosto esilmente tra loro. Troppa carne al fuoco, forse, o troppa poca, non saprei. Da una parte la Cura, che poteva essere sfruttata per tutta una serie di interessanti considerazioni filosofiche, ma che invece viene buttata un po' là senza troppo approfondimento. Dall'altro lato, la Fenice, anche lei poco utilizzata. Per carità, il tema del doppio, della malvagità insita nell'uomo è stra-abusato, ma ciò non significa che non si possa ancora dire molto al riguardo (ehm...non lo sto dicendo perchè ne parlo anch'io, ovviamente...malfidati...). Invece la Fenice nel film dice tre battute in croce con pathos nullo, per il resto si limita a distruggere tutto quello che vede, ma anche questo a corrente alterna. Se sono buoni li secca, sennò no, o almeno questa pare la logica che ci sta sotto. Pare. Dei dilemmi esistenziali di Jean, quasi nessuna traccia.
I personaggi sono tagliati ad accettate. Prendiamo Rogue. Anche lei sembra avere molto da dire. Ma non lo dice. La sua scelta (e che scelta, cavoli!) passa in colpevole sordina, soffocata dal casino generalizzato delle scene d'azione. L'unico un pochino più approfondito è Wolverine, e forse anche Tempesta (secondo me quest'ultima fa il filo al primo, voi che ne dite?). Gli altri è come se non ci fossero.
Tanti personaggi vengono inseriti senza che abbiano alcun senso nella storia. L'Angelo, per dire, che senso ha? Che ci facciamo? E il Fenomeno? E Nightcrawler? Non aveva senso nel secondo film, ma speravo che nel terzo avrebbe avuto un ruolo. Invece no, sparito in uno dei molteplici buchi di sceneggiatura.
Insomma, cosa salvo di tutto ciò? Non saprei...forse l'atmosfera, che è la stessa dei precedenti film. Il tentativo di sottendere qualcosa col film, non sempre riuscito, ma comunque lodevole. La riflessione sulla diversità come malattia, il tono crepuscolare della pellicola, Wolverine, probabilmente. E poi scorre. L'ho visto dalle 23.00 all'1.00, per di più dopo aver fatto una presentazione, per cui ero anche stanca, però non mi ha annoiata, ed è volato via, quando a durata (quasi due ore). Sono tutti pregi. E poi mi ha divertita, ed è straordinario, considerando il quantitativo di buchi di trama, incongruenze e cose tirate via.
Peccato. Poteva venire su un bel film, ma si ha l'impressione che regista e attori si siano impegnati al minimo sindacale, abbiano fatto il loro compitino svolto in modo pulito, per carità, ma senza anima.
E ora, pagato il mio debito con Giuliano, che questo film voleva vederlo per forza, posso costringerlo e vedere Munich in italiano :P
Con la partecipazione straordinaria di Gollum e David Bowie.
Non si parla di un filmato trash su YouTube bensì di THE PRESTIGE, che racconta della mortale rivalità fra due prestigiatori inglesi del 1800: Robert "Il Grande Danton" Angier (Hugh Jackman) e Alfred "Il Professore" Burden (Christian Bale).
Come nella migliore tradizione, i due un tempo erano compagni d'avventure e lavoravano come assistenti di un illusionista, finché una tragedia non ha separato le loro anime e le loro vite. Entrambi hanno avviato carriere separate: Alfred possiede un'abilità fuori dal comune e un trucco per il quale "il mondo non è ancora pronto"; Robert ha un maggiore senso dello spettacolo e ha un maestro di magia d'alto livello dalla sua parte.
Comincia così lo scontro fra i due maghi, fatto di vendette, furti di pubblico e sotterfugi per carpire trucchi. Ma c'è un trucco il cui segreto va oltre la comune prestidigitazione, e per metterlo in scena la tecnica e il senso del palcoscenico non sono sufficienti. Il mago deve andare oltre.
THE PRESTIGE è un thriller gotico-fantastico originale come temi e anche come struttura, in mezzo a tanti film scritti con lo stampino.
Christopher Nolan e suo fratello Jonathan hanno messo su pellicola un notevole dramma che a dispetto della trama complessa è quasi un film di personaggi (ma tu guarda, un film con trama e personaggi, dovrebbe essere la prassi e invece..), non privo di difetti ma estremamente affascinante.
E per una volta, un film di genere fantastico (anche se qui il fantastico è solo un mezzo per parlare d'altro, poiché le profonde implicazioni filosofiche di una certa cosa vengono volutamente lasciate fuori dal film) piace alla critica e conquista box speciali e paginoni sui giornali. Un meritato evento.
Straconsigliato.
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