a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

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Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.

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lunedì, 26 marzo 2007
Eran 300, eran giovani e forti, e son tutti morti...

Spade. Sangue. Atti eroici. Fumetti. Pensavate forse che potessi esimermi da un film che mescolasse assieme tutti questi elementi? No. Ergo, a due giorni dall'uscita, sono andata a vedere 300.
Il fumetto l'avevo letto, ma forse un po' di fretta, per cui non mi aveva sconvolta più di tanto. Meglio Sin City, per dire, che poi è un paragone che non puoi evitare di fare nemmeno per quel che riguarda il film. Stesso autore per il fumetto da cui è tratto, stessa filosofia di una trasposizione filologica al massimo, soprattutto nell'aspetto visivo.
Che dire. Magari partiamo dai lati negativi.
Il doppiaggio. Non è che sia tutto pessimo, anzi, l'omino che fa Leonida mi pare ottimo. È che ci sono degli alti e dei bassi. Leonida ottimo, Dilios osceno, ed è un male, perchè è la voce fuori campo, quella che dà il tono epico, il coro, se vogliamo. Anche Gorgo sotto il minimo sindacale. Serse imperscrutabile. Non capisco se è stata una brillante scelta dell'adattamento italiano quella di farlo parlare con una voce da transessuale, oppure anche in originale parla così. Vi dico solo che io e gli amici con cui ero a cinema siamo scoppiati a ridere appena ha aperto bocca.
Altro lato negativo, la scena di sesso. A parte che la scelta registica di mostrare due che trombano per flash intervallati da buio è vecchia quanto il cucco e anche un po' stantia, sembra una lezione di quelle Impara il Kamasutra in Dodici Pratiche Mosse. In una decina di scene abbiamo un po' tutto il campionario, tra missionari, pecorine e via dicendo. Francamente un po' ridicolo.
Infine, mi aspettavo più coattaggine. Ce n'è a pacchi, ma forse ne volevo di più. E soprattutto, tanto, tanto rock in più. Invece la colonna sonora, pur pregevole, si attesta sugli standard tipici di produzioni di questo genere: orchestra di due miliardi e mezzo di elementi pompata al massimo, tanto coro. Ci sono solo pochi minuti con sotto un bel pezzo potente di rock, e per me sono stati mera e pura goduria. Ce ne sarebbero voluti di più.
Detto questo, passiamo ai numerossissimi elementi positivi.
Fotografia. È il fumetto animato. Pari pari. L'oro dei persiani, il colore della lussuria e della corruzione, il rosso dei 300 votati ad un sacrificio di sangue, il nero dei funerei immortali. Un gioco di contrapposizioni preso pari pari dal fumetto, e che ricorda immediatamente, e credo volutamente, le decorazioni sulle anfore greche. So che il paragone può sembrare infelice, ma sembra di star guardando un film della Riefenstahl: i corpi sono sculture. Perfetti, oliati come macchine, colti nella perfezione dei loro gesti. E anche qui, non venite a dire che una scena come questa non vi ricorda un'immagine come quest'altra. È questo gioco di rimandi colti in una cornice molto pop che rende questo film così appagante, così divertente, anche.
Recitazione. Sono tutti calati nei personaggi. Gerard Butler è a dir poco impressionante. Uno spartano come venuto fuori dalle più truci leggende al riguardo, un invasato, uno che ha dato faccia, anima e corpo al personaggio. E sono tutti così. Non ce n'è uno che non sia credibile e intenso, che non trasudi da ogni poro una fede autentica e viscerale nel film e nel personaggio. Ed è per questo che mentre guardi inizi a fregartene della coerenza storica, ovviamente e giustamente nulla, e credi a tutto quello che vedi, dai mostri deformi che si portano dietro i Persiani agli Immortali vestiti come ninja.
Regia. Finalmente uno che cerca di inventarsi qualche soluzione un po' diversa da quelle del Signore degli Anelli. E non ne potevamo più di queste regie preconfezionate, con telecamere che dall'alto inquadrano l'avanzata degli eserciti, che girano attorno ai picchi montuosi e si buttano sul mare. E basta. Innanzitutto la regia delle scene d'azione è ottima. Non perdi mai il filo. Ed nè in qualche modo originale. Basti pensare a Leonida che si getta contro i nemici, in un vero e proprio balletto mortale, e al duo Stelios e Astinos, in una coreografia che è esaltazione del gesto guerresco e atletico. Un tripudio di muscoli, sangue e sudore. Oppure splendida una delle scene finali (cercherò di non essere spoilerosa, anche se c'è poco da spoilerare, visto che l'esito della storia è stra-cognito), in cui tutto sommato l'idea di fondo è abbastanza trita: una lancia viene lanciata (ovvio... :P) e la camera la segue. Ma non siamo dalle parti del bullet time, e la telecamera non riprende la lancia in sé, ma il suo riflettersi su scalini d'oro. L'avanzare della lancia scandito dal ritmo dei gradini, il suo riflesso perfetto, colgono perfettamente il senso disperato del gesto di scagliare quella lancia. Ma tutto il film nella sua realizzazione formale riecheggia perfettamente il suo senso profondo: l'etica spartana è quasi quella dei samurai come se la immagina un occidentale (a torto o a ragione non saprei, non sono abbastanza ferrata). La perfezione formale del gesto, la bellezza intrinseca, visiva del sacrificio. Onore come "bella morte": cerco qualcuno che mi dia quella che a Sparta chiamiamo una bella morte, dice uno dei personaggi con un ghigno feroce sulle labbra. E la storia di 300 è tutta qua: la ricerca della perfezione del gesto ultimo del sacrificio, una perfezione formale che il film persegue continuamente anche a livello di meramente visivo. Il corpo decapitato che mantiene una sua splendida perfezione anche nell'ultimo istante, quando cade esanime al suolo. Ecco.
Ora, ovviamente, stanti queste premesse, se uno si ferma un attimo a riflettere su questo film e va oltre le due ore e passa di massacri, capisce che questo film non ha nulla di politicamente corretto, e presenta per di più un'etica che per certi versi è lontana da noi. Forse per questo i personaggi continuamente ribadiscono che il loro non è un sacrificio fine a se stessa, ma che combattono per la "libertà". Il che è vero: Leonida combatte per Sparta, una terra dove ovviamente di democrazia e giustizia ce n'è ben poca, ma anche per Atene, portatrice di un'etica completamente diversa, e che Sparta rigetta, e per tutta la grecia. È un po' il voltairiano "Non condivido le tue idee ma morirei per esse". Però sotto sotto gli spartani si sacrificano per una specie di brama di morte. La via del samurai è nella morte, dice l'Hakagure. Lo dicono all'inizio. I bambini spartani vengono cresciuti nell'ìidea che la morte in battaglia sia la sorte migliore che possa loro capitare. E in un certo senso all'arrivo sulla spiaggia sono già morti. Per questo vivono al di fuori della logica umana, e ridono tra le frecce, irridono i nemici persino nell'ultimo gesto.  E pensiamo a Enfialte, lo storpio. In un qualsiasi altro film, avrebbe avuto un ruolo positivo. Sì, è sciancato, ma "credendo in se stesso" ce l'avrebbe fatta a combattere a morire per la sua terra. E invece no. Invece, come Tersite nell'Iliade, è un miserabile. Brutto = cattivo. Un'equazione che, se non inserita nel giusto contesto, e qui lo è, rende automaticamente un film una cazzata. E meravigliosa la scena in cui Enfialte è davanti a Serse: "A differenza del crudele Leonita, che ti ha chiesto di alzarti in piedi, io ti chiedo solo di inginocchiarti". La scelta tra libertà a schiavitù, il dio che ti chiede di abdicare al tuo essere, e l'uomo che vuole che tu sia libero.
Insomma, avrete capito che il film m'è piaciuto. Perfettibile, ovviamente, ma ottimo già così. Io ve lo consiglio.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 11:00 *
* amemi link * commenti (14) * film *

mercoledì, 21 marzo 2007
scusa ma ti chiamo amore

Titiolo: Scusa ma ti chiamo amore

Autore: Federico Moccia

Casa editrice: Rizzoli

Collana: 24/7

Prezzo: 18,00€ (io l'ho pagato scontato al 30% se non col cavolo...)

C'è un qualcosa che manca a questo "nuovo" Moccia ma ...cosa? La spontaneità. Se c'è un'impressione che possa riassumere la sensazione che questo libro mi ha lasciata è proprio un alone, seppur non opprimente, di falsità, di forzatura. L'unica stabilità sembra darcela l'ambientazione: una Roma Viva, una Roma perfetta come cornice a questo scontro di generazioni che si abbracciano senza mai sfiorare completamente la realtà. Molte situazioni sono trattate con troppa fantasia, troppe coincidenze "perfette" che non fanno altro che sminuire la veridicità che SERVE per immedesimarsi in una storia d'amore già di per se molto delicata.

I personaggi principali sembrano essere davvero troppo "carichi", troppo giusti e ahimè, troppo stereotipati; una montatura che da una parte lascia perplessi,dall'altra però non può che starppare sorrisi sinceri. Il gergo romano (che sta diventando sempre più universale ;) è la colonna sonora portante, assieme le innumerevoli canzoni citate o le perle di saggezza nascoste! Eppure, c'è sempre quella sensazione che non lascia il lettore completamente libero di lasciarsi trasportare, cosa inverce che "tre metri sopra il cielo" riusciva a trasmettere senza difficoltà. Ma allora, è la generazione ad essere cambiata o è la storia in se che forse non decolla? Opterei per la seconda soluzione, poichè seppur con gli innumerevoli luoghi comuni, la fotografia dell'adolescenza/maturità, romana e non, è riuscita nitidamente.

Mi spiace,ma non sono riuscita a sognare con Niki e Alessandro (e i loro venti anni di differenza). Non sono riuscita ad immedesimarmi in situazioni troppo grandi e troppo poco comuni. Non è detto che una storia per essere grande debba avere connotati giganteschi, poichè molto spesso in amore è la semplicità dei gesti a vincere (quindi mi spiace,ma non ho approvato la fuga a Disneyland, la cena giapponese, le coincidenze del lavoro, la protagonosta ecc); ma non mi sento neanche di aver buttato 11,90€.

Ai bloggers l'ardua scelta....

* a me mi è stato detto da Harion alle 21:51 *
* amemi link * commenti (1) * libri *

domenica, 18 marzo 2007
Intrigo a Berlino - The good German

Elegante, retrò, piacevole… Soderbergh & co. l'hanno proprio azzeccata! Certo, il film è per palati non troppo grossolani, quindi gli incassi non saranno stellari, ma chi avrà la fortuna di vederlo non potrà restare deluso.
Siamo a poche settimane dalla fine della seconda guerra mondiale, l'ombelico del mondo è Berlino, il quartier generale di Hitler diviso in quattro dai vincitori della guerra, Stati Uniti, Russia, Inghilterra e Francia. Un giornalista americano (Clooney) viene inviato in Germania per seguire il vertice di Potsdam, qui si troverà invischiato in una situazione torbida: un morto (Tobey Maguire), una femme fatale (Cate Blanchett), e una fitta rete di misteri.
La trama non risulta mai troppo chiara, benché passo dopo passo il regista si preoccupi di dipanare i dubbi e svelare i piccoli misteri che si vengono a creare.
Le atmosfere, la scelta del B&W, le inquadrature, i tagli, gli omaggi fotografici a Casablanca rendono la pellicola, come già detto, estremamente elegante benché gli scenari siano spesso quelli di una Berlino decadente, devastata dai bombardamenti.
Mi piace pensare che il regista e Clooney abbiano deciso di girare un film del genere perché gli piaceva immaginare che nel 2007 chi avrebbe visto il loro film sarebbe stato catapultato indietro nel tempo di almeno cinquant'anni.
La scelta dei protagonisti risulta abbastanza azzeccata, soprattutto per quanto riguarda il ruolo femminile affidato a Cate Blanchett, davvero strepitosa come dark lady.
Del cast l'unico che appare "fuori tema" è Tobey Meguire, è poco credibile e incredibilmente fastidioso, ma per fortuna lo si deve sopportare per poco tempo.

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 17:38 *
* amemi link * commenti * film *

lunedì, 12 marzo 2007
Comunicazione di servizio

Io e l'orso ci stavamo chiedendo quanti degli iscritti scrivono e/o hanno intenzione di scrivere ancora su "a me mi"...
Vorremmo rinnovare un po' il blog e aggiornare la lista dei "piccoli recensori"...
Se passate di qui potreste confermare la vostra partecipazione nei commenti? Grazie...

* a me mi è stato detto da ninna_r alle 11:11 *
* amemi link * commenti (10) * generale *

giovedì, 08 marzo 2007
Di farfalle e finali affrettati

La presenza della recesione qua sotto mi fa venir voglia di postare anch'io una recensione. Ne ho nelle dita due. Cominciamo con la più recente. L'altra, forse verrà più in là.
Ho una passione per Camilleri, e per Montalbano in particolare; per questo non potevo farmi sfuggire l'ultimo suo libro, Le Ali della Sfinge.
Donc, è un libro di Camilleri con Montalbano. Questo significa che vale la pena leggerlo in ogni caso. Innanzitutto, Montalbano non è un personaggio fermo. Montalbano da svariati libri sta invecchiando. Certo, ci farebbe piacere sapere che almeno le persone di carta non cadono sotto i colpi del tempo. Più ancora però ci piace vedere che un personaggio è capace di cambiare pagina dopo pagina, di seguire un suo coerente percorso esistenziale. Per cui, Montalbano invecchia, e a partire da Il Giro di Boa è iniziata una specie di pentalogia sull'invecchiamento. È una specie di lungo e dolente commiato da un personaggio che di sicuro anche Camilleri deve amare molto, almeno quanto noi suoi affezionati lettori.
Per il resto, il libro sembra sapere esattamente dove sta andando fino a una trentina di pagine dalla fine. La trama è ben congengata, la suspance ben calibrata, e il mondo, beh, il mondo è quello meraviglioso di Montalbano, pieno di tutti quei particolari che ce lo rendono unico: Catarella e i suoi errori, Enzo e la sua cucina, Adelina e i piatti lasciati in forno.
Poi non so cosa succede. Semplicemente, la fine arriva troppe repentina, e se è vero che riesce a chiudere tutte le sottotrame, lo fa di botto. La storia delle ali della sfinge, così pazientemente tessuta, maturata, si conclude con un rapido accenno al senso del tatuaggio, attorno al quale tutta la storia fin lì si è dipanata. La questione de "La Buona Novella" si conclude fuori scena, quasi non fosse nodale nel libro. Persino l'omicidio trova una sua risoluzione banale, tanto banale che lo dice anche Montalbano, irritato dalla semplicità con cui ha risolto il caso.
Probabilmente è tutto voluto. L'accenno di Montalbano alla sua insoddisfazione è una strizzata d'occhio al lettore. Però non ne capisco il motivo. In realtà, dal punto di vista della trama l'accelerazione finale trova una sua motivazione coerente col resto. Però lascia nel lettore quel senso di insoddisfazione da coitus interruptus. La storia stava procedendo così bene, con un respiro suo...perchè ad un tratto si deve mettere a bocceggiare?
Ultima nota: nel libro accade una cosa a dir poco incredibile. Quale sia, non ve lo dico, ma segna un vero e proprio spartiacque tra il prima e il dopo, il Montalbano di un tempo e il Montalbano di ora. Chissà che conseguenze avrà questa cosa sui futuri libri...

* a me mi è stato detto da licia_t alle 17:08 *
* amemi link * commenti (2) * libri *

Cronache del Mondo Emerso

Titolo: Cronache del mondo emerso -Trilogia completa

Autrice: Licia Troisi

Edizioni: Mondadori

Collana: Ragazzi, i grandi del fantastico

Prezzo: 20,00 €

Voto: 9/10

Se cercate un libro avvincente, stimolante, che agisca su di voi con un potentissimo incatesimo Calamita...questo è l'ideale! L'ultimo fantasy a lasciarmi sensazioni simili fu "la spada della verità" vol. I! Quindi di tempo ne è passato! Se si esclude il capolavoro Harry Potter, è il miglior regalo di quest'inizio anno! Ma passiamo al sodo e quindi, mano alle armi!!

Dopo un iniziale rigetto per lo stile ed il tono troppo infantili (che avranno modo di riscattarsi, in seguito,in una narrazione più matura e ancor più diretta), ci si lascia facilmente trasportare dalla storia e soprattutto dall'evoluzione della protagonista, Nihal, il pilastro dell'intera narrazione e non solo per il suo ruolo principale. Perchè se c'è una cosa in cui la Troisi eccelle sta prorpio nella caratterizzazione dei personaggi. Senza troppe ed inutili descrizioni, donando brandelli dell'ignoto passato del mondo Emerso ma lasciando il più del lavoro all'avventura in se, i personaggi diventano così reali che le loro emozioni si fondono con quelle del lettore. Questo è un pregio che pochissimi autori realmente possiedono.

A partire da un'ambientazione vivavcissima (nel senso di "varietà"), un caleidoscopio di colori  dove a regnare sono i toni grigi della sovrana guerra, si arriva ad una fusione completa di realtà e fantasia. Perchè il percorso esistenziale di Nihal, alla resa dei conti, è uno specchio di quello che noi uomini ci troviamo ad affronatre nel corso della nosta vita: trovare una scopo per cui lottare (...struggle for pleasure...), essere sconfitti nel tentativo e guadagnarsi la rivincita da cui partire per una nuova esistenza. Questo è in breve (anzi, brevissimo!) il messaggio che il libro trasmette, e per essere un fantasy arriva dritto al cuore.

Ovviamente un viaggio del genere non lo si affronta mai da soli, poichè la verità arriva sempre accompagnata da qualcuno (la seconda regola del fantasy dopo "se non vedi il cadavere sta sicuro che il personaggio non è morto"!!!)...ed ecco che l'universo "Emerso" si costella di personaggi meravigliosi: Sennar i mago, sempre presente senza mai rubare la scena a Nihal (perdonate se non mi dilungo troppo ma la sorpresa deve rimanere tale!); Laio lo scudiero massimo simbolo di purezza ed innocenza in un mondo ove queste due parole hanno perso il loro valore; Ido lo gnomo a mio avviso il personaggio più bello e completo della trilogia; e poi le immancabili forze del male,o meglio della disperazione...

La velocità con cui gli eventi vengono narrati non li lascia annegare nella banalità che invece inghiotte completamente altri romanzi (Paolini?!se ti capita,al terzo libro rimedia lo scempio scritto in Eldest...) e di questo mi complimento doppiamente con Licia! Sarà anche un po' l'orgoglio patriottico, ma almeno un autore fantasy italiano ha sfondato alla grande! Un punto in più va inoltre all'edizione ed alla splendida copertina del volume unico. In libreria sembrava sussurrarmi "comprami"...poi c'ha pensato la mia dolce amica a regalarmelo!

Consigliato a: non ci sono vincoli di età!! Io ho 20 anni e l'ho portato per tutta l'università! Comunque non è male per stimolare i ragazzi alla lettura,anche perchè a consigliarmelo è stato (assieme alla mia amica) un amico di mio fratello...5a elementare!!!

Ho cercato di spoilerare il meno possibile a discapito della recensione ma a vostro vantaggio: BUONA LETTURA!

* a me mi è stato detto da Harion alle 13:29 *
* amemi link * commenti (7) * libri *

martedì, 06 marzo 2007
Il libro di Blanche e Marie di Per Olov Enquist (Iperborea)

Sto leggendo un libro particolare che intreccia amore, scienza, dolore, speranza, magia, ricerca scientifica, medicina, pratiche misteriose ed oscure, premi nobel, passioni amorose. Freud, Marie Curie e altri grandi medici e scienziati si incontrano e poi spariscono. E' una storia di donne, intelligenti, deboli, coraggiose, passionali. La grande domanda che corre lungo tutto il libro è: "Cos'è l'amore? Cos'è la passione, il desiderio?"

La scrittura è sospesa, senza inizio nè fine, come una spirale che ritorna su se stessa.

Incuriosisce ed avvince dopo un inizio che lascia perplessi.

* a me mi è stato detto da profemate alle 23:37 *
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