Il film in ballottaggio erano "The illusionist" e "Number 23", e alla fine l'ha spuntata quest'ultimo. Il problema dei ballottaggi e che poi rimpiangi quasi sempre la tua scelta. In questo caso è stato così.
Pensando alla recensione che avrei scritto di questo film mi sono ritrovata a considerare che, se avessero tagliato in due la trama, da una parte la questione della "numerologia" dall'altra il thriller, forse ne sarebbero venuti fuori due film gradevoli, invece…
Invece hanno fatto un pout pourri ed il risultato non è stato convincente. Il thriller in sé era abbastanza affascinante, ma la questione del numero (eccessivamente) ricorrente, il 23, già alla fine del primo tempo ha reso il tutto estremamente ridicolo. Peccato.
Jim Carrey mi convince sempre di più, sia come attore che come uomo, ed in questo lavoro si è miracolosamente riusciti ad evitare le faccine alla Ace Ventura o alla The Mask (gradite, ma solo in quell'ambito °.°).

Titolo: Notre-Dame de Paris
Autore: Victor Hugo
Casa editrice: oscar mondadori
Collana: Oscar Classici
Prezzo: 8,40 €
Nota personale: io ho letto l'edizione uscita con Repubblica, con l'introduzione (bellissima) di Umberto Eco.
Se si cerca un' Opera che sia degna di tale appellativo, ove neanche la O maiscola ne rispecchi appieno la vastità e la grandezza, Notre-Dame de Paris incarna in assoluto questo concetto lirico di Opera. Con tutti i suoi pro ed i suoi contro. Perchè questo romanzo è l'esaltazione del "tutto", del "Grande", ma anche del "microcosmo" ove i dettagli sono parte integrante della prosa, intrascurabili, fino a snervare il più accanito dei lettori. E dunque come catalogare Notre-Dame de PAris? Un romanzo? no, affatto! Notre-Dame non è un romanzo, non un semplice libro; è una finestra, una vetrata immensa ove i colori filtrano la luce, ma non la ostacolano ne deviano.
Staccandosi dal luogo comune che è la storia in se, il gobbo Disneyano o la Esmeralda canterina dei musicals, si apre un mondo reale, fin troppo. Il lettore è Realmente affacciato a Notre-dame; il lettore vola sulla folla parigina accalcata davanti la Grève e deride con essa l'opera del poeta Grongoire; il lettore comprende come la stampa abbia distrutto l'architettura (capitolo affascinante, uno dei più belli ed intensi) e di come Parigi sia realmente cambiata agli occhi di un uno scrittore "in erba" che diventerà Vioctor Hugo (ricordo che Notre-Dame de Paris è un'opera giovanile, la quale lo farà conoscera alla critica come scrittore, oltre che ottimo e già stimato poeta).
Affascinante, se non addirittura superbo, è il personaggio dell'arcidiacono Claude Frollo. Perchè parlare di lui? Semplice. Soffermarsi sul gobbo disadattato o sul cavaliere approfittatore Phoebus; del poeta squattrinato Gringoire o della virginea Esmeralda; sulla lussuriosa e immorale Corte dei miracoli e relativo sovrano Clopin ha poco senso, calcolando che della storia si ha già un quadro più che esaustivo (anche se io no la conoscevo AFFATTO, se non per la ridottissima trasposizione/ispirazione Disneyana). Ma di Frollo si, si DEVE parlare. Egli è l' UOMO. La figura umana analizzata con uno spessore che Hugo non riserva a nessun altro personaggio, neanche a Quasimodo. L'Uomo alla ricerca dell'assoluta conoscenza, l'Uomo che fugge la vita e se stesso per poi ritrovarseli dinnazni, incarnati nella graziosa figura di una danzatrice di strada egiziana. E così l' Uomo di chiesa casto, onniscente, fermo, razionale,freddo e controllato... Cade.
Non c'è passione più grande di quella che lo investe quando i suoi capelli sono già bianchi e parte della sua vita già vissuta. E l'amore è fatale, Hugo non lo risparmia, come non salva la giovane egiziana dal suo destino. Ma quest'ultima non viaggerà da sola, mentre Frollo perderà il controllo del suo se appena ritrovato. Quale libro gli aveva mai parlato di amore? Di passione? Di carni unite in un languido abbraccio? Ma quest'aspetto umano di Frollo lo accompagnerà nella tomba, oltre ad essere la chiave di lettura della vera storia in se. E noi cadiamo con lui, con tanta pietà nel cuore e voglia di saper dimostrare tutto ciò che la vita gli ha negato e che lui ha temuto.
Ps: la capretta della disney è un personaggio REALE!! si chiama Djali ^__^
Di Eragon mi avevano parlato tutti malissimo, così tanto che alla fine avevo rinunciato ad andare a cinema a vederlo. Ieri però era giornata di festa, per cui ho deciso di passare il pomeriggio guardando questo famigerato film. Premetto di averlo visto in lingua originale, risparmiandomi così l'orrendo doppiaggio di Saphira (in verità ho sentito due minuti della D'Amico che fa la draghessa,e non m'è parsa così oscena...non meno si Serse transuessuale e Aslan paparatzinger). Comunque anche Rachel Weisz non mi è parsa così convinta nelle parti della draghessa...vabbeh, procediamo.
Dunque. Il film non può andare oltre il libro. Considerando che un film in genere non arriva mai ai livelli del libro, capisco lo sconcerto generale. Ma non capisco la generalizzata indignazione. È un film così, che passa parecchio indifferente, ma ho visto molto di peggio. Passate a dare uno sguardo a Supernova, poi riparliamo di film che gridano vendetta contro il cielo.
Il problema fondamentale del film è che è privo di personaggi. Ma è lo stesso difetto del libro. Eragon è un po' così, sviluppo psicologico nullo, emozioni non pervenute. Brom appare un filo più cazzuto che nel libro, ma è tutto merito di Jeremy Irons, che sarà pure sotto tono, annoiato, quel che vi pare, ma è sempre Jeremy Irons. Galbatorix meglio che neppure lo facessero vedere, Angela uguale, Murtagh insignificante al massimo grado. Ma il peggio in assoluto è Durza. Robert Carlyle non ha il fisico, e non c'è niente da fare per darglielo. Avoja a spalmargli su chili e chili di cerone, a piazzargli lenti a contatto rosse e fargli usare la Forza, tanto per ricordarci che la storia è una trasposizione in quel di Algaesia di Star Wars. Non è credibile come cattivo già solo per la faccia. Considerando poi che lo spessore del personaggio è pari alla carta velina...e un film senza cattivi non esiste, si sa.
Per il resto, la storia non mi pare così sconvolta rispetto al libro. Sì, ripeto, Angela e Murtagh sono mere comparse di cui si fatica a comprendere il senso, e forse la crescita istantanea tra fulmini e tuoni di Saphira non è proprio il massimo, ma la storia è lei, come la ricordiamo. Cioè evanescente.
Stanti queste premesse, l'unica cosa che rende il film gradevole è la presenza di alcune scene d'impatto. Insomma, ancora una volta gli effetti speciali cercano di salvare capre e cavoli, riuscendoci solo in parte. Bello il primo volo di Eragon, anche se non si capisce perchè Saphira si impegni così pervicacemente a rivoltargli lo stomaco come un calzino. Bello lo scontro finale con Durza, e bella anche l'ultima scena, che apre all'immancabile seguito, che però con ogni probabilità non verrà mai reaizzato, visto il tonfo che il film ha fatto a cinema.
Anche sul lato tecnico, però, ci sono delle pecche. In alcuni punti il montaggio fallisce, per cui le scene appaiono fastidiosamente monche, e addirittura un paio di volte si fa riferimento a cose che non sono accadute o non sono state nominate. La battaglia finale è assolutamente indecente: tanta fatica per arrivare a questo fatidico scontro, di cui ci fanno vedere tre scene e tante fiamme. Mah...
Voi direte: 'sto film l'hai distrutto, perchè allora all'inizio hai detto di non capire lo stracciarsi di vesti degli spettatori? Perchè la pellicola partiva da materiale abbastanza povero di potenzialità. Il Signore degli Anelli era un film potente perchè il libro da cui era tratto era denso, pieno di un miliardo di spunti. Eragon è un libro piuttosto leggerino, tenuto su sostanzialmente dalla passione di Paolini per le storie che racconta. Ma per il resto, io non ho trovato traccia di approfondimento psicologico, non ho trovato scene degne di essere ricordate, non ho trovato sottotesto degno di questo nome. Il film non poteva inventarselo. O meglio, ovviamente avrebbe potuto, ma non era tenuto a farlo, e non l'ha fatto. L'unica pecca vera del film in sé è la scarsa fiducia che nel progetto sembrano avere un po' tutti: il più convinto è Edwar Speelers. Gli altri si limitano a fare il proprio dovere in modo rapido e indolore. E se la gente che ci lavora non ci crede, perchè dovrebbe crederci il pubblico?
Insomma, 6 risicato per un film che rispecchia perfettamente il libro: un'opera che si dimentica due minuti dopo aver spendo il lettore di DVD.
dal sito "mangia libri"
5 ottime ragioni per le quali il libro non morirà mai
di David Frati postato da Carlotta
Al libro gliela stanno tirando un po' tutti, e sembra anche che ci prendano gusto: che gli avrà fatto mai sto povero libro... "Il libro è morto, viva l'e-book, anzi l'iBook", "Tra vent'anni sarà TUTTO su Google e l'unico comandamento sarà: download!", etc etc. Sulle riviste specializzate, nei comunicati stampa, ai convegni, sui forum, sui blog stranieri (su quelli italiani - almeno quelli più 'prestigiosi' - se qualcuno si azzarda a scrivere una cosa del genere lo sbranano) non si parla d'altro. Finirà davvero così? Non azzarderò previsioni alla Jules Verne (che su 3 che ne ha diciamo così 'azzeccate' ne ha toppate 1462) né versetti alla Nostradamus (che ne so, tipo "Il vento si alzerà, la carta brucerà quando il Re dell'Aurora arriverà da Est a cavallo di macchine ronzanti": tanto qualsiasi cosa scrivi ci sarà sempre un imbecille che dimostrerà che il quadrato del perimetro della piramide di Cheope è uguale alla distanza tra Stonhenge e San Pietro moltiplicata per gli anni della Maddalena, che se vai a vedere equivale giusto giusto alla quantità di libri stampati nel 2003 in Germania, segno evidente che Gutemberg aveva problemi di prostata e l'Era del Libro sta per tramontare). Sommessamente mi limiterò a prevedere che nel calderone e-book (anzi, iBook) finiranno forse solo le edizioni a bassissimo prezzo o gli instant-book, i manuali scolastici o tecnici, roba così. Non i romanzi, non i saggi, insomma non ciò a cui siamo soliti pensare quando diciamo 'libro'. E questo per una serie di motivi, ad esempio questi 5:
1. Il possesso di n libri (come di cd, dvd, pantofole di cotone, orologi, teiere di bronzo) è un tipico mezzuccio utilizzato dall'ego degli homo sapiens per autodefinirsi, autorassicurarsi, fare i muscoli col mondo esterno. Quando la gente entra in casa mia e si trova proiettata in una succursale di un megastore LaFeltrinelli (però ordinata con molto più critero, e ci vuole poco), si forma immediatamente un'immagine di me che mi piace e mi fa sentire bene. Avere un hard-disk di 450 giga con dentro l'opera omnia di tutti gli scrittori europei degli ultimi 50 anni non è nemmeno lontanamente la stessa cosa.
2. Il libro è in molti casi un oggetto di feticismo. Vi ci vedete ad accarezzare un lettore per e-book? Almeno finché non li doteranno di vibrazione, non credo.
3. Le esalazioni di metano e butano provenienti dal vostro intestino durante le interminabili sedute sul water che siete soliti alleviare con la lettura di poderosi tomi hanno effetti devastanti sui circuiti degli e-book player. E' dimostrato. Giuro.
4. Fare sensazione sull'autobus o sul treno leggendo (o fingendo di leggere) Le 120 giornate di Sodoma di De Sade o Il tic come equivalente della masturbazione di Wilhelm Reich (ammiccando) è un conto. Farsi venire il gomito del tennista tentando di far vedere alla ragazza carina seduta 3 file dietro il visore dell'e-book sul quale state leggendo i suddetti titoli decisamente un altro.
5. Se a letto vi addormentate leggendo un e-book (anzi, un iBook) e ve lo date in fronte, fa più male (a meno che non stiate leggendo il vocabolario di Greco, nel qual caso avete altro tipo di problemi).
COLAZIONE AL FIORUCCI STORE
Cosa sarebbe successo se in Colazione da Tiffany la protagonista Holly avesse dovuto imbattersi in se stessa da sola dopo la storia con l'uomo che ama, Paul? Se Paul se ne fosse andato?
Colazione da Tiffany è uno dei film preferiti di Gemma Gaetani. Che ha provato a riscrivere la storia, facendola partire dal punto esatto in cui finisce il film e ambientandola nei giorni nostri, in Italia.
New York è diventata Milano. Tiffany il Fiorucci Store.
Poi Gemma ha pensato a un montaggio non diacronico. Ha mischiato le carte. Ci ha messo dentro se stessa, la poesia, l'amore, la musica, il dolore, l'erotismo, la paura e la gioia pura. Al ritmo di Fernando Pessoa, Andrea Pazienza, Milo De Angelis, Lou Reed, gli Eiffel 65 e i Depeche Mode.
Ed è nato Colazione al Fiorucci Store (Milano). Un romanzo in versi che, non troppo tra le righe, suona come una moderna rilettura di Colazione da Tiffany con un lieto fine rigorosamente diverso. O forse come un seguito un po' più realistico del celebre film di Blake Edwards ispirato al romanzo di Truman Capote.
Colazione al Fiorucci Store (Milano) è una intensa, provocatoria, sensuale, esagerata, struggente storia d'amore e di sesso, scritta da una giovane e coraggiosa scrittrice che sa usare la poesia come se fosse narrativa e la prosa come fosse lirica.
Colazione al Fiorucci Store (Milano) è una moderna favola di amore e sesso che sa coniugare magistralmente letteratura e cultura pop. Con il suo incontro peculiare tra narrativa e poesia è uno dei più originali esordi italiani degli ultimi anni.
Colazione da Tiffany è uno dei film preferiti di Gemma Gaetani. Che ha provato a riscrivere la storia, facendola partire dal punto esatto in cui finisce il film e ambientandola nei giorni nostri, in Italia.
New York è diventata Milano. Tiffany il Fiorucci Store.
Poi Gemma ha pensato a un montaggio non diacronico. Ha mischiato le carte. Ci ha messo dentro se stessa, la poesia, l'amore, la musica, il dolore, l'erotismo, la paura e la gioia pura. Al ritmo di Fernando Pessoa, Andrea Pazienza, Milo De Angelis, Lou Reed, gli Eiffel 65 e i Depeche Mode. Ed è nato Colazione al Fiorucci Store (Milano). Un romanzo in versi che, non troppo tra le righe, suona come una moderna rilettura di Colazione da Tiffany con un lieto fine rigorosamente diverso. O forse come un seguito un po' più realistico del celebre film di Blake Edwards ispirato al romanzo di Truman Capote.
Colazione al Fiorucci Store (Milano) è una intensa, provocatoria, sensuale, esagerata, struggente storia d'amore e di sesso, scritta da una giovane e coraggiosa scrittrice che sa usare la poesia come se fosse narrativa e la prosa come fosse lirica.
Colazione al Fiorucci Store (Milano) è una moderna favola di amore e sesso che sa coniugare magistralmente letteratura e cultura pop. Con il suo incontro peculiare tra narrativa e poesia è uno dei più originali esordi italiani degli ultimi anni.

Titolo: Anna Karenina
Autore: Lev Nikolaevic Tolstoj
Casa editrice: Newton&Compton
Prezzo: 6,00 € (ottima edizione per il prezzo proposto!!)
Un sublime esempio di pura letteratura. Una storia non affatto originale come l'adulterio di una nobile donna viene trasformati in un capolavoro assoluto, un filtro di sentimenti, emozioni e cruda realtà. A renderlo ancora più magico è forse il fatto di essere un'opera del tardo 800 e quindi una delle prime a trattare un argomento "tabù" di una società che ritrae perfettamente. Specificare che sia la società russa, poi, è importantissimo poichè la vera protagonista, come in tutti i romanzi di questa letteratura, è proprio lei, la Russia. Non compare mai direttamente, ma sempre oggetto di accese discussioni tra i diversi personaggi, siano essi signorotti, prorpietari terrieri, contadini o politici, tanti tasselli che lasciano al lettore diverse nozioni ed aneddoti, avvicinandolo sempre più a questo territorio freddo per natura ma realmente attivo, vario con i suoi infiniti microcosmi. Sono prorpio questi mondi che scontrandosi danno vita ad una storia umana, vera, dura; la vicenda di questa donna bellissima, Anna, sposata ad un brillante politico e dal quale ha un figlio che rappresenta e rappresenterà, anche dopo la sua storia con Vronskij, il perno centrale della sua esistenza. E la sua passione per Vronskij non potrà essere frenata dalle convenzioni sociali che la vedono ancorata ad un marito freddo ed impassibile.
Konstantin Dimitric Levin è il co-protagonista della storia, importante quanto Anna nonostante i due personaggi siano destinati ad incontrarsi alla fine del romanzo. Se la donna rappresenta la distruzione degli equilibri a seguito delle prorpie pasioni non represse, Levin incarna luomo "romantico", schivo, lontano e distante dalla mondaneità di un mondo che non sente suo e pregno di una banale superficialità. Per lui la natura delle cose è così profonda che sembra quasi aver paura d'indagarla con il suo brillante intelletto. Eppure anche lui è costretto a cedere alle sue passioni, inseguendo la sua amata Kitty che nel pieno dell'innamoramento la vede come una Dea (Kitty è la cognata del fratello di Anna, piccolo indizio per carpire il particolare legame dei personaggi). Non c'è da sottovalutare, inoltre, la forte impronta autobiografica che l'autore lascia trasparire da questo belissimo personaggio di uomo/indagatore, mai superiore ma sempre coerente ai suoi principi fin quando non cederà ad una crisi religiosa che investì Tolstoj stesso in piena stesura dell'opera.
Questo romanzo scatta una foto bellissima dei sentimenti umani, sostenuta da una narrazione costante, forse un pochino alterata verso la fine, che in effetti lascia il lettore con l'amaro in bocca e tanta angoscia da smaltire, soprattutto per la leggerezza con cui lo scrittore lascia affrontare le conseguenze scaturite dal gesto di Anna. Sarà comunque Levin a chiudere il romanzo con spunti di riflessione davvero profondi a confermare che l'opera lascia un segno indelebile nel percorso di noi lettori.

TRAMA:Monserrat lavora come centralinista in un Call Center erotico. A Milano, per pagarsi l'università. Monserrat è l'amica che tutti vorremmo,la ragazza che desideriamo vedere riflessa nello specchio quando ci mettiamo un lucido trasparente sulle labbra.La prima notte prende la telefonata di uno sconosciuto che non vuole parlare con le ragazze. Ma solo con lei. Davide è un artista affascinante, contraddittorio, sfuggente che la convincerà ad incontrarlo, obbligandola a venire meno alle regole. "Non ti sto offrendo una tenera noia. Tu vuoi essere sconvolta", le dice. Nasce una forte attrazione, un amore lì catapulterà in una folle simbiosi sessuale, accompagnata da sentimenti profondi. Monserrat vive questa storia sullo sfondo di una Milano stravagante, dove non esistono limiti agli eccessi. L'amore che unisce e separa. All'improvviso decide di partire per l'India. Nello zaino ha un quaderno è il desiderio di scoprire,prime di ogni luogo,se stessa.Irrompe, come un film, un mondo di realtà magiche e allucinanti. Di libellule immortali,di figure pazzesche e nei piedi,trascinato,come un dio caduto il suo amore per Davide.Da questo paese magico, sorprendente e brutale ripercorrerà con la memoria il suo passato, il legame con lui e il motivo della sua fuga.
Monserrat è un'eroina che attraversa tutti i mondi possibili con il cuore e la leggerezza di chi ha coraggio. Una storia d’amore, dove passione, follia e sentimento sono i protagonisti.
Considerazioni personali:Vermi è un libro da amare,leggerlo è recitare preghiere buone che aprono la strada a mondi che,la letteratura contemporanea,non potrà far altro che annotare sulla pelle continuando a consigliarlo anche in futuro.Un libro che non smette di dirsi e di farsi.Una scrittura magica,potente,forte,giovane,diretta, che arriva direttamente al cervello, come una spada che trafigge qualsiasi emozione finora provata.
dicono di lei:(fra i molti pretendenti a leccare il cuore di Monserrat):"Un libro che non lascia tracce, ma lividi. Dentro. Un libro che è poesia (dis)armata, dis(amata) sulla fuga da un reiterato quotidiano che diventa spesso un presente assente. Un romanzo su “una generazione di esploratori che non vogliono risposte”. Un libro sulla notte dei sentimenti, su quella notte che “se riesci a superare, se la tua anima ce la fa, se il cuore regge lo spavento della malinconia, di quei rumori mostruosi e terreni, di quelle vite che non contano un cazzo, poi puoi tutto”. Perchè solo l'amore rende innocenti , “perchè senza di te sono obbligato a vivere nel ragionamento, per non impazzire”. E soprattutto perché,alla fine, “non si può essere posseduti da qualcuno senza farsi fare del male”. (Gian Paolo Serino)
L'autrice:Giovanna Giolla, dopo numerosi viaggi, vive a Milano, dove è nata. Scrive racconti sul quotidiano "La Repubblica". La sua rubrica si chiama: "Transiti".E’ disegnatrice di favole che scrive e rilega a mano in un unico esemplare. Questo è il suo primo romanzo. Su splinder è presente il suo blog:
http://www.vermireligion.splinder.com
http://www.vermiempire.splinder.com/
Il libro fa parte della collana Neon (Tea) diretta da Aldo Nove. 10 euro
Inoltre Giovanna Giolla,attenta alle voci dei giovani scrittori esordienti ha dato vita al Premio Monserrat,completamente gratuito:
"Premio letterario Monserrat per esordienti e non esordienti. Per scrittori di romanzi o raccolte di racconti, INEDITI. Per ogni informazione su come partecipare e news, scrivete alla mail : premiomonserrat@yahoo.it Seconda mail di supporto: loli.g@tiscali.it
In entrambe le mail, siete pregati di non mettere allegati, pdf, o altri materiali pesanti da scaricare, ma Solo la Richiesta del Bando di Concorso, o le vostre domande. Fondamentale: I Romanzi e i racconti dovranno essere inviati in forma cartacea, dopo aver ricevuto via mail le nostre istruzioni. Il comitato di Vermireligion, vi risponderà al più presto.

Qualche giorno fa mi è arrivato a casa,un libricino di un giovane poeta: Domenico Cosentino.
Le sue poesie sono storia,vita,sono uno sguardo impietoso verso lo specchio che in un giorno di caldo riflette la nostra immagine solitaria, sono le bottiglie vuote da masticare passeggiando lungo la Senna,ma con la stessa luna a inseguirci come una tacita presenza, persino familiare, così come lo sono i lampioni che appaino più vivi del poeta.
Poi c’è la delicatezza di chi piange in silenzio mentre la sua donna dorme accanto a lui.
Sono poesie da leggere, da trascrivere su un foglio e da mettere sotto il cuscino,sia il nostro e quello della persona amata
Veloci come sms, ma,importanti quanto la poesia
Una bella scoperta regalata da questo mondo virtuale,il blog.
Il libro è autoprodotto e si può trovare solo contattando l’autore o in alcune librerie Il tutto è specificato sul suo blog:
http://www.cosentinonico.splinder.com
il libricino costa 3 euro più spese spedizione. per ogni libricino venduto un'euro andrà a questa associazione onlus per i senza tetto
http://www.stazionemilano.splinder.com/
23 bottiglie
bottiglie allineate
come soldatri ordinati
23 bottiglie
come i miei anni.
vuote, tristi
sono state usate come una puttana
ho goduto della loro compagnia.
ora le vedo, come trofei
trofei della mia solitudine.