a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

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sabato, 27 ottobre 2007
LOLITA ed EFFI BRIEST



LOLITA
Autore: Vladimir Nabokov
Edizione italiana: Adelphi
Prezzo: 9,50€....

Se non fosse stato per l' Olympia Press, casa editrice parigina specializzata nella letteratura erotica, Lolita avrebbe faticato a vedere la luce del sole e della celebrità che acquistò a partire dal 1958. Ma quale tema scandaloso affronta, sempre che di "tema" si possa parlare?
Humbert è un colto professore universitario, finito in prigione per un omicidio strettamente legato alla sua passata e letale passione, Lolita.

"...light of my life, fire of my loins"

Lolita è una dodicenne scaltra, furba, viziata per la quale Humbert, aitante quarantenne,  prede letteralmente la testa tanto da sposarne la madre. Morta quest' ultima, intraprende con la sua "ninfetta" un on the road per tutto il nord America fatto di litigi, sofferenze singhiozzanti come li motore dell'auto che non li abbandonerà mai , pieno di squallore e di una buona dose di rabbia da parte del lettore per delle situazioni davvero desolanti.
Con una prosa brillante, la quale compensa la desolazione delle suddette situazioni, Humbert ripercorre nel suo "memoriale" la storia della sua passione per le ragazze impuberi, del perchè e del come nasce e si evolve, fino a raggiungere il suo culmine con Lolita. E' puro erotismo, non pornografia (benché l'autore si serva spesso di questo termine nel saggio d' appendice "a proposito di un libro intitolato Lolita"). Erotica in quanto non lascia spazio a nude e crude immagini di sesso (ovvero i clichè dai quali Nabokov vuole allontanarsi); ma lascia l'intero compito descrittivo alla fantasia del lettore e al potere delle parole, dette, non dette, sussurrate ma mai dirette.

Lolita non è un romanzo dei grandi temi, ma la semplice e nuda storia di un' accecante passione, o meglio, l' ossessione di un uomo che lega a se e distrugge la vita di molte persone. Eppure a questo romanzo sono state date moltissime interpretazioni, a volte molto  forzate secondo lo stesso autore; focalizzate su tutto tranne che su questo amore illecito, evitato quasi per timore. E' vista come un' opera che riflette la condizione dell'autore, costretto nella sua vita prima degli stati Uniti, a viaggiare parecchio per condizioni sfavorevoli. Nabokov venne infatti forzato a lasciare la Russia all' età di 18 anni, nel lontano 1919, poiché la sua famiglia era ostile alla rivoluzione d' Ottobre; in Europa, terra dove si rifugia, incombe la minaccia fascista e ne la Germania quanto la Francia riescono a dargli una stabile sicurezza. Giunge perciò in America con la moglie ebrea e si impegna nella sua carriera accademica e letteraria, pur non abbandonando la sua lingua madre, il Russo, in cui scriverà più di 9 romanzi.

Un' altra tematica che gli si vuole attribuire, è l'impatto dell'uomo europeo contro il continente nuovo e vasto quale l'America, vista attraverso le sue strade infinite, o dalla finestra di squallidi motel.E' stato perfino giudicato uno scrittore anti-americano proprio perchè ha voluto mostrare, non intenzionalmente, una parte di America che non rispecchia appieno lo splendore che invece si pretendeva da questa nazione.
Ad ogni modo, al di là di qualsiasi interpretazioni si voglia dare ad un' opera solo per giustificarne lo scandalo non concepibile come la passione carnale di Hubmbert, Lolita rimane una storia fine a se stessa, un grande esempio di brillante e colta scrittura. Finisco col trascrivervi le considerazioni di Nabokov a riguardo:
" Ci sono anime miti che giudicherebbero Lolita insignificante perchè non insegan loro nulla. Io non sono ne un lettore ne uno scrittore di narrativa didattica, e, a dispetto delle affermazioni di John Ray, Lolita non si porta dietro nessuna morale."








EFFI BRIEST
Autore: Theodore Fontane
Edizione Italiana: Oscar mondadori (oppure Garzanti, la quale cura i romanzi di Fontane)
Prezzo: 8,90€

Considerato il capolavoro di Fontane, pubblicato in volume nel 1985, è forse uno dei libri più belli ed intensi tra quelli letti quest'anno. La storia è quella di Effi, giovanissima borghese la quale viene data in sposa all'età di 17 anni ad un ex corteggiatore della madre, Innstetten, molto più grande di lei ma seriamente intenzionato ad averla come moglie. La vita coniugale scorre tranquilla, anche dopo il tradimento di lei, frutto della noia e dell'incomprensione nella quale Effi   vive. Ma la scoperta di vecchissime lettere di Crampas e della stessa Effi,  conservate per anni in un logoro cassetto, porteranno Innstetten ad agire nel peggior modo possibile.

Su questo romanzo c'è davvero molto da dire (salvo sulla trama che, come  saprete, non svelo mai troppo...) Prima di tutto va inquadrato in un periodo storico della Germania ottocentesca ben definito, ovvero la fine del secolo.;Siamo in pieno Realismo Poetico, la riunificazione della Germania è già avvenuta nel 1871 a scapito della libertà di pensiero professata dal romanticismo, schiacciato e mortificato dal regine di censura messo in atto in quegli anni a partire da congresso di Vienna. Berlino sta sempre più assumendo le fattezze di una grande metropoli e culla dei conflitti tra la nuova borghesia, ovvero quelle dei "nuovi arricchiti", in contrapposizione alla borghesia tradizionale. E proprio in questi ambienti che la monotonia, la routine, la rigidità di pensiero, la mortificazione della spontaneità fanno si che il borghese medio rifugga la realtà, a volte attraverso la poesia, arma sfruttata dai romantici stessi ad inizio secolo, o anche attraverso una fuga come cambiamento, che Effi sperimenterà senza risultati soddisfacenti.

Il romanzo in se è una grandissima critica alle costrizioni morali e sociali della borghesia tedesca di quel periodo; la concezione "nazionalistica" della neopatria e dei doveri legati ad essi non fanno altro che rafforzare un codice d'onore a dir poco ridicolo ed inutile, come la sfida mortale di Innstetten al vecchio corteggiatore della moglie.
La letteratura tedesca passa così da un periodo di chiusura ed attenzione per gli ambienti quotidiani e familiari (siamo quindi nel I e II Biedremeier) ad uno di totale assenza di equilibri tra ciò che è dovere/lavoro e la vita coniugale.



* a me mi è stato detto da Harion alle 17:51 *
* amemi link * commenti (3) * *

giovedì, 25 ottobre 2007
Costretti a sanguinare

In "Costretti a sanguinare", pubblicato per la prima volta nel 1997, Philopat racconta i suoi vent'anni e la stagione dello "storico" Virus di via Correggio 18, quando Milano era una delle vere capitali del punk in Europa. È una narrazione "senza punti né virgole, come avviene naturalmente nelle conversazioni, un flusso di coscienza spezzettato simile al balbettio di un oratore concitato. La rappresentazione di un vivace dialogo con un interlocutore attento". Senza pause né segni grafici, solo ritmo: "Un modo per dare più importanza alle parole". La scrittura febbrile e insieme lucida di Philopat mette in scena la rabbia di migliaia di giovanissimi, serbatoio di tanti movimenti futuri. Il romanzo di un'epoca diventa anche la migliore testimonianza "dall'interno" sui punk, o "punx", in Italia.



Comprai questo libro per documentazione personale, al fine di stendere al meglio il mio romanzo. Perchè? Semplice, la mia storia narra vicende con sfondo l'ideale punk ma soprattutto che ha come colonna sonora la musica punk et similia. Ma leggendo mi sono accorta di sprofondare nella vita di un altro. Questo è il resoconto nudo e crudo di un periodo che lo stesso scrittore ha vissuto. Ed è bellissimo! Uso questo termine perchè Philopat è riuscito a raccontare il punk milanese di quell'epoca narrando vicende personali, facendomi entrare intimamente in quel che fu la sua lotta, la sua ribellione ma soprattutto la sua gioventù. Un romanzo che parla del punk ma di tutto quello che sta dietro ciò che la gente ha sempre visto. Non solo capelli o spille, borchie e poghi, ma vite combattute. Devo dirmi entusiasta anche se il romanzo parte molto bene ma va via via addentrandosi in aspetti più pratici, quasi scritti come resoconto di azioni compiute. In ogni caso massimo dei voti alla scrittura originale di Philopat che non usa punteggiatura ma solo trattini che, come scrive lui al termine del libro, danno un'idea di flusso continuo, sangue, per l'appunto!

* a me mi è stato detto da miz alle 22:34 *
* amemi link * commenti * libri *

martedì, 23 ottobre 2007
Pet Sematary



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Gesù disse loro: "il nostro amico Lazzaro dorme, ma io vado a svegliarlo."


Quando i discepoli si guardarono, qualcuno sorrise, poichè non sapeva che Gesù parlava per metafora. "Signore, se egli dorme, guarirà."

Allora Gesù parlò loro apertamente: "Lazzaro è morto, si... ciò nonostante andiamo da lui."

Parafrasi dal Vangelo secondo Giovanni.

Che dire del mio libro preferito di Stephen King? Forse che avrete già capito l'esito della recensione in questione. E' scontato, ma quando una matassa di pagine si rivela un capolavoro, è doveroso strillarlo ai quattro venti, senza tentennare.
Pet Sematary inizia nel modo più tranquillo e indolore possibile.
I Creed, una normalissima famiglia benestante, decidono di trasferirsi da Chicago per sfuggire allo stress che solo una metropoli americana comporta, ad un'anonima città del Maine. Tutto è perfetto. Louis è un medico dalla brillante carriera presso l'università locale, ha una splendida moglie, due bambini in salute, di cui uno in fasce, e una casa tutta nuova dove costruirsi un futuro. Non c'è niente fuori posto nel paradisiaco angolo di mondo che il capofamiglia si è creato con tanta fatica e dedizione. Ad allietarli con la sua compagnia c'è pure il gatto, Church, che sembra la quint'essenza dell'affetto.
C'è solo un però. Una maledetta strada, l'interstate 95 che taglia in due l'abitato di Ludlow, perennemente trafficata.
Che sia giorno o notte, c'è sempre qualche Tir che corre troppo veloce, senza rallentare. Ed è da quella strada che la storia ha inizio, in una limpida mattina di fine estate. Ma anche da un sentiero, se più vi aggrada, che come una striscia di terra ben curata, conduce al cimitero dei cuccioli, inoltrandosi nel fitto del bosco. E' infatti con un sorriso che si viene accolti a Pet Sematary, dove presiede un cartello sbiadito chiaramente vergato da qualche bambino che non ne ha ancora appreso la corretta grafia. Idem per i nomi degli animali lì seppelliti, i cui epitaffi trasudano parole di sentito dolore e cordoglio. C'è Trixy, il cane ubidiente, ma anche Marta la conillia, senza la g e con una l di troppo. Rachel è l'unica a non apprezzare la macabra atmosfera del luogo, mentre i piccoli Gage ed Ellie ne sembrano entusiasti. Ma ciò che sfugge a tutti loro è una catasta di alberi, all'apparenza insormontabile, che cela un segreto oscuro come la notte.
Un altro cimitero.
E' così che la storia inizia, come una favola dal lieto fine, ma che cresce piano, e senza il minimo preavviso ci trasporta in una girandola d'orrore colma di eventi terribili, blasfemi, macabri come un incesto.
Quando lessi che King aveva timore a pubblicare l'opera in questione, pensavo fosse solo una malcelata campagna pubblicitaria. Dopo averlo letto, comprendo cosa intendesse dire.
Pet Sematary è' un tremendo romanzo di formazione, che parte da una storia all'apparenza superficiale e tocca livelli altissimi, a cui solo il Re può aspirare. E' profondo, scritto divinamente e possiede un ritmo in grado di incollare.
Non è un thriller, non è un noir, non è neanche horror nel senso convenzionale del termine, perchè dell'horror stesso supera ogni limite. Li travalica, come una barriera infranta che nessuno aveva il coraggio di oltrepassare.
Pet Sematary è angoscia, follia, terrore. E' un grottesco affresco di vita ordinaria spinto agli estremi, che vi toglierà il sonno e vi metterà timore nel voltare pagina. Saprete cosa cela la morte, e il prezzo da pagare per riportare in vita qualcuno. Saprete, in fondo, del perchè ci sono dei tabù che non vanno sfidati. Presenze che non vanno disturbate. Oltre il bosco, oltre la catasta di ceppi malfermi.
Io, personalmente, non riesco più a vedere un gatto con gli stessi occhi, e con i medesimi, fatico a scacciare l'immagine di un neonato dallo sguardo spento armato di bisturi, pronto a squartarti. Se siete amanti dell'horror, è senza ombra di dubbio l'orgasmo che non avete mai provato.


"Il terreno del cuore di un uomo è molto roccioso. Un uomo ci coltiva quello che può, e ne ha cura..."

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 00:17 *
* amemi link * commenti * libri *

domenica, 14 ottobre 2007
STARDUST


Stardust è riassumibile in tre semplici parole: una splendida favola. Non c'è mai stata un' età per i racconti, per le storie, per il fantastico, così come non è un ostacolo il fatto che questo romanzo il libreria figuri nel reparto ragazzi. E' una storia di puro intrattenimento, poca morale o spicciola, è un caleidoscopio non troppo confuso di avventure fantastiche, che forse in inglese sanno divertire il doppio con i numerosi giochi di parole che nelle traduzioni vanno inevitabilmente persi.

Tristan Thorn è il protagonista del racconto in questione, diciottenne un po' addormentato e poco integrato nel sonnolento villaggio vittoriano di Wall; figlio di una storia clandestina tra il padre e...poi vedrete nella lettura, in quanto trovo la prima parte SUBLIME, Tristan promette all'oggetto del suo amore, l'algida e civettuola Victoria, di portarle la “fallen star” che vedono sfrecciare nel cielo insieme, dopo insistenti richieste del ragazzo di ricevere un solo bacio. Per questa promessa, qualora venisse mantenuta, Tristan potrà sposare o comunque chiedere a Vittoria l'esaudimento di tutti i suoi desideri. Ed ecco che intraprende il mitico viaggio nel mondo di Faerie, confinante con il villaggio il cui valico viene controllato notte e giorno (Wall è il nome che il villaggio prende proprio da questo muro e dallo stretto passaggio che delimita i confini dei due mondi). Scoprirà poi, dopo bizzarri incontri e lo svolgersi della trama, che la stella cadente altri non è che una bellissima fanciulla, costretta da Tristan ad essere incatenata e portata al villaggio per i suoi scopi. Ma il ragazzo non sa quanto invece diventerà per lei indispensabile...
Non era certo il caso di svelare tutta la trama, an
che perché è una storia che è volata in inglese, figuriamoci in italiano! Le illustrazioni di Charles Vess' sono MERAVIGLIOSE e piene di dolcezza (per chi ha letto il libro questo è un invito esplicito a parlarne nei commenti, mi è piaciuto davvero troppo! Basta scrivere SPOILER se ci sono anticipazioni); la storia in se è pregna di una magia affatto pesante, scorrevole, mai esagerata ma presentissima perfino nel mondo inglese, nel nostro mondo; perché ciò che si vuole costantemente dimostrare è la sottigliezza tra i due mondi del reale e del fantastico, del nostro mondo interno senza il quale probabilmente l'uomo non riuscirebbe a vivere...Sono i sogni, la voglia di viaggiare, mettersi alla prova e desiderare essere un Tristan nei boschi, o una figlia della luna. Non so quanto Gaiman avesse quest'intento, forse voleva solo intrattenere e ci è riuscito alla grande.

Da leggere ai miei figli (e al loro futuro papà, il quale al momento si rifiuta di accompagnarmi al cinema a vedere il film XD)

Per l'edizione italiana è disponibile in Oscar Mondadori a 8,80€ (senza illustrazioni, ahimè)

Credo proprio che continuerò a seguire quest'autore, d'ora in poi ^^ Avanti con i consigli!!
Harion

* a me mi è stato detto da Harion alle 09:16 *
* amemi link * commenti (7) * libri *

domenica, 07 ottobre 2007
La bussola d'oro

bussola-doro

Ammetto di aver letto La bussola d'oro spinto dalla curiosità del trailer che impazza online ormai da mesi,  sul film omonimo in uscita a Natale. Ammetto anche che, prima d'allora, non conoscevo neanche il suo autore, Philip Pullman.
Dopo aver divorato l'opera in questione, sono pubblicamente pronto a cospargermi il capo di ceneri. O di polvere.
Il Primo capitolo della trilogia Queste Oscure Materie va letto, centellinato, assaporato. Merita attenzione assoluta per tutta una serie di motivi che intendo evidenziare sommamente, tanta e tale è la portata di questo capolavoro. Gli spoiler, come ogni mia recensione, sono banditi.
Lyra, la protagonista dell'avventura, vive al Jordan College di Oxford, in un periodo che può essere inquadrato più o meno agli inizi del ventesimo secolo. Solo che non è esattamente la stessa Oxford, o meglio, non è esattamente la stessa Inghilterra nè la Terra che conosciamo. Qui infatti la Chiesa cristiana ha un potere molto più pervasivo. Non da parte del Papa, visto che dopo lo spostamento della sede a Ginevra e la morte del suo ultimo esponente, Giovanni Calvino, non ne sono stati eletti altri, ma da una guida collegiale detta Magisterium. Oltre l'oceano c'è l'America, ma lo stato più importante di quel continente si chiama Nuova Francia, e lo studio della natura viene chiamato Teologia Sperimentale. Tecnologicamente hanno da poco iniziato ad usare l'elettricità e si spostano in zeppelin, mentre il nord è ancora un territorio misterioso e semiesplorato. Il tutto è condito da streghe volanti e orsi senzienti protetti  da armature di ferro meteoritico.
Ma ciò che è più diverso, in questa peculiare realtà parallela, è il fatto che ogni persona ha accanto a sé un Daimon, un compagno sotto forma di animale che rappresenta una parte di sè dal sesso opposto al proprio, e grazie al quale nessuno deve temere la solitudine. Ogni uomo ci può conversare, farsi consigliare e rincuorare, come se fosse il proprio migliore amico. L'unico che ti conosce fino in fondo, anche se la valenza dei Daimon stessi è ancora più intrinsecamente legata all'anima di ognuno di noi.
Questa è, a grandi linee, l'ambientazione del libro. Una società non distante dalla nostra, eppure così fresca e originale, nella quale Lyra, che è soltanto una bambina undicenne, si trova suo malgrado coinvolta in una lotta più grande di lei dove i buoni sembrano cattivi ed i cattivi sembrano buoni.
La vicenda ruota attorno ad una misteriosa polvere, di provenienza ignota e dalle oscure proprietà, che ha messo il suo mondo in crisi. La posta in gioco è altissima, ed il Magisterium, forte dell'enorme influenza in grado di esercitare, intende arrivare in fondo alla questione per censurare o fare sue verità potenzialmente sconvolgenti. Lyra, inoltre, è venuta in possesso di un manufatto che prende il nome di Aletiometro. E' uno strumento dal criptico utilizzo e che solo lei è in grado di far funzionare. La bussola d'oro, in sostanza. Non posso aggiungere altro, se non rimandarvi al passo di Milton di due post fa'. E non posso che ribadire la bontà di cotanta lettura.
La storia prende forma lentamente, svelando poco, per ingranare la marcia a partire dalle 50esima pagina, trascinandovi in un viaggio ai confini del mondo dove niente è come sembra. Pullman ha imbastito un universo fondato sulla ricerca di noi stessi, che nella sua sconfinata profondità è in grado di porre interrogativi, commuovere, appassionare come mai mi era capitato. E', in pratica, un romanzo di formazione colmo di filosofia, ma dagli spunti geniali e le molteplici chiavi di lettura che lo rendono adatto a tutti, per chi sa coglierle. Ma è anche un Fantasy di qualità, pur mancando all'interno della storia i classici elfi, orchi e la magia nel senso più convenzionale del termine. E' un libro di difficile collocazione, poichè l'autore ha quasi creato un genere a sè stante, ma dai continui rimandi alla nostra società odierna. Cos'è veramente il Magisterum e il modo stesso in cui agisce, sono di un'attualità sorprendente.
Piangerete assieme a Pantalaimon, quando ne intuirete la vera natura, così intimamente legata all'anima umana. Nondimeno, le sue continue trasformazioni vi faranno ridere a crepapelle. Al contrario, inveirete contro la signora Coulter, scapperete dagli Ingoiatori, sentirete freddo quando la compagnia dei Giziani raggiungerà il Circolo Polare Artico. E vedrete con i vostri occhi, ma non del tutto, le meraviglie della città sulle stelle, che giace oltre il velo ammantato dell'Aurora Boreale.
Il finale è a tutti gli effetti un ponte verso i capitoli successivi, ma dato gli eccellenti presupposti, credo sia quasi un delitto non leggere anche il resto.
In conclusione, La bussola d'oro è, secondo il mio parere, una storia da non lasciarsi sfuggire, il libro migliore che abbia letto quest'anno, e vi assicuro che ne ho letti tanti. Un romanzo che diverte con deliziose invenzioni e invita ad una profonda riflessione morale, e che per gli amanti del fantasy e non, non va assolutamente ignorato.

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 19:59 *
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