a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

Come partecipare

Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.

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a me mi è stato detto
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lunedì, 24 dicembre 2007
Il ladro di corpi

E' la solitudine, la "maledizione" che si impadronisce di Lestat, il vampiro immortale, il principe incontrastato del tenebroso universo dei morti viventi. Lestat avverte dolorosamente la "maledizione" della sua solitudine e desidera rinascere come mortale, liberandosi quindi del suo corpo di "non-morto" e impadronendosi di un corpo "vivo". Intraprende così un viaggio che lo porterà da Miami al deserto del Gobi, da Amsterdam alla giungla amazzonica, fino all'incontro cruciale con l'unico uomo che può soddisfare il suo desiderio, Raglan James, il Ladro di Corpi. Più sinistro e malvagio di un demone, il Ladro di Corpi si impadronisce con l'inganno del corpo vampiresco di Lestat, il quale, rinchiuso come anelava nel corpo mortale, scopre.




Il libro di Anne Rice che preferisco, della saga dei Vampiri. Che dire di questo romanzo? Eccezionale, unico, respirabile. Ho sentito dalla prima all'ultima pagina la tensione, la paura, la nostalgia e tutti i sentimenti più profondi dei personaggi, perchè solo la Rice è capace di tanto: di prenderti e portarti con sé nella fredda atmosfera dei suoi racconti. Ancora Lestat, il vampiro per eccellenza (almeno, per quanto mi riguarda), ma questa volta defraudato del suo potere e della sua arroganza. Decide di prendere in prestito il corpo di un mortale, per sentire tutto ciò che da secoli non sente più: il sesso, l'amore, la passione, la fame, anche il solo fatto di urinare. Ma poi si rende conto di quanto l'immortalità e l'innato suo potere gli mancano. Così tenta di riprendersi il suo corpo ma dovrà lottare, perchè il ladro non ha intenzione di restituirlo. E per la prima volta Lestat è in reale difficoltà. Viaggi astrali, crudeltà, ironia e quant'altro, nel romanzo più affascinante di Anne Rice. Ovviamente, dal mio punto di vista!

* a me mi è stato detto da miz alle 12:34 *
* amemi link * commenti (3) * libri *

sabato, 22 dicembre 2007
Una bussola che ha smarrito il Nord




Dopo avervi rotto a dovere con il libro, adesso tocca al film. L'ho visto la settimana scorsa, sperando che il tempo intercorso mi permettesse di valutarlo meglio.
Non è cambiato niente, anzi. La Bussola d'Oro è sciatto, noioso e deludente. Sono uscito dal cinema con un indicibile senso di frustrazione, come quando a Natale un bambino chiede un regalo, attende in trepidazione e una volta scartato il pacco non trova ciò che desiderava.
Il film lo aspettavo da un anno, monitorando immagini, trailer e notizie ufficiali. Sapete già quanto mi sia piaciuto il romanzo da cui è tratto. Le aspettative erano alle stelle. Il problema di fondo è la pessima sceneggiatura, che unita alla velleità di dover piacere a tutti, ha finito per rendere un potenziale capolavoro un film che ha scontentato tutti.
Ma proprio tutti. Buchi temporali, eventi non inclusi, gli ultimi tre importantissimi capitoli del libro tagliati del tutto dalla versione finale pur essendo già stati girati. Non ho parole. La magia di Pullman non solo è andata persa, ma è stata del tutto fuorviata. Le tematiche del romanzo sono delicate. Pur in un contesto fantasy, si parla di Dio, di Adamo ed Eva, e del peccato originale. Una critica all'odierna Chiesa Cattolica che non è stata riportata. D'accordo o meno sulla morale di fondo, questa è una grave mancanza di coerenza. Detesto la censura, anche se vagamente mascherata come in questo caso.
C'è dell'altro, però. L'idea che mi sono fatto al termine della proiezione è del classico blockbuster natalizio, infarcito di effetti speciali. Incredibili, per carità, ma non sufficienti a sorreggere un visionario quale Pullman è. Ne è venuta fuori un'esperienza diversa, una storia monca e già complessa di suo, incomprensibile per la tanta gente che non ha letto il libro. Neanche l'etereo faccino della Kidman è riuscito a salvare capra e cavoli. Di grande presenza scenica, sembra però intrappolata all'interno di un personaggio che non le appartiene, che non sente suo. Idem per Daniel Craig ed Eva Green, le cui parti durano il tempo intercorso tra un battito di cuore e l'altro. Discreta invece l'esordiente Dakota Blue Richards, interprete della protagonista Lyra, magistrale e ben caratterizzato Pantalaimon.
Insomma, a mio parere è stato un enorme occasione sprecata, costata la bellezza di 190 milioni di dollari. Bellissime scenografie, superbe ricostruzioni digitali dei Daimon, ma nient'altro. Manca l'anima, il pathos della vicenda che tanto mi ha incollato alle pagine del libro. Manca lo stupore, il senso di meraviglia nel contemplare la citta delle stelle, oltre l'aurora boreale. Il risultato è un minuscolo frammento di un mosaico molto più ambizioso, di raro fascino, una sequela di scene collegate una all'altra, ma estranee al contesto immaginifico che avrebbe dovuto esaltarne la potenza. Inesatte le spiegazioni riguardo alla polvere, venute meno le sfumature filosofiche legate a Milton, non rimane altro che disappunto.
Adesso io mi chiedo, che ne sarà del girato escluso che doveva fare da prologo della Lama Sottile se quest'ultimo, probabilmente, non verrà mai prodotto? Considerando che la Bussola d'Oro si è rivelato un flop al botteghino ed è stato stroncato dalla critica, mi aspetto almeno un extra nella versione dvd. Se volete ulteriori delucidazioni sulla trama, leggete la rece del libro omonimo, almeno se andrete al cinema non vi si dipingerà un gigantesco punto interrogativo sulla fronte. Amen.
Buon Natale a tutti.

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 13:59 *
* amemi link * commenti (13) * film *

lunedì, 10 dicembre 2007
Tripletta Kinghiana

Continuano le mie recensioni, con ben tre libri di Stephen King letti uno dietro l'altro. Iniziamo con quello forse meno riuscito: La bambina che amava Tom Gordon.


labambcheamavatomgordonLa storia è interessante e dall'incipit che cattura. Una ragazzina si smarrisce in un bosco del Maine durante una innocua passeggiata con la madre e il fratello.
Trisha McFarland, questo è il suo nome, si ritrova all'improvviso catapultata in un incubo. Con razioni di cibo non certo adatte a sopravvivere in un ambiente tanto ostile, vaga tra gli alberi alla ricerca del sentiero perduto. Gliene capiteranno di tutti i colori prima di riuscire a salvarsi dall'intrico della selva.
La scrittura è serrata, quasi claustrofobica. Il Re è in grado di appassionare anche con un solo personaggio e un'ambientazione non certo ricca di spunti. Il bosco stesso diventa un'entità viva, pulsante, capace di terrorizzare, mentre i giorni passano, i soccorsi stentano a farsi sentire e le scorte terminano.
Trisha non è sola nel buio, e scoprirà a sue spese cosa comporta dover sopravvivere tra la pioggia e gli insetti onnipresenti, tra sterminate lande paludose e orme di misteriosi animali. Tom Gordon, un giocatore di baseball che lei segue tramite la radio del suo walkman, è con lei, e non solo in senso metaforico. Non mi è dispiaciuto, anche se ho letto di meglio.

Da qui si passa ad un vero e proprio capolavoro, ossia La Lunga Marcia.

La lunga marciaUn ragazzo sedicenne di nome Garratty accetta di partecipare alla Lunga Marcia, una gara senza esclusione di colpi che vede 100 atleti combattere l'uno contro l'altro in un percorso lungo ben 400 km. L'evento è seguito dalle emittenti televisive di mezzo mondo e da un plotone di soldati armati fino ai denti.
Le regole sono tanto semplici quanto terrificanti.
Si corre anche di notte, senza alcuna pausa, nutrendosi in movimento. Fermarsi anche solo per un secondo comporta un ammonimento che viene cancellato dopo poche ore di cammino senza pause. Al terzo ammonimento si viene fucilati in mezzo alla strada. Inutile dire che una volta iniziata questa sorta di maratona non ci si può esimere dall'affrontarla. Solo uno arriverà alla fine e alla gloria che ciò comporta, lasciandosi alle spalle una lunga scia di morti e sangue.
La Lunga Marcia mi ha letteralmente rapito.
L'ho letto in un soffio, trasportato nella storia attraverso un meccanismo di malefica efficacia.
Gli Stati Uniti in cui è ambientato il romanzo rappresentano la metafora di una società militaresca, tirannica, portata agli estremi. Come mi è già capitato per altri libri di King, ne volevo ancora, e invece è terminato troppo presto. Eccezionale l'idea di base e il modo in cui è stata sviluppata, scritta sotto lo pseudonimo di Richard Bachman.

Il terzo e ultimo libro è un vero e proprio esperimento: On Writing.


onwriting1Non è un saggio, non è un'autobiografia nè un manuale di scrittura.
E' un libro complesso, che narra degli esordi di King, del modo in cui è cresciuto.
Si parla della sua infanzia, del padre che lo ha abbandonato, delle difficoltà economiche fino al suo primo successo letterario, quella Carrie che lo ha proiettato nell'olimpo dei grandi.
Tanti aneddoti, consigli, episodi di vita vera che incollano alla pagine con lo stile caratteristico che solo il Re sa utilizzare con tanta efficacia. E' stato divertente dare un'occhiata alle esperienze che lo hanno formato come scrittore. Scoprirete cose nuove e che non vi sareste aspettati. Alcune situazioni poi sono divertenti al limite del grottesco, provare per credere. Non mi sento invece di consigliare in toto la parte relativa alla scrittura, sia perchè, ad esempio, l'uso degli avverbi che King tanto detesta vengono da lui stesso usati, sia perchè queste regole valgono per l'inglese. Infatti, pur saggiando la bonta della traduzione, molte delle prove pratiche non vanno bene per l'italiano, lingua profondamente diversa da quella usata dall'autore stesso. Il resto rimane utilissimo per chi vuole scrivere, anche perchè non ne parla di certo il primo che passa!

In conclusione, tre ottimi libri che ho apprezzato per motivi differenti. Aspetto le vostre opinioni!

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 10:07 *
* amemi link * commenti (7) * libri *

domenica, 02 dicembre 2007
Il segreto di Krune


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Mareq Tha, Prima Vigilante Militare di Sazzal, protagonista del Segreto di Krune, possiede una fede apparentemente incrollabile.

Il suo ruolo, all'interno del Matriarcato, è tra i più rinomati che si possano raggiungere. Guerriera di innato talento, Mareq Tha è anche una donna, figlia della dea Elle, creatrice del mondo. Una donna, come dicevo, tra le donne.
Tutto nella norma, se solo non fosse che nel romanzo d'esordio del mio "compaesano" Michele Giannone, il gentil sesso è predominante in ogni aspetto.
La donna comanda, regna, gestisce l'uomo secondo un'ottica di superiorità che spetta a lei di diritto. E' una gerarchia rigida, quasi da dittatura, dove il fine ultimo dell'uomo è relegato alla mera riproduzione, oltre che di forza lavoro. Una società che lancia all'ignaro lettore una sfida peculiare.
Come avrete già capito, la tematica centrale è incredibilmente affascinante, e non solo mi ha spinto ad acquistare il libro per la sua intrinseca originalità, ma anche e soprattutto ad apprezzarlo, senza per questo cadere in una sterile guerra tra i sessi. Non è infatti di femminismo che si parla, come potrebbe sembrare a una analisi superficiale.
Per una volta, assistiamo a un cambio prospettico in grado di far riflettere, quantomeno incuriosire. La storia inizia con una scena di battaglia tra le più classiche, per dipanarsi in un susseguirsi di enigmi molto ben orchestrati. Le donne del matriarcato di Krune credono di essere le uniche a possedere la magia.
Nondimeno, non si fanno il minimo scrupolo a usare la stessa contro gli uomini. Incantesimi come il Sussurro, ad esempio, costringono la mente ad agire contro la propria volontà. Ciò serve a mandare questi ultimi in battaglia contro le creature (Vrula e Nuruma) e a sacrificarsi per il volere di Elle. Proprio gli uomini, dal canto loro, non protestano poichè sono stati cresciuti ed educati secondo la religione di Krune. Burattini gestiti dalle Matriarche che si limitano a svolgere le mansioni assegnate.
L'incantesimo però si spezza nel momento in cui Mareq Tha ne incontra uno in grado di resistere ai suoi poteri, durante una missione nella pianura aperta.
Jaat, questo è il nome del misterioso coprotagonista, ha occhi rossi, soffre di amnesia ed è in grado di produrre una magia profondamente diversa da quella del Matriarcato, senza per questo saperne gestire il controllo.
Ciò la condurrà in un viaggio al suo fianco dove ogni sua certezza, ogni convinzione, ogni dogma in cui ha sempre creduto, verrà accantonato, smontato, messo da parte. Il Segreto che muove la storia la cambierà profondamente. E' un romanzo intimista, quello che mi accingo a recensire. Non che sia parco di azione, ma è il sentimento il vero motore trainante della vicenda. In particolare l'amore, la diffidenza, lo scontro tra civiltà di natura diversa, ma anche la tolleranza e il dubbio nei confronti di una verità allo stesso tempo scomoda e sconvolgente. Quello che non si conosce, nel nostro spaccato di vita come in quello fittizio dell'autore, fa sempre paura e deve essere messo a tacere.
Giannone mi ha avvinto usando mezzi semplici ma di grande impatto evocativo. Ha uno stile maturo, notevole se consideriamo che è alle prime armi in quanto a pubblicazioni. Ne emerge tuttavia una visione cristallina che funziona solo in parte. Malgrado quanto detto, le note dolenti ci sono, e non di poco conto. In primis, l'ambientazione.
Il Matriarcato, con le sue caserme, i templi in onore di Elle, la strutturazione della civiltà di Krune e il modo in cui funziona è ben tinteggiato. Il rito mi è piaciuto tantissimo, idem per figure importanti quali le Nutrici. Il resto però non ha ricevuto la stessa meticolosa cura. Il mondo che ci aspetta oltre è appena abbozzato, scarno e francamente anonimo. Non vi sono particolari guizzi di genio, niente che possa stupire realmente, e questo in un fantasy credo sia una mancanza da tenere in considerazione. La storia, poi, nonostante  sia in grado di trascinare il lettore per buona parte del libro, ha un brusco calo di tensione verso la fine.
Dopo 400 e passa pagine, non si comprende ancora per quale motivo Jaat sia così diverso, così speciale. Le spiegazioni ci sono, certo, ma il finale arriva troppo presto ed è altrettanto incerto nello svelare i dubbi che ci si porta dietro. Viene lecito chiedersi dove si voglia andare a parare. E' scontato un seguito, com'è altrettanto scontato che sarà da me acquistato. Se pensate infatti che la mia sia una stroncatura, vi sbagliate di grosso. I difetti da me citati inficiano sul giudizio fino a un certo punto. Quanto di buono è già stato scritto non viene cancellato, e una storia che lascia spazio a considerazioni dopo la conclusione, a mio parere merita di essere letta. Mi sento di dare un buon voto, quindi, con riserve ma pur sempre un buon voto. Spero non ci sia da aspettare troppo per un secondo capitolo, la voglia di sapere come continuano gli eventi è alta. I mezzi ci sono, il talento pure, bisognerebbe solo osare di più, poichè la strada intrapresa è quella giusta. Sono fiducioso.

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 23:01 *
* amemi link * commenti (2) * libri *




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