Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.
Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.
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a me mi è stato detto
*loading* volte

Mi è piaciuto solo in parte, lo dico senza troppi giri di parole. La prosa di Andrea D'Angelo è matura, ricercata, le parole sono scelte con cognizione di causa e fanno il loro dovere in modo egregio. Non si può dire che non sappia scrivere nè che non riesca a ricreare atmosfere che lascino il segno. Da questo punto di vista, e alla voce di una mia modesta hit parade personale, D'Angelo è secondo solo a Michele Giannone, e comunque una spanna sopra a tutti gli altri scrittori di genere nell'ambito fantasy italiano di quello più adulto.
La vicenda narra di una misteriosa rocca, Ammothàd, che nasconde terribili segreti. Pare che nessuno riesca a varcarne la soglia a causa di mostri all'apparenza imbattibili, che hanno già sterminato interi gruppi di avventurieri. Questo attira l'attenzione della torre di Dothrom, dove il consiglio dei fruitori di magia delle Terre si riunisce.
Si decide di mandare, ancora una volta, una spedizione di gente preparata al peggio per mettere fine all'influenza nefasta della rocca, che pare estendersi anche oltre il territorio su cui è eretta. Il problema è che di fronte ad Ammothàd nessuno è preparato al peggio, poichè le incognite sono molteplici, il rischio di non farcela altissimo. Tuttavia la spedizione, fatta di gente di diverse razze e che ha un proprio motivo per sfidare la rocca dei silenzi, decide di tentare ugualmente. La trama ha i suoi punti di forza, perchè l'autore sa spingere il lettore verso gli orrori del luogo e lo fa con atmosfere che si nutrono di tetraggine e sangue.
Il senso di oppressione è costante, il pericolo dell'ignoto palpabile e nascosto dietro ogni angolo. I personaggi sono coerenti, resi vivi da dialoghi e atteggiamenti che mi sono piaciuti molto. Non è semplice parlare di uomini come Moenias e Mordha, così diversi eppure affascinanti. Il mio preferito resta il Nano Vòrak, impulsivo e micidiale allo stesso tempo.
Dove a mio avviso l'autore è caduto, e questo è un motivo per cui il suo ultimo romanzo non mi ha colpito del tutto, è nel ritmo narrativo che parte bene, ma arriva via via ad assottigliarsi fino a sconfinare nella noia. Le spedizioni contro la rocca sono più di una, e questo comporta continui spostamenti da Ammothàd alla torre di Dòthrom e viceversa. Se aggiungiamo il fatto che, per ovvie esigenze di trama, l'ambientazione è sempre la stessa e spazia altrove solo tramite i dialoghi dei personaggi, si capisce che dopo un pò il tutto diventa terribilmente ripetitivo. Una volta abituato alle atmosfere mefitiche di Ammothàd, ai suoi mostri e continui tranelli, l'autore non ce la fa più a stupire. Esaurito il fattore novità, quando ci si sente saturi di frattaglie e organi sparsi ovunque, arrivano gli sbadigli. Avrei tagliato qualcosa nella parte centrale del romanzo. Il fatto è che ho come avuto l'impressione che la storia potesse essere narrata senza troppi problemi con un numero di pagine inferiore. Anche gli intrighi di corte tra i vari fruitori di magia, laddove si voleva rendere una società corrotta e senza valori, li ho trovati limitati e prevedibili, senza riuscire a creare il classico colpo di scena.
Detto ciò, il resto è semplice e personale puntiglio, che non inficia in alcun modo la lettura. Avrei gradito la presenza di una mappa per capire la visione d'insieme del mondo che l'autore ha creato, perchè si capisce che la vicenda di fondo è sorretta da un'ambientazione ben sviluppata, cosa che io amo in un fantasy e, come già ripetuto, considero fondamentale tanto quanto la presenza di personaggi ben riusciti. I nomi degli stessi sono particolari. L'autore ama giocare con gli accenti e la musicalità dei suoni, e questo all'inizio, almeno a me, ha creato un pò di confusione. Ma sono dettagli, frutto di pignoleria.
Il mio giudizio, alla fine della fiera, è di un romanzo discreto pur con le sue imperfezioni, la cui forza è rappresentata da uno stile maturo, da una tematica di fondo molto interessante e sorretta da un finale tutt'altro che scontato, ma che suona un pò come un'occasione sprecata. Con qualche accorgimento l'opera in questione avrebbe potuto rivelarsi molto, molto meglio, e di questo me ne dispiaccio, perchè D'Angelo racchiude in sé un enorme potenziale e ancora notevoli margini di miglioramento. Mi auguro che, nei suoi futuri lavori, riesca a esprimersi al massimo capendo su cosa bisognerebbe porre enfasi e su cosa no.
Una madre muta e immobile come una bambola rotta, un padre che ha più dimestichezza con i maiali che con gli esseri umani. Ester e Alice, due sorelle gemelle legate nell'anima da una dipendenza reciproca e feroce, crescono in un paesino nebbioso e anonimo vicino Modena. Ester, con i capelli tinti di nero, autolesionista e sessualmente promiscua, mette in scena finti suicidi come il protagonista del suo film preferito, e si lascia fecondare dal male e dall'amore. Alice, bionda, sessuofoba e intransigente, sembra invece accordata sulla nota stonata di una purezza ombrosa e risentita. Sullo sfondo di una provincia emiliana monotonamente verde finiscono negli stessi buchi neri, inghiottite dall'insoddisfazione e dalla rabbia.

Una storia che brucia. Una vicenda che graffia. Un romanzo che ferisce. Profondamente. Ho divorato questo libro con famelica bramosia. Perchè sono rare le scritture che catturano l'anima. Autrice italiana, storia forse un pò contorta ma sicuramente raccontata con delicatezza, cattiveria, paura, ardore. Una miscela esplosiva di sentimenti. La storia di due sorelle che si amano e si odiano. Il sesso, l'amore, la rivalità, la passione. E la morte. Tutte condite nello stesso piatto e divorato dalle protagoniste con rabbia. Flashback di infanzia e adolescenza. Forti pugni nello stomaco, improvvisamente, nel loro presente. Disperato, corrotto, finito. Un romanzo che sa di agrodolce. Un romanzo che è una fotografia.
Fragole caramellate con la panna" è un chiaro riferimento sessuale. La storia si svolge interamente in Danimarca nel 1996. Il protagonista, Wilem, ventuno anni, capelli rasati, anticonformista, a tratti cinico, abbandona l'Italia per uno scambio della propria Facoltà e si trasferisce ad Aarhus, dove entra in contatto con una nuova realtà popolata da personaggi inconsueti, semplici, che piuttosto adattarsi a schemi usuali, conducono un'esistenza alienante all'insegna dell'alcol, droghe e sesso. I locali notturni, i night-clubs, le allucinanti bevute, diventano il comune denominatore di folli esperienze portate all'estremo, le quali lo rendono consapevole della propria identità e dimensione: libertà, donne senza inibizioni e amicizia. Non esiste una conclusione pratica o morale. È il portarsi fuori delle regole perché dettate dalla massa. È una violenta richiesta di libertà, gridata a denti stretti e di cui rimane alla fine solo un forte senso di auto-distruzione e solitudine. Un libro da cercare, ordinare e leggere.
"Antichrista": un titolo che già anticipa il senso di un racconto che ancora una volta presenta la personalità multiforme della sua autrice. Protagoniste due giovani donne: Christa ragazza bella, brillante, libera, intelligente e terribilmente bugiarda, contrapposta all'amica Blanche, mite, timida e bruttina che inizialmente vede nell'amica l'esempio luminoso e brillante da seguire e che gradulmente si accorge come dietro quella facciata si celi una vera Antichrista. Ma chi sarà la vincitrice finale di un rapporto vittima-carnefice che degenera sino a una guerra dichiarata del male contro il bene? Una storia incentrata sul rapporto sadico (e masochistico) di due adolescenti che ha dichiaratamente diversi elementi autobiografici.

Bello. Non trovo altri termini per descrivere questo romanzo. Breve, diretto, abilmente scritto. Anche se, per alcuni versi, ricorda il noto film "la mia peggiore amica", ma molto meno ricamato e meno drammatico. Vittima e carnefice che inevitabilmente si attraggono e si distruggono. Prima una, poi l'altra. A soli sedici anni. Il romanzo scorre, racconta con semplicità la battaglia interiore di una solitaria contro una creatura apparentemente perfetta. Il riflesso distorto allo specchio di una sé stessa che desidera ma sa di non poter essere. La scoperta della propria anima attraverso la sofferenza. Il furto della propria identità, dei propri affetti. La lotta per riconquistarli. E la vittoria. Con un finale che sa di agrodolce. Niente di più di una storia adolescenziale con sfumature psicologiche. Labili, sottili ma incisive. Non avevo ancora letto niente della Nothomb (nonostante l'avessi sentita più volta nominare) ma per fortuna ho acquistato questo libro. Sarà il primo di una lunga serie!
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