Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.
Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.
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a me mi è stato detto
*loading* volte

Dopo il successo di "Lettino" Martha Medeiros pubblica un nuovo libro sui sentimenti. Attraverso delle lettere racconta le vicende di persone che non si conoscono, non vivono nella stessa città ma condividono gelosie, dispiaceri, desiderio di cambiare vita e, soprattutto, paura e solitudine. Cos'è una lettera, in fondo, se non questo: un attestato di esistenza e un tentativo di provocare una reazione?
Una lettera scritta a mano è ormai un ricordo antico. Una lettera scritta a mano è pregna di reali sentimenti, tangibili. Dall'inchiostro che la compone, alle curve di ogni lettera. E questo romanzo si basa su di una lettera. Tante lettere. Ognuna diversa dall'altra. Ognuna appartenente al cuore di una persona differente. Le lettere di questo libro raccontano le vite della gente comune. I dolori, le gioie, la rassegnazione, lo strazio, la serenità, la riconquista di sé stessi, la vendetta. Sentimenti comuni, sentimenti che logorano, riempiono, dividono. Martha Medeiros, con una fluida scrittura, mi ha condotto nell'animo umano. Nella realtà di ognuno di noi. Ho toccato la vita di tutti i mittenti, sono stata con loro mentre scrivevano la loro missiva. Questo romanzo mi ha colpito per l'originale idea di raggruppare, appunto, una serie di lettere che narrano un pezzo di vita vera. A volte mi ha commosso, altre mi ha scosso. A volte sono stata complice emotiva, altre assolutamente indignata. Voleva questo l'autrice? C'è riuscita. Non posso che dare un 10 e lode, meritevole, perchè semplice, perchè non vuole stupire, ma solo farci ricordare che la vita, a volte, è fatta di parole non dette. E lei ci insegna, in qualche modo, a tirarle fuori. Una volta per tutte.


Il continente è squassato dalla stessa guerra iniziata in A game of Thrones, ma questa volta sono ben quattro i contendenti che rivendicano il trono di spade su cui siede il giovane Jeoffrey, e nessuno di loro intende rinunciare. Senza contare Daenerys Targaryen, l'esiliata illustre e unica erede di diritto, costretta e rimanere ai confini più estremi dell'Est in compagnia della sua carovana di Dothraki e... altre creature che si pensava non esistessero più. Ognuno è mosso da motivi diversi e mezzi più o meno leciti, perchè spesso non è il modo in cui una cosa si ottiene, ma il fine ultimo che rappresenta. Il potere fa gola a molti, è una sfida a cui non ci si può sottrarre, e la torta viene divisa da mani inique. Ben vengano quindi i giochi di potere, le alleanze nascoste tessute da Varys L'eunuco, lo scambio di ostaggi camuffato da matrimoni di convenienza.
A Robert Baratheon, sposo di Cersei Lannister, si aggiungono i suoi due fratelli, Renly e Stannis. Quest'ultimo, dall'alto della Roccia del Drago, può contare sull'aiuto di Melisandre la rossa, una donna misteriosa e follemente devota al culto del Signore della luce. Ma aldilà del mare, anche le Isole di ferro e Theon Greyjoy rivendicano la loro parte, poichè le spoglie rocce di Pyke non hanno dimenticato l'assedio di dieci anni prima che li ha quasi messi in ginocchio. La battaglia è sul punto di esplodere, mentre il Nord e la casa Stark tentano di mantenere l'egemonia sul regno di Grande Inverno e la Barriera scricchiola sotto il peso di forze oscure e antichissime. Sopra ogni altra cosa, tutti guardano in cielo, con un timore quasi riverente, quella cometa infiammata portatrice di verità nascoste.
La trama s'infittisce, gli intrighi aumentano in modo esponenziale, i colpi di scena si sprecano. Come se non bastasse, Martin non solo non risponde alle domande del volume precedente, ma si prende pure il lusso di crearne altre, aggiungendo tasselli su tasselli, nuovi ambienti e scorci di un mondo incredibilmente variegato. L'autore ammazza i suoi protagonisti in modo sistematico, quando meno te lo aspetti e senza alcun senso di colpa verso il lettore, a cui lascia appena il tempo di affezionarsi alle sue creature per poi maledirlo subito dopo a causa della loro perdita. Inoltre, dalle ceneri dei morti ne mette in piazza altri, se possibile addirittura migliori dei precedenti.
Leggere le cronache vuol dire questo: lasciarsi trasportare da un turbine infuocato di azione, dialoghi meravigliosamente perfidi, battaglie spietate e tranelli che si dilatano nel tempo, ora veloci e indolore, ora meschini oltre ogni dire. Lasciarsi abbagliare dalla Canzone del Ghiaccio e del Fuoco significa godere di momenti magici il cui unico incantesimo è la maestria infinita con cui Martin si destreggia tra milioni di personaggi, punti di vista opposti, sentimenti che toccano il cuore. A Clash of Kings è Sansa Stark costretta a mentire e negare contro l'evidenza per avere salva la vita, è Jon Snow alla ricerca di suo zio nella Foresta Stregata, è Melisandre che sconfigge Capo Tempesta partorendo un'ombra. Un calderone epico in cui Tyrion il folletto non ha il coraggio di ammettere di essersi innamorato della sua puttana, mentre sua sorella Cersei Lannister, viscida come la peggiore delle vipere, giace col cugino e afferma che l'amore è veleno. Lo Scontro dei Re è Daenarys che rimpiange il suo sole-e-stelle, è Arya o Arry o Donnola che fa la sguattera a Harrenhal sussurrando alle orecchie giuste i nomi dell'odio, è Jaime che sputa sulla misericordia di Catelyn. E' un caos quello che vige in ogni angolo dei Sette Regni, mentre si fa strada il presentimento che il peggio debba ancora arrivare. Un peggio che, cascasse il mondo, non vedo l'ora di scoprire. Come se la cometa che squarcia le nubi ne fosse l'artefice, e seguire la sua scia rossastra per capire dove conduce la mia missione.
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