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martedì, 23 settembre 2008
Cuore d'inchiostro


Cuore d'inchiostro - Tintenherz
Cornelia Funke
Oscar best sellers
8,90€
Pagine: 487

Finito meno di dieci minuti fa: bello, bello e bello!

Diciamo che a destare tutto l'entusiasmo è stato un colpo di scena inaspettato che mi ha fatto capire quanto tenessi alla storia ce stavo leggendo, poiché all'inizio avevo alcuni dubbi sullo stile della Funke e forse, la storia in sé. Rimangio tutto.

Dunque, la protagonista si chiama Maggie, ha dodici anni e ha ereditato dal padre, Mortimer “Mo” una sfrenata passione per i libri e uno strano talento: entrambi possono dar vita ai personaggi di cui leggono le avventure, purché lo facciano ad alta voce! Se di primo acchito questo dono sembra essere una benedizione, si verrà a scoprir quanti danni può causare, se a prendere vita sono i personaggi malvagi della storia.

Il loro capo, Capricorno, vuole sfruttare il dono della famiglia Flochart per far rivivere un mostro pericolosissimo, e solo l'ingegno dl creatore di cuore d'inchiostro, Fenoglio, potrà salvare a situazione. Così il mondo della Funke prende vita sotto i nostri occhi: mangiatori di fuoco, fate (una in particolare vi suonerà famigliare), coboldi, furfanti, ombre. Ogni capitolo è introdotto da una citazione presa dai romanzi per ragazzi (e non solo) più importanti della nostra letteratura(Il libro della giungla, la spada nella roccia, l'isola del tesoro, le mille e uno notte, il dottor Jekyll e mr Hyde, il signore degli anelli), e l'edizione oscar è arricchita dalle illustrazioni dell'autrice stessa, realizzate in china se non erro.

Cosa mi ha colpito di questo romanzo? Cosa di meno? E' una domanda un po' particolare alla quale cercherò di rispondere in modo esauriente. Diciamo che ero partita un po' prevenuta, trattandosi comunque di narrativa per ragazzi. Lo stile, di primo approccio, è risultato essere non infantile, sia chiaro, ma di una facilità quasi forzata, con espressioni e paragoni che non mi hanno fatto una grandissima impressione. E' un concetto che risulta difficile da spiegare, e molto probabilmente da capire, però non mi piace quando la narrazione lascia trasparire troppa ingenuità. E questa è stata la mia prima impressione riguardo “Cuore d'Inchiostro”: in effetti, leggevo e mi sentivo non so perché, a disagio. Forse molte espressioni usate dai protagonisti mi sono apparse un po' troppo alla mano, poco “letterarie” nulla togliendo allo stile fresco e innocuo della Funke. Però, mano mano che ci si addentra nella storia, il difetto diventa trascurabile. Si è più concentrati a seguire le vicende di Meggie e Mo e del loro bellissimo rapporto figliare, saldo proprio grazie alla passione per i libri e la lettura che l'autrice non tenta minimamente di mascherare. Sembra quasi che ti parli dritta al cuore, attraverso gesti innocui come quello di annusare il proprio libro, o spolverarli amorevolmente, come la zia Elinor.

La fantasia dell'autrice è brillante, eppure non eccessiva. Non esagera l'elemento fantastico per rendere avvincente la storia, ma lo maneggia con cura, scegliendo con attenzione diverse situazioni e diversi personaggi. Alcune “comparse letterarie” mi hanno lasciata estasiata, altre esterrefatta; è dolce ed intimo allo stesso tempo, lascia sorridere il cuore nonostante alcuni personaggi siano troppo caricati nelle loro parti.

Insomma, una perla, un gioiellino che meriterebbe una lettura da parte di tutti. Non lo considero propriamente un fantasy, ma libro per ragazzi innamorati della lettura. E visto che non bisogna necessariamente essere ragazzi per amare i libri, lo considero alla portata di tutti. Gli adulti storceranno il naso per lo stile, i ragazzi lo adoreranno. E tutti rifletteranno sulle ultima parole della storia:

Come Mo aveva detto un giorno, scrivere storia, in fin dei conti, ha un po' a che fare con la magia.

E io di mio aggiungo che leggerle, a volte, è forse una magia ancora più potente ;)

Grazie a tutti gli scrittori che nella mia vita mi hanno accompagnata. Non li voglio elencare, ma solo comunicare al mondo intero che forse scrivere un libro non salverà delle vite umane, ma salva gli spiriti delle persone, che, a volte, è la stessa cosa...


Curiosità: questo romanzo della Funke, autoconlusivo sia chiaro!, è il primo di una trilogia che prevede, in ordine, Veleno d'inchiostro e Alba di inchiostro. Il primo è già disponibile in tascabili oscar, mentre per il terzo bisognerà aspettare ancora qualche mesetto, per ora disponibile solo nell'edizione cartonata della Mondadori.

Della Funke, sempre per Oscar, è disponibile pure “Il re dei ladri”. Per altre informazioni, aspettate con calma che li recuperi e legga tutti :D

Una vota recuperati tutti, dedicherò un post a questa brillante autrice tedesca!

* a me mi è stato detto da Harion alle 20:10 *
* amemi link * commenti (2) * libri *

venerdì, 05 settembre 2008
Oscar e la dama in rosa

 

Quando ho trovato questo libro stavo cercando tutt’altro. Era appoggiato per caso in mezzo alla sezione “Fantasy” di una grande libreria in centro a Reggio Emilia. Mi è piaciuta la copertina, l’ho aperto, ho letto poche righe e ho deciso di portarlo a casa.
L’autore, Eric-Emmanuel Schmitt, racconta di un bambino di dieci anni, di nome Oscar, che vive in ospedale a causa di una grave forma di leucemia. La sua famiglia e i medici non hanno ancora trovato il coraggio di dirglielo ma lui sa che morirà. L’incontro con “nonna Rosa”, una volontaria, come ce ne sono tante anche nei nostri ospedali, diventa presto un importante punto di sostegno per il bambino e sarà lei a proporre ad Oscar un gioco. Lui dovrà fingere che ogni giorno duri dieci anni e poi scrivere, tutte le sere, una lettera a Dio. Lettere che parlano d’amicizia, d’amore, di spiritualità, del rapporto genitori-figli e di molto altro. Un libro trasparente e sorprendentemente profondo che spinge il lettore a confrontarsi con la più grande paura umana, la morte.
Quando ho finito il libro, finendo contemporaneamente la mia scorta di fazzoletti, ho avuto la sensazione che sia stato il libro a trovare me e non viceversa. Mi trovavo in un momento difficile nel quale mia nonna stava attraversando il lungo calvario della malattia e “Oscar e la dama in rosa” mi ha aiutato molto. In fondo, “La malattia non è una punizione, é un fatto”.

* a me mi è stato detto da Lysa206 alle 09:21 *
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