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venerdì, 05 settembre 2008
Oscar e la dama in rosa

 

Quando ho trovato questo libro stavo cercando tutt’altro. Era appoggiato per caso in mezzo alla sezione “Fantasy” di una grande libreria in centro a Reggio Emilia. Mi è piaciuta la copertina, l’ho aperto, ho letto poche righe e ho deciso di portarlo a casa.
L’autore, Eric-Emmanuel Schmitt, racconta di un bambino di dieci anni, di nome Oscar, che vive in ospedale a causa di una grave forma di leucemia. La sua famiglia e i medici non hanno ancora trovato il coraggio di dirglielo ma lui sa che morirà. L’incontro con “nonna Rosa”, una volontaria, come ce ne sono tante anche nei nostri ospedali, diventa presto un importante punto di sostegno per il bambino e sarà lei a proporre ad Oscar un gioco. Lui dovrà fingere che ogni giorno duri dieci anni e poi scrivere, tutte le sere, una lettera a Dio. Lettere che parlano d’amicizia, d’amore, di spiritualità, del rapporto genitori-figli e di molto altro. Un libro trasparente e sorprendentemente profondo che spinge il lettore a confrontarsi con la più grande paura umana, la morte.
Quando ho finito il libro, finendo contemporaneamente la mia scorta di fazzoletti, ho avuto la sensazione che sia stato il libro a trovare me e non viceversa. Mi trovavo in un momento difficile nel quale mia nonna stava attraversando il lungo calvario della malattia e “Oscar e la dama in rosa” mi ha aiutato molto. In fondo, “La malattia non è una punizione, é un fatto”.

* a me mi è stato detto da Lysa206 alle 09:21 *
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