a me mi non si dice ma però


Cosa facciamo qui?

Sicuramente vi starete chiedendo a cosa serva questo blog. La risposta è semplice:
a nulla!
E' solo un blog, no?
Comunque, c'è venuta l'idea di utilizzare questo spazio per parlare bene o male di quello che per diletto o per sfortuna vi è capitato di vedere, di leggere e perchè no, anche di vivere.
Si dia quindi libero sfogo ad una delle attività che riesce meglio a chiunque:
la critica.

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Vi basta soltanto mandare un messaggio privato a grRRiiz o a ninna_r con oggetto AMEMINONSIDICE.
Se vi vedete bene anche nel ruolo di piccoli recensori è meglio.

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domenica, 24 febbraio 2008
Il Labirinto del Fauno

Ho or ora finito di vedere Il Labirinto del Fauno. Terrorizzata da un commento di una mia amica, che lo definiva violentuccio anzicché no, ho tenuto gli occhi chiusi su almeno tre scene. E comunque, io gli strumenti di tortura non riesco a guardarli neppure in foto. La cosa, però, non mi ha pregiudicato il godimento di una pellicola davvero particolare e coinvolgente.
Innanzitutto, la visione del film mi ha confermata in una cosa che vado dicendo da quattro anni a questa parte: non conta l'originalità dell'idea primaria, conta l'originalità della messa in scena, del punto di vista adottato nel racconto.
Nel film abbiamo a che fare con una principessa di un regno perduto che deve superare tre prove per riuscire a ritornare a casa e al proprio rango. Detta così, è la stessa storia trita e ritrita che ci raccontavano da ragazzini, e che la mitologia di ogni angolo del globo ha già indagato a fondo. Sul fronte del reale, abbiamo il solito racconto di guerra, coi fascisti spietati e una resistenza titanica, nel senso mitologico del termine. No, quel che rende Il Labirinto del Fauno quel gran film che è non è la storia, è l'mmaginario di Del Toro, il suo modo di raccontare, la fotografia e la musica. In una parola, appunto, la messa in scena.
Del Toro torna alla fiaba, quella vera. Non i racconti consolatori ed edulcorati che ci ammanniscono in quest'epoca di Moige, ma le narrazioni grondanti sangue e mistero, violente, primordiali. Avevo un libro di fiabe di varie regioni d'Italia, quando ero bambina. Dentro era zeppo di cattivi che finivano tagliati a pezzi e bolliti nella pece, o di buoni che facevano morti orrende. Le vere fiabe sono queste, perchè il fantastico è oscuro, primordiale, nascosto. Così nel Labirinto: il Fauno è ambiguo, le sue richieste inquietanti, la fata in verità è una specie di orribile cavalletta, il libro delle profezie si tinge del rosso del sangue. Questi sono gli abissi della nostra immaginazione, questa è la fantasia di Ofelia. Ma gli orrori dell'immaginario non sono nulla se paragonati alla barbarie della guerra, al sadismo degli uomini. E neppure l'Uomo Pallido, la creatura in assoluto più straordinaria del film, protagonista di una delle scene più ipnotiche e inquietanti, è anche solo vagamente paragonabile a Vidal, al gelo che promana dalla sua assoluta certezza di essere nel giusto. "Obbedire così, d'istinto, senza chiedersi il perchè, è tipico di gente come lei" gli dice il medico. E infatti alla fine Ofelia non obbedisce, non cede al ricatto del "bene superiore", e all'orrore di un mondo senza alcuna etica preferisce la consolazione della fiaba, il rifugio nella fantasia, un posto in cui persino il più terribile dei mostri lo gabbi grazie ad un gessetto.
La musica e la fotografia sono perfettamente sposate alla materia: il blu del labirinto, il rosso della casa dell'Uomo Pallido, il marrone della tana del rospo. E poi i colori caldi del regno del padre di Ofelia, l'oro di pareti calde e rassicuranti. E questa musica dolce e struggente, che parla di luoghi perduti, di rifugi impossibili, di mondi in cui la fantasia viene brutalizzata dalla violenza del reale.
Sì, la fantasia è vissuta nel film come l'ultimo rifugio di chi non riesce ad accettare il reale. Ma non stiamo parlando di "fuga dalla realtà", così come la intendono i detrattori del fantasy. Qui stiamo parlando di ribellione; quella di Ofelia non è una fuga, è un tentativo di riscrivere il reale con leggi più umane, più giuste, e persino il finale resta aperto sul successo di questa sua operazione: ti resta il dubbio, mentre la ninna nanna diffonde le sue note sui titoli di coda, se il fauno sia davvero mai esistito, o se sia stato solo l'invenzione della mente cupa di una bambina sola.
L'unico appunto sta forse nel modo in cui le due vicende, quella "reale" della Spagna oppressa dal Franchismo e l'odissea di Ofelia che cerca di tornare a casa, vengono accostate. In alcuni punti le due vicende sembrano procedere un po' scollate. A volte Ofelia non basta da sola come collante. Ma è un difetto veramente secondario.
È un bel film, un film struggente, un film che ti ammalia.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 00:09 *
* amemi link * commenti (6) * film *

sabato, 23 febbraio 2008
Lo scafandro e la farfalla

Lo ammetto, mi sono documentata poco su questo film, e improvvisa è stata la scelta di andarlo a vedere.
Da quello che sapevo mi aspettavo qualcosa di fantasioso, legato alla poesia, all'immaginazione, invece, questi elementi, soprattutto nella prima parte del film, risentono un po' dell'opprimente realtà in cui si trova costretto il protagonista.
Un uomo di successo, di circa 40 anni, è colpito da un trauma che lo costringe in coma per qualche settimana, al suo risveglio si accorge di essere diventato un vegetale. Non può più muovere niente, a parte i suoi occhi, e l'unica cosa che ancora funziona ed è vigile è il suo cervello.
Inquietante dover subire la vita e le scelte che gli altri prendono per te quando tu, dentro te stesso, vorresti urlare che quello che fanno non ti va bene e vorresti dell'altro.
Il protagonista è ricoverato in un centro di riabilitazione in cui, poco per volta, impara a comunicare attraverso il battito delle ciglia. È attraverso questo meccanismo che, per cercare un compromesso con tra la morte che vorrebbe e la vita che deve affrontare, con l'aiuto di una donna inizia a scrivere un libro sulla sua storia.
Molto particolari le riprese effettuate dal regista che costringono lo spettatore, spesso, a indossare i panni del protagonista, ci si ritrova quindi limitati nell'agire e nell'osservare.
Splendide le attrici che hanno partecipato al film, e azzeccata la scelta del protagonista incredibilmente credibile nel ruolo.


Titolo originale: Le scaphandre et le papillon
Nazione: Francia, U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 112'
Regia: Julian Schnabel
Cast: Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Hiam Abbass, Niels Arestrup, Fiorella Campanella, Jean-Pierre Cassel, Emma de Caunes, Max von Sydow
Produzione: Pathé Renn Productions, The Kennedy/Marshall Company
Distribuzione: BIM

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 16:09 *
* amemi link * commenti * film *

sabato, 02 febbraio 2008
Cloverfield

Ieri sera sono andata a vedere Cloverfield. Ormai credo andrei avere anche la lista della spesa di J. J. Abrams. Forse farei anche bene.
Permettetemi prima di levare il mio grido contro chi va a cinema senza avere la più pallida idea di ciò che si appresta a vedere; ieri sera era un tripudio di commenti inutili, gente che si alzava a metà film per lasciare la sala, sbuffamenti di chi non stava apprezzando. Allora. Guardatevi i trailer prima di scegliere di andare a vedere un film. Altrimenti, abbiate almeno la decenza di non rompere le palle a chi riesce a sopportare 86 minuti di camera a mano senza vomitare. Grazie.
Detto questo, passiamo al film. Non mi viene altro da dire che: figo! Cioè, figo davvero! I trailer mi avevano già ingolosita, e sapevo cosa attendermi. Devo dire che il risultato finale va quasi oltre le mie aspettative.
La trama in due parole; a Manhattan si tiene la festa di Rob, che parte per andare a lavorare in Giappone. Nel suo fighissimo loft inzeppato di fighetti e con la musica a palla conosciamo il fratello cazzone, la di lui fidanzata rompiscatole, il migliore amico scemo, l'amica/amante perfettina e l'amica tossica. Tutto scorre molto à la Friends, fino a quando il Mistero irrompe. Una scossa di terremoto, un boato, e niente sarà più come prima. I Nostri si troveranno a cercare disperatamente di scappare da una Manhattan insidiata da un Mostro che quello di Lost gli fa un baffo.
La trovata geniale del film è il fatto che tutto è ripreso con una sola, e dico una sola, telecamera a mano. La tiene l'amico scemo, che documenta il lento scivolare nella follia della città. Perchè è geniale? Perchè non c'è filtro. Non puoi osservare la scena dall'esterno, non puoi prendere le distanze da quel che accade sullo schermo. Ci sei dentro. Urli coi protagonisti, scappi e precipiti con loro, e quando loro vengono attaccati, tu vieni attaccato con loro. E questo aumenta a dismisura il godimento del film. Ora, io forse sarò una scemotta non abituata ai film d'azione, ma sono sobbalzata quattro o cinque volte, e in un'occasione almeno ho veramente sofferto.
Ma, mi direte, l'idea non è nuova. Questo tipo di regia era già stata usata da The Blair Witch Project. Già, ma lì non c'era storia. E non c'era suspance, soprattutto. Qui invece i personaggi fanno simpatia, le loro azioni hanno un filo conduttore, e la suspance c'è, eccome.
In verità non accade nulla che uno non si attenda. Eppure, quando le cose accadono, sobbalzi, resti spiazzato. Sai che accadrà, sai che non puoi farci nulla, e non sai da dove verrà, né quando.
E poi c'è il Mistero, l'Ignoto. Il mostro viene centellinato. Lo si vede a pezzi, mentre si muove distruttivo tra i grattacieli, lo percepisci con la coda dell'occhio mentre la telecamera balla nella fuga. Solo alla fine lo vedi nella sua spaventosa interezza, nella sua grottesca mostruosità. E non si saprà mai nulla di lui. Proviene dal nulla, non si sa quale sia il suo scopo, se ne ha uno. Un castigo immotivato e terribile. E il terrore viene proprio da questa consapevolezza.
Poi, certo, devi sopportare 86 riprese di traballanti, che ovviamente fan venire un po' di mal di mare, e di certo un film del genere non può sopportare più di un'ora e mezza di durata. Ma dentro ci sono delle chicche vere e proprie, e il divertimento è assicurato. E poi è un film che resta. Io ci sto pensando da ieri sera. Alla paura, alle scene di panico, all'immagine del mostro che devasta i palazzi. Il film ti pianta un seme d'inquietudine, che ti resta dentro a lungo, un retrogusto amaro che è la cifra dei bei film.
Andatevelo a vedere. Siate consapevoli di quel cui andate incontro, e gustatevelo.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 18:52 *
* amemi link * commenti (10) * film *

venerdì, 01 febbraio 2008
La stanza del figlio

Se si è buttato Woody Allen in uno stile diverso non vedo perché non possa farlo Moretti.
Il risultato, ahinanni, non è stato lo stesso. Vidi "Match Point" il primo thriller del regista newyorkese e mi piacque moltissimo, al contrario questo film di Moretti mi ha deluso un pochino.
Le scene (a parte alcune), la recitazione, tutto molto bello e realizzato in maniera impeccabile, talmente bello da sembrare vero, però, nonostante la storia sia molto triste, ed intensa, è mancato un "qualche cosa" che mi ha impedito di promuovere il film con una sufficienza piena.
È stato come leggere una poesia metricamente perfetta ma priva di sentimento. Così nel film s'è potuto apprezzare la grande capacità di Moretti alla regia, la bravura degli attori nella recitazione, l'eccellenza degli sceneggiatori Ferri, Moretti, Schleef, ma non si sono ricavate grosse emozioni, nonostante il tema trattato.
Straordinaria, ma non è una novità, la colonna sonora scelta da N.M., soprattutto per quanto riguarda il pezzo che chiude un po' il film "By this river" di Brian Eno.

Titolo originale: La stanza del figlio
Nazione: Italia
Anno: 2000
Genere: Drammatico
Durata: 99'
Regia: Nanni Moretti
Cast: Nanni Moretti, Laura Morante, Jasmine Trinca, Giuseppe Sanfelice, Silvio Orlando, Stefano Accorsi
Distribuzione: Sacher Distribuzione

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 19:53 *
* amemi link * commenti * film *

domenica, 27 gennaio 2008
Kiss Kiss Bang Bang

Ricordo che mi sarebbe piaciuto andare a vederlo al cinema questo film, ma per un motivo o per un altro non fu possibile. Fortunatamente, in occasione di un saccheggio infrasettimanale, mi è capitato di trovarlo tra le offerte dei dvd di mediaworld e l'ho fatto mio.
Oggi pomeriggio quando ho iniziato a vederlo ero un po' scettica, le prime scene non mi sembravano il massimo, ma più andavo avanti più mi rendevo conto che tra il pattume delle offerte scontatissime avevo trovato una perla.
Questo film è straordinario. È un giallo complicatissimo che non si prende sul serio e che, anzi, prende un po' in giro i suoi colleghi del genere.
Un ladro non proprio abilissimo in fuga dalla polizia capita per caso nella stanza dove si sta tenendo un provino per un film e viene reclutato come attore.
Viene portato a Hollywood e tra party, donne e gay si ritrova invischiato in una serie di omicidi.
Il film è ben girato, ha un ritmo notevole, i dialoghi sono spesso brillanti e strappano più di una risata. I protagonisti Robert Downet Jr e Val Kilmer sono perfetti nelle rispettive parti, soprattutto il primo che, come spesso accade fa il piaccione casinista, ma anche Val Kilmer è memorabile nell'interpretare il ruolo del gay.
Una sorpresa davvero gradita.

Titolo originale: Kiss Kiss, Bang Bang
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Azione, Commedia, Thriller
Durata: 102'
Regia: Shane Black
Cast: Robert Downey Jr., Val Kilmer, Michelle Monaghan, Corbin Bernsen, Dash Mihok, Larry Miller, Rockmond Dunbar
Produzione: Joel Silver
Distribuzione: Warner Bros

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 22:07 *
* amemi link * commenti * film *

domenica, 06 gennaio 2008
La promessa dell'assassino

 Ieri sono andata al cinema a vedere "La promessa di un assassino" di David Cronenberg, con Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel e altri.
Avevo sentito parlar bene del film, sia per la storia in sé che per la scena in cui Viggo lotta con dei sicari brandendo il suo pene in una sauna. Aragorn c'ha il pisello piccolo, fatevene una ragione voi che nei vari giochi di ruolo avete scelto di interpretare un personaggio simile al suo, per calarvi nella parte siate sì affascinanti ma consapevoli delle ridotte dimensioni del vostro… ego.
Ma torniamo al film °.°
Mi ha dato l'impressione di essere un po' povero, sia di pretese che di contenuti veri e propri. Pochi attori, una storia semplice quanto ossessiva, volgarità e scene splatter. Una mezza delusione. Il film è ambientato a Londra, questo lo dico solo a dovere di cronaca, visto che scenografia e fotografia non è che abbiano valorizzato particolarmente la location. Una minorenne russa viene uccisa dalla mafia del suo Paese perché porta in grembo, frutto di uno stupro, il figlio del boss. Che altro dire? Non è che non succeda niente nel film.. è che succedono troppe cose irrilevanti.. si assiste a delle scene chiedendosi "Quand'è che arriva la parte interessante?".
Risposta: "Mai!".

Firmate anche voi la petizione per far sì che gli attori che interpretano ruoli di stranieri vengano doppiati da stranieri trapiantati in Italia, renderebbero certi accenti molto mento ridicoli!

Titolo originale: Eastern Promises
Nazione: U.S.A., Gran Bretagna
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 100'
Regia: David Cronenberg
Cast: Naomi Watts, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Raza Jaffrey, Radoslaw Kaim, Cristina Catalina, Alice Henley, Tamer Hassan, Gergo Danka, Olegar Fedoro
Produzione: Serendipity Point Films, BBC Films, Focus Features, Kudos Film and Television, Scion Films Limited
Distribuzione: Eagle Pictures

* a me mi è stato detto da Nerebiglie alle 19:28 *
* amemi link * commenti (5) * film *

sabato, 22 dicembre 2007
Una bussola che ha smarrito il Nord




Dopo avervi rotto a dovere con il libro, adesso tocca al film. L'ho visto la settimana scorsa, sperando che il tempo intercorso mi permettesse di valutarlo meglio.
Non è cambiato niente, anzi. La Bussola d'Oro è sciatto, noioso e deludente. Sono uscito dal cinema con un indicibile senso di frustrazione, come quando a Natale un bambino chiede un regalo, attende in trepidazione e una volta scartato il pacco non trova ciò che desiderava.
Il film lo aspettavo da un anno, monitorando immagini, trailer e notizie ufficiali. Sapete già quanto mi sia piaciuto il romanzo da cui è tratto. Le aspettative erano alle stelle. Il problema di fondo è la pessima sceneggiatura, che unita alla velleità di dover piacere a tutti, ha finito per rendere un potenziale capolavoro un film che ha scontentato tutti.
Ma proprio tutti. Buchi temporali, eventi non inclusi, gli ultimi tre importantissimi capitoli del libro tagliati del tutto dalla versione finale pur essendo già stati girati. Non ho parole. La magia di Pullman non solo è andata persa, ma è stata del tutto fuorviata. Le tematiche del romanzo sono delicate. Pur in un contesto fantasy, si parla di Dio, di Adamo ed Eva, e del peccato originale. Una critica all'odierna Chiesa Cattolica che non è stata riportata. D'accordo o meno sulla morale di fondo, questa è una grave mancanza di coerenza. Detesto la censura, anche se vagamente mascherata come in questo caso.
C'è dell'altro, però. L'idea che mi sono fatto al termine della proiezione è del classico blockbuster natalizio, infarcito di effetti speciali. Incredibili, per carità, ma non sufficienti a sorreggere un visionario quale Pullman è. Ne è venuta fuori un'esperienza diversa, una storia monca e già complessa di suo, incomprensibile per la tanta gente che non ha letto il libro. Neanche l'etereo faccino della Kidman è riuscito a salvare capra e cavoli. Di grande presenza scenica, sembra però intrappolata all'interno di un personaggio che non le appartiene, che non sente suo. Idem per Daniel Craig ed Eva Green, le cui parti durano il tempo intercorso tra un battito di cuore e l'altro. Discreta invece l'esordiente Dakota Blue Richards, interprete della protagonista Lyra, magistrale e ben caratterizzato Pantalaimon.
Insomma, a mio parere è stato un enorme occasione sprecata, costata la bellezza di 190 milioni di dollari. Bellissime scenografie, superbe ricostruzioni digitali dei Daimon, ma nient'altro. Manca l'anima, il pathos della vicenda che tanto mi ha incollato alle pagine del libro. Manca lo stupore, il senso di meraviglia nel contemplare la citta delle stelle, oltre l'aurora boreale. Il risultato è un minuscolo frammento di un mosaico molto più ambizioso, di raro fascino, una sequela di scene collegate una all'altra, ma estranee al contesto immaginifico che avrebbe dovuto esaltarne la potenza. Inesatte le spiegazioni riguardo alla polvere, venute meno le sfumature filosofiche legate a Milton, non rimane altro che disappunto.
Adesso io mi chiedo, che ne sarà del girato escluso che doveva fare da prologo della Lama Sottile se quest'ultimo, probabilmente, non verrà mai prodotto? Considerando che la Bussola d'Oro si è rivelato un flop al botteghino ed è stato stroncato dalla critica, mi aspetto almeno un extra nella versione dvd. Se volete ulteriori delucidazioni sulla trama, leggete la rece del libro omonimo, almeno se andrete al cinema non vi si dipingerà un gigantesco punto interrogativo sulla fronte. Amen.
Buon Natale a tutti.

* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 13:59 *
* amemi link * commenti (13) * film *

giovedì, 08 novembre 2007
Elizabeth: The Golden Age

Filippo II, re di Spagna e fervente cattolico, intende detronizzare l'eretica Elisabetta I, la Bastarda indegna di governare l'Inghilterra. E' l'anno 1585 che apre un'epoca di grandi tensioni per la terra di Albione. Maria Stuarda, sostenuta dalla Chiesa di Roma, ordisce un complotto per spodestarla e appropriarsi della nazione, forte degli auspici e dell'appoggio stesso del monarca spagnolo. Egli, infatti, dispone dell'Invincibile Armada, un esercito di centotrenta galere per un totale di trentamila uomini.
Questa è a grandi linee la trama di Elizabeth: The golden age, un film che consiglio caldamente a tutti. Un kolossal storico che mette in primo piano le emozioni, il colore del passato, senza però trascurare nulla, dettagli compresi. La pellicola appassiona, sostenuta da un cast  di fenomenale bravura. Non è solo il periodo storico ad affascinare, per quanto sia già stato ampiamente sfruttato da libri e cinema, tra cui la  stessa Elizabeth, uscito ormai dieci anni fa, e di cui il film in questione è il diretto seguito.
Il regista, Shekhar Kapur, riesce a toccare corde personali, intime, suscitando nello spettatore stupore, collera, commozione. Attraverso il linguaggio, i superbi dialoghi, le immagini perfette di corte, Elisabetta è magistralmente delineata nel suo ruolo di regina sposata alla nazione, la vergine bianca il cui popolo è il suo primo pensiero. Una donna di forza e rara grandezza, che ha saputo mettere d'accordo tutti in un periodo delicato dove le lotte tra cattolici e protestanti sfociavano spesso nel sangue. Non per niente veniva raffigurata come una dea in terra e innumerevoli poemi sono stati scritti in suo onore, da Shakespeare a Jonson, da Spencer a Marlowe. Una monarca che ha sacrificato i sentimenti personali per il bene di tutti, e che di questo soffre visibilmente, afflitta dai contrasti interiori scatenati da Sir Releigh, un pirata del quale si è invaghita ma che non può amare.
E' proprio lui il personaggio forse meno riuscito ai fini delle trama, ma che ha dopotutto lo scopo di  lasciare affiorare l'umanità di Elisabetta, celata da sguardi infuocati e abiti sontuosi. Clive Owen regge la scena, anche se viene, non volutamente, oscurato dall'incredibile talento di Cate Blanchett. E' chiaro fin da subito che è il film ad essere stato costruito attorno a lei, non viceversa.
La Galadriel del Signore degli Anelli si dimostra, alla resa dei conti, un'attrice eccezionale. Di innato magnetismo, veste i ruoli della regina con stupefacente disinvoltura e merita senza alcuna ombra di dubbio l'Olimpo del cinema.
Vedrete Elisabetta I incarnata dentro di lei, infinitamente dedita a calarsi nel personaggio. Spavalda, incrollabile, e che combatte per l'incolumità della sua nazione scendendo persino sul campo di battaglia a contrastare l'oscurità.
I suoi sguardi non li dimenticherete facilmente, come se lei sapesse, in fondo, del popolo adorante che oltre il grande schermo la sta osservando. Non è da meno il resto del cast, tra il consigliere della regina, Filippo I divorato dal fanatismo cattolico e Maria Stuarda, gelida e determinata persino durante la condanna a morte. Un Kolossal, come dicevo, dove niente è lasciato al caso, che vi travolgerà più per la forza di una storia vera e di ampio respiro che per gli effetti speciali, una volta tanto usati in modo intelligente e spettacolare, ma mai preponderanti. Lo stesso vale per la sontuosa colonna sonora, il doppiaggio perfetto e la straordinaria fotografia. Il prezzo del biglietto, secondo il mio modesto parere, vale tutti i suoi soldi. Correte a vederlo, adesso che è uscito già da un pò e non troverete le sale eccessivamente affollate. 
Vi lascio al trailer, capace più di me di darvi un'idea.


* a me mi è stato detto da StefanoRomagna alle 21:50 *
* amemi link * commenti (1) * film *

martedì, 24 luglio 2007
Harry Potter e l'Ordine della Fenice

Finalmente, un po' di magia! Giunti al quinto film vediamo qualcosa di più che un incantesimo alla volta! E visto che si parla di una scuola per maghi e streghe... non può che essere positivo!

Il film mi è piaciuto tantissimo, più o meno alla pari del terzo: c'è sicuramente qualche carenza, nel continuo della storia, ma il film scorre dall'inizio alla fine senza grossi intoppi, piacevolmente.

I personaggi nuovi sono tutti favolosi: Luna Lovegood, Bellatrix (adoro la Bonham Carter, che ci posso fare? In questo ruolo è secondo me perfetta, anche se sembra una specie di Beetlejuice al femminile), la Umbridge (è scritto giusto?) e soprattutto Ninfadora, o quel che è, che spero di vedere anche negli ultimi due film! Dei vecchi, Draco Malfoi è praticamente sparito, Hermione e Ron si vedono solo per due battute, la cinesina - a parte un bacio umido - pressoché inesistente; Piton e Silente grandiosi, insieme a Voldemort; Ginny Wesley favolosa (è quella che fa gli incantesimi più potenti, altro che Harry!), Hagrid un po' sottotono, ahimè. Una cosa che mi è mancata in assoluto è stato il Quidditch, che adoro... spero che almeno nel sesto film torni, ma dubito, visto l'andazzo.

Passiamo alla storia: si vede un Harry che inizia a maturare (ha pure un nuovo taglio di capelli), in qualche maniera più adulto rispetto al passato. Il rapporto con Sirius Black è quello che mi ha convinto di più, quasi alla pari e non, come nel Prigioniero di Azkaban, da bimbo con lo zio buono. Harry osa addirittura ribellarsi a Silente, quando si sente ignorato: la fiducia totale che c'era nelle puntate precedenti è sparita, ora Harry pretende più rispetto, più considerazione (e ne ha ben donde, direi). La trama è poi qualcosa di già visto: l'eroe che vuole fare tutto da solo, ma si lascia convincere a condividere il fardello con gli amici; il cattivo che invece è da solo, che pietà per lui!, e quindi lo prende in tasca, ...

Per essere, in fondo, una storia per bambini, ho trovato invece ben sviluppato il rapporto Ministero / scuola: non so com'è, ma mi ha un po' fatto pensare al rapporto Chiesa / Stato qui in Italia (sigh). Credo che un bambino possa non aver colto tutte le sfumature, ma almeno i contorni della questione sì! E quando, alla fine, il povero ministro si rende conto che, sì, Voldemort è tornato davvero... solo la faccia che fa vale la pena di guardare il film! Dato che non ho letto i libri e non so quello che accadrà, posso solo ipotizzare un sesto episodio con un nuovo ministro, magari Malfoi senior, ancora più schierato contro Silente e la scuola di Hogwarts, ma sono solo speculazioni... staremo a vedere!

La magia, dicevo, in questo film la fa da padrona: gli allenamenti con Potter coach, la stessa Umbridge che tanto male non deve essere, l'orgia tra mangiamorte e ordine della fenice, lo scontro Silente vs Voldemort! Mi si passi il paragone, ma rispetto allo scontro Yoda vs Palpatine questo è di un livello decisamente superiore! Mi auguro che nei film a seguire sia dato ancora ampio spazio alla magia, che rende questi film veramente unici. Un appunto su Voldemort: quando compare alla stazione in versione Depeche Mode è troppo un figo! E qui si potrebbe aprire una parentesi sulla contrapposizione tra Voldemort - vestito quasi casual - e i vari Sirius, o Silente, nelle loro palandrane...

Le note dolenti. Come già detto, spariscono un po' alcuni personaggi comprimari, primi tra tutti Ron e Hermione: sono ovviamente schierati dalla parte di Harry, dimostrandolo in un paio di occasioni, ma non fanno praticamente nulla di più... peccato! L'avventura con Cho, poi, è veramente messa lì, giusto per... un bacio, una volta mano nella mano, e via! Finito! Alla fine non si capisce neanche se la vogliono tra loro o meno. Neville è un altro personaggio che poteva sicuramente essere sfruttato meglio: la sua rabbia, voglia di vendetta, contro Bellatrix, per esempio, è qualcosa di inespresso... potrebbe esserci molto di più (e mi dicono che sul libro è così) ma non viene trattato... vedremo nel prossimo film! Malfoi junior che si intravede in un paio di scene e basta, poi, potevano anche dimenticarselo: il padre fa già la sua parte (mi piace molto anche lui, per dirla tutta).

Sono rimasto molto soddisfatto, a conti fatti, da questo film: la storia prosegue verso il suo, oramai, noto finale, mantenendo un'atmosfera cupa ma non opprimente, senza perdersi troppi pezzi nel continuo tra un film e l'altro. Certo, il non aver letto i libri aiuta a godersi meglio il tutto - mancando l'ansia del tipo "questo manca! questo era diverso!" avuta, per esempio, con la trilogia del Signore degli Anelli - e a mantenere il giusto distacco, però anche chi ha letto il libro mi è sembrato soddisfatto dalla visione! Come tutti i flm precedenti, insomma, il consiglio è di andarselo a vedere al cinema!

* a me mi è stato detto da __davide__ alle 14:23 *
* amemi link * commenti (1) * film *

lunedì, 16 luglio 2007
Un Harry riuscito

ATTENZIONE!!!!! -- MOLTI SPOILER!!!!!!

Sono fresca di visione di Harry Potter e l'Ordine della Fenice. Pemetto che ho visto la versione in lingua originale. Non so se questo cambia qualcosa. Per Le Cronache di Narnia faceva la differenza. Anyway.
Parto subito col dire che probabilmente è il film di Harry Potter che m'è piaciuto di più. Divertente, compatto e denso. E considerate che il libro è qullo che m'è piaciuto di meno. Raro caso, dunque, di film che migliora il libro, sostanzialmente perchè ne è una versione asciugata, editata, se vogliamo. Ho sempre trovato L'Ordine della Fenica un libro un po' confuso e pieno di roba che non smuove il plot di una virgola. La sagra del perdere tempo, insomma. Il film da giù di forbice su molte cose superflue, lasciando solo ciò che fa progredire la storia. Corregge persino un paio di cose che avevo trovato insopportabili nel libro. Tipo Harry, che era sull'isterico andante. Intendiamoci: lui è rimasto l'adolescente problematico che ci si attende, ma molto meno insopportabile. Ha dilemmi meglio delineati e motivati, e il tema portante della sua solitudine, in quanto classico "prescelto", emerge comunque con prepotenza.
L'atmosfera, come ormai da tradizione, è cupa, ma si evitano i toni eccessivamente gotici a favore di un andamento complessivamente più adulto del tutto: Harry è cresciuto, le sue vicende sono viste semplicemente da un nuovo punto di vista, senza volerci mettere per forza tutto quel dark che sembra andare tanto di moda.
Il divertimento e il sense of wonder restano, senza però arrivare agli eccessi caramellosi di Columbus.
Ovviamente, sotto l'accetta cascano anche cose che avrei gradito vedere: il S. Mungo, per dirne una, o le meraviglie del Ministero della Magia, segate, queste ultime, per motivi che mi risultano difficili da decifrare. Però non sono mancanze che pesano. Il film sta comunque in piedi senza dare l'impressione di essere stato compresso per farci entrare tutto (tipo Calice di Fuoco, per intenderci), e la trama fila via solida e senza buchi, eccezion fatta per il rapporto Harry-Cho, che, dopo il famigerato bacio, non si sa che fine faccia. Per carità, la storia d'amore con Cho ha peso pressochè nulla sulla trama.
Difetti. Dunque, effetti speciali un po' risicati. Grop è plasticoso, mancano un sacco di cose fighe nel Ministero della Magia, l'uscita di scena dei gemelli Weasley poteva essere fatta meglio. Mi sa che su quel fronte han proprio risparmiato. In compenso, grande resa scenica dei duelli.
Pochi Hermione e Ron. Non hanno un ruolo definito, sembrano esserci più che altro perchè fan parte dello sfondo e ci devono stare, ma si vedono poco.
Daniel Radcliffe ha una sola espressione, e la usa per tutto il film. È sempre stato così, ma ora che Harry cresce e le cose si fanno più drammatiche la cosa inizia a notarsi un po' troppo. Compensa col physique du role, che ha sempre avuto, ovviamente. Insomma, è Harry sputato, va detto. Anche questo difetto è però compensato da un casting strepitoso: Imelda Staunton è fantastica. Quando l'avevo vista in foto non mi convinceva, ma nel film È la Umbridge. Il suo sorrisino falso, il suo tono di voce mellifluo e trattenuto, le sue risatine ipocrite. Fantastica. Nel libro finiva per essere una macchietta, qua è un personaggio vero. Luna Lovegood adorabile. E poi tutti gli altri del cast fisso: Alan Rickman poco presente, ma perfetto come al solito (dio mio che voce, tra l'altro...e il modo in cui parla...fantastico!), Gary Oldman che, che gli vuoi dire? A me Blacke è anche sempre stato vagamente antipatico, ma, ahò, lo fa Gary Oldman! E poi Tonks tratteggiata perfettamente in quattro battute.
Infine, menzione di merito per l'uso furbissimo della Gazzetta del Profeta; i titoli ci tengono aggiornati sugli eventi e ci danno anche la dimensione dello scorrere del tempo.
Insomma, se non siete feticisti della Rowling, per cui ogni adattamento dei libri è per forza di cose un tradimento, ve lo consiglio: è un ottimo film di genere che fa egregiamente il proprio lavoro.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 01:37 *
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mercoledì, 20 giugno 2007
I tredici ragazzi di Ocean tornano a Las Vegas

 

Anche se io non ne ho contati tredici, ma molti di più, anche se il loro tredicesimo uomo ufficiale dovrebbe essere il loro acerrimo nemico Terry Benedict (Andy Garcia) che si è impegnato (inutilmente) in Ocean's Twelve a rovinare questa allegra banda di ladri dopo che nel primo avevano brillantemente svaligiato il suo casinò: il Bellagio. Il movente di questo nuovo furto nella città del peccato (dopo una breve trasferta europea in Ocean's Twelve) è l'intento di vendicare il loro finanziatore e mentore Rubens, dopo che l'infido Mr Bank lo ha ingannato, costruendo la propria nuova casa da gioco sul suo terreno per poi negargli i guadagni pattuiti e comparire come unico proprietario, tipica mossa da stronzo. Quindi lo scopo dei 13 è quello di far perdere clamorosamente il casinò alla serata di inaugurazione, screditarlo e negarli il prestigioso premio “cinque diamanti” tanto ambito da Bank. Quindi niente caveau e bottino, una specie di missione umanitaria per tirare su il morale a Rubens, caduto in profonda depressione dopo essere stato così umiliato da Bank.

Potrebbe sembrare un gioco da ragazzi in proporzione alle precedenti imprese, ma ovviamente il Casinò-Bank è un gioiello di sicurezza e perfezione, e rovinare la festa non sarà facile, anche perché al piano originale si aggiunge un'ulteriore complicazione: dopo che Rusty (Brad Pitt) ha largamente scialacquato le finanze dello sgangherato gruppo per corrompere quanti più dipendenti poteva, e la trivella “che ha scavato il lato inglese del tunnel della Manica” si guasta (serve per provocare un terremoto e mandare in tilt il sofisticato sistema di controllo “Il Greco”) non trovano altra soluzione che chiedere aiuto finanziario a Terry Benedict, che in cambio vuole assolutamente i collari di diamanti che rappresentano i premi vinti da Bank grazie alle sue altre case da gioco.

Premettiamo che io adoro questo tipo di film, la trilogia di Soderbergh non sarà un gioiello del cinema d'autore, ma a me piace, è completamente delirante. Tanto per cominciare il regista evidentemente vuole che i suoi film vengano montati con windows movie maker: colori assurdi, dissolvenze, trasparenze, le transizioni come nei peggiori videomontaggi di youtube, riprese amatoriali, i sottotitoli enormi (ad esempio quando, grazie agli stratagemmi di Danny & co, i clienti cominciano a stravincere, i guadagni effettuati appaiono in caratteri luminosi sulle teste dei giocatori peggio che in the Sims), secondo me nessun altro avrebbe mai il coraggio di mettere insieme una cosa simile. Ovviamente il cast ha la sua parte, i vari personaggi si esibiscono in una serie di gag assolutamente esilaranti ed impareggiabili. Ad esempio quando Virgil Malloy viene mandato in una fabbrica di dadi in Messico per truccarli, e provoca una rivolta operaia in nome di Zapata per un aumento di salario, con tanto di molotov e polizia armata. O quando Linus (Matt Damon) seduce il braccio destro di Bank, una donna, per avere accesso al caveau con i collari di diamanti, grazie ad un potente afrodisiaco e a un enorme naso finto, per lui fondamentale, che non lo lascia bere nel flute. E poi Yen, il mio personaggio preferito, che parla un dialetto coreano incomprensibile ma che tutti, straordinariamente, capiscono. Le interpretazioni sono ottime, eccetto forse quelle di Clooney e Brad, che preso atto del fatto che le loro belle facce bastano ad attirare gente in sala (lusso che altri non possono permettersi) non si sforzano troppo, comunque il duetto risulta ormai fondamentale per il film, anche se i dialoghi in cui Rusty risponde a Danny prima che lui completi la frase, all'inizio divertenti, dopo un po' stancano.

Effettivamente la sovrabbondanza di personaggi (mancano all'appello solo Julia Roberts e Catherine Zeta-Jones, entrambe esaurite dal lavoro sul set “only men” e liquidate in un'unica battuta di Danny: “questo è un affare solo nostro!” come a dire: non è roba da donne) è spiazzante, soprattutto all'inizio, dove i vari membri del gruppo sono sparsi ai quattro angoli del mondo e impegnati nelle attività più diverse, risulta molto dispersivo. Ti chiedi: “Ma dov'è finito Basher? Sta ancora lavorando con la sua trivella o che?”. Ma alla fine le trame convergono in un unico colpo, com'è chiaro. Il gran finale, con la partecipazione del padre di Linus e di Toulour, risulta un po' deludente, e affrettato. La metà degli stratagemmi strampalati escogitati sono tecnicamente impossibili, ma questo film non si intitola “Come svaligiare il casinò più sicuro di Las Vegas” per cui i particolari non hanno molta importanza. Comunque il primo rimane insuperabile: c'era un'idea chiara, lampante, precisa, e perseguita in maniera magistrale: semplicemente un furto, negli altri due manca quella linearità che giovava così tanto al primo, come se fossero a corto di idee e stessero raschiando il fondo del cappello magico, con il risultato di una trama un po' forzata. In ogni caso lo scopo del film è il divertimento, e c'è, quindi è un buon film che fa il suo dovere: divertire. A me è piaciuto, sinceramente, ve lo consiglio se avete voglia di farvi quattro risate e non avete molte pretese.

* a me mi è stato detto da VioVyB alle 13:51 *
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sabato, 09 giugno 2007
Jack ridimensionato

Ieri sera, con un ritardo spaventoso per i miei canoni, sono andata a vedere Pirati dei Caraibi - Alla Fine del Mondo. Le aspettative erano bassissime. Il primo film mi era piaciuto moltissimo, il secondo molto poco. Noia a pacchi e una sceneggiatura piena di vere e proprie voragini. E invece...Intendiamoci, il primo episodio della saga resta su livelli ineguagliabili dagli altri due. La filosofia era completamente diversa, e a me più congeniale. Gli altri due sono più sfacciatamente blockbuster fatti proprio per lasciare a bocca aperta. Il primo si accontentava di essere onestissimo e ottimamente confezionato intrattenimento. Questo ha aspettative più alte, ma per fortuna non alte come il secondo capitolo. E in ogni caso il film dura 168 minuti, e mi è sembrato lungo la metà del secondo, che durava venti minuti in meno. Il ritmo c'è, il divertimento pure, e questo permette di passare sopra ai vari difetti, che non mancano. Partiamo proprio da questi.
Diciamo che le pecche possono essere riassunte in: poco Depp, troppi Kiera e Orlando. Jack passa quasi in secondo piano, anche se è meno macchietta di quanto non fosse nel due, e di questo ne siamo grati. Tra l'altro, la moltiplicazione dei Jack e dei pesci che ogni tanto viene fuori nel film mi ha un po' infastidita, non so nemmeno spiegare bene il perchè. Will è il solito sciapone, Elisabeth inspiegabilmente è diventata WonderWoman. Già tra l'uno e il due aveva fatto un corso accelerato di spada, qui diventa anche abile condottiera. Da fucilazione immediata il suo discorso ai pirati; melenso e inutile, ed è anche alquanto improbabile che tutta quella marmaglia si galvanizzi alle parole della nostra acciughina. Ma tant'è, adesso tirano le donne con le palle, e questo di sicuro non dovete venire a spiegarlo a me :)
Sviluppo psicologico del rapporto Will Elisabeth praticamente inesistente. I due non si parlano per metà film, giustificandosi con un assai poco convincente "dovevo portare io questo peso", che a livello di sceneggiatura non sta né in cielo nè in terra, poi, durante il combattimento finale, decidono che si amano e che devono sposarsi. Tra l'altro, la scena del matrimonio, sebbene divertente, è un po' ridicola e casca dal cielo.
Calypso incomprensibile. Ci aspettiamo che la sua ira sia più funesta di quella del pelide, e invece tutto si risolve in un urlone mega galattico e un gorgo che quello mio faceva più paura (sto diventando sempre più autoreferenziale, in questa recensione...). Ci si attendeva di più.
Fastidioso il balletto di intrighi, soprattutto eccessivo. È un continuo rutilare di alleanze che si creano e si disfano di minuto in minuto, e lo spettatore finisce piuttosto frastornato. Una trama un filo più lineare avrebbe giovato non poco al film.
Infine, lasciate che io spenda due parole per il mio personaggio preferito: Norrington. Anche lui me l'hanno fatto diventare incoerente. Nel due sembra abbia deciso di vendersi definitivamente l'anima, e non ci credo che non sappia quanto meschino sia uno come Beckett. Ora improvvisamente cambia campo dicendo che "no, non sapevo, ho peccato, mannaggia". Ma soprattutto, gli fan fare la morte del pirla. Non c'è ragione acuna per cui non debba aggrapparsi come una cozza a quella cazzo di fune e salvarsi, seguire Elisabeth e magari impalmarla, anche se sarebbe un triste destino finire accoppiato ad una tale rompiballe. Invece no, resta perchè la sceneggiatura lo richiede. Norrington ha fatto il suo tempo, non abbiamo più bisogno di lui. È solo un impiccio. Fine. Tra parentesi, c'è qualcuno cui Elisabeth non fornisca le grazie delle proprie labbra? A parte Davy Jones, ha baciato tutti.
Ultimo difetto, finale un po' troppo prolungato. Ormai Il Signore degli Anelli ha fatto (pessima) scuola.
Veniamo ai pregi. Praticamente ve li ho già enunciati. Il film scorre, diverte il giusto, anche se meno del primo, avvince. Gli effetti speciali sono soverchianti, ma tutto sommato uno questo se lo aspetta. Lasciatemi solo spendere due parole per la cosa che più mi ha affascinata: il cielo stellato. Avete presente quando i Nostri stanno per saltare a cascata? Ecco. Quel cielo è meraviglioso, e il modo in cui si riflette nel mare è fantastico. Per me gli effetti speciali dovrebbero essere così: semplici e d'effetto, funzionali al sense of wonder il giusto.
Meravigliosa la scena tra Jack e il suo babbo. La cosa migliore del film, direi, in cui lo spirito del primo capitolo torna a galla con prepotenza. Insomma, un film che alla fine fa il proprio dovere. Il problema è che l'idea ormai si è sviluppata oltre i propri confini, ma questo nuovo capitolo cerca di aggiustare il tiro, evitando la supponenza eccessiva e dedicandosi di più all'intrattenimento puro.
Io tutto sommato ve lo consiglio.

* a me mi è stato detto da licia_t alle 11:22 *
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